C’è una domanda che, dopo aver ascoltato questa vicenda, continua a ronzare nella testa: davvero il servizio pubblico è arrivato al punto in cui un regolamento vale più di una persona? Perché è difficile trovare un’altra chiave di lettura davanti a quanto accaduto a una donna isernina e alla sua inseparabile Akira, una meticcia di quattro anni, rimaste letteralmente a piedi alla stazione di Napoli dopo la soppressione del treno che avrebbe dovuto riportarle a casa.
Il viaggio era stato organizzato con scrupolo. Biglietto di andata e ritorno acquistato con giorni di anticipo. Il problema nasce quando il treno viene cancellato. Anzi, vengono cancellati tutti i collegamenti ferroviari previsti per quella tratta, quel giorno e quello successivo.
A quel punto il passeggero dovrebbe poter confidare nel servizio sostitutivo predisposto proprio per rimediare al disservizio. Davanti all’autobus sostitutivo, la corsa della donna finisce ancora prima di iniziare. Il motivo? Akira. L’autista vede il cane e pronuncia il più classico dei “non si può”. Fine della discussione.
La proprietaria prova a spiegare che non sta scegliendo l’autobus invece del treno. Il treno non esiste più. È stato cancellato. Quel bus rappresenta l’unica possibilità per tornare in Molise. Le porte si chiudono. Il mezzo parte. La signora resta sul marciapiede insieme al suo cane.
Il regolamento non vieta in maniera assoluta il trasporto degli animali sui bus sostitutivi, ma lascia al conducente un margine di valutazione. Le regole servono e nessuno lo mette in dubbio. Ma quando prevedono una discrezionalità significa che il “legislatore” si aspetta anche qualcosa che non si trova scritto nei manuali: il buon senso.
Quello stesso buon senso che avrebbe potuto suggerire che davanti non c’era una persona che pretendeva un trattamento privilegiato, ma una viaggiatrice rimasta vittima della soppressione del servizio ferroviario. Mentre le ore passavano e la sete aumentava, la stazione di Napoli era diventato il luogo dove una donna era diventata invisibile.
Più che un viaggio per la donna è stata una dimostrazione pratica di come la burocrazia, quando perde il contatto con la realtà, riesca a produrre situazioni surreali. Le norme continueranno a esistere Ma nessun regolamento dovrebbe mai impedire a chi lo applica di ricordare una semplice verità: dietro ogni biglietto c’è una persona. Perché il rispetto delle regole è un dovere. L’umanità, invece, dovrebbe essere una scelta naturale. Dovrebbe.



















