L’emergenza cinghiali in Molise non è più una notizia. È diventata una cronica dimostrazione dell’incapacità della politica regionale di affrontare un problema che, anno dopo anno, continua ad aggravarsi.
E mentre gli agricoltori fanno i conti con raccolti devastati, aziende costrette ad abbassare la saracinesca e danni economici sempre più pesanti, i cittadini convivono con branchi di ungulati che attraversano strade provinciali, invadono i centri abitati e trasformano ogni spostamento in un potenziale rischio.
A rilanciare l’allarme è Coldiretti Molise, che chiede alla Regione un piano straordinario quinquennale per il contenimento della specie, sganciato dall’emergenza della Peste Suina Africana. Una richiesta che arriva dopo anni di promesse, tavoli tecnici e provvedimenti rivelatisi largamente insufficienti.
Secondo una stima dell’organizzazione agricola, in Molise i cinghiali avrebbero ormai superato quota 40 mila. Numeri che, se confermati, descrivono una popolazione fuori controllo e un territorio lasciato sostanzialmente senza una strategia efficace.
“Da anni assistiamo alla chiusura di aziende agricole e alla distruzione di produzioni che rappresentano un patrimonio economico e identitario della regione”, denuncia il presidente di Coldiretti Molise, Claudio Papa, ricordando come il problema abbia ormai superato i confini delle campagne. Gli incidenti stradali provocati dagli ungulati sono sempre più frequenti e, in alcuni casi, hanno avuto conseguenze drammatiche.
La stessa Coldiretti riconosce che negli ultimi anni qualcosa si è mosso, con l’introduzione della caccia di selezione e del selecontrollo. Ma, a giudicare dai risultati, appare evidente che gli strumenti finora messi in campo non siano riusciti a invertire la tendenza.
Se dopo anni si continua a parlare di emergenza, significa che il sistema non sta funzionando.
Da qui la richiesta di applicare con decisione quanto previsto dall’articolo 19-ter della legge 157 del 1992, norma che consente piani di controllo della fauna selvatica anche nelle aree vietate alla caccia, distinguendo nettamente queste attività dall’esercizio venatorio.
Il provvedimento consentirebbe interventi continuativi, senza i limiti temporali della caccia tradizionale, coinvolgendo anche proprietari e conduttori dei fondi agricoli in possesso di licenza venatoria.
Il punto, tuttavia, è un altro. Il Molise continua a inseguire l’emergenza invece di prevenirla. Ogni estate il tema torna d’attualità, ogni autunno si contano nuovi danni, ogni inverno si promettono interventi risolutivi.
Poi tutto si arena fino alla stagione successiva, quando il problema si ripresenta ancora più grande.
Nel frattempo, a pagare il prezzo dell’inerzia sono agricoltori, automobilisti e cittadini. Perché quella dei cinghiali non è più soltanto una questione agricola o ambientale: è ormai un problema di sicurezza pubblica e di gestione del territorio.
La richiesta di Coldiretti rappresenta dunque un nuovo banco di prova per la Regione Molise. Continuare a intervenire con misure tampone rischia di trasformare un’emergenza cronica in una definitiva resa delle istituzioni davanti a un fenomeno che, da troppo tempo, appare fuori controllo.
















