Nella suggestiva cornice del bosco Corundoli di Montecilfone, presso Il Chosco nel bosco si è tenuto un evento di nicchia dal forte valore culturale e simbolico guidato dalla prof. Fernanda Pugliese. A conclusione di un momento conviviale e di una giornata interamente dedicata alla tutela e alla valorizzazione delle Minoranze Linguistiche del Molise e dell’Abruzzo (vedi articolo su
https://www.amolivenews.it/2026/07/29/montecilfone-28-luglio-lo-stato-dellarte-dei-progetti-per-le-minoranze-linguistiche-di-molise-e-abruzzo/), la presentazione del libro Poesie per un nuovo mondo (Pellegrini editore) del professor Giovanni Agresti si è trasformata in qualcosa di molto più profondo di un semplice incontro letterario: un’esperienza immersiva, una vera e propria cerimonia civile dove natura, persone e idiomi hanno dialogato in perfetta armonia.
L’evento ha visto la partecipazione attiva degli operatori di tutti gli Sportelli Linguistici, affiancati dagli amministratori dei Comuni interessati, dai dirigenti della Regione Molise e da esponenti del mondo accademico.
Il canto continuo e vibrante delle cicale nel bosco Corundoli non ha disturbato lo svolgimento del pomeriggio; al contrario, è diventato una colonna sonora naturale che accompagnava le parole dell’autore e le voci dei presenti, come se il bosco stesso stesse partecipando alla lettura.
Attorno al prof. Agresti — Ordinario di Scienze del linguaggio all’Université Bordeaux Montaigne e
Associato di Linguistica francese all’Università di Napoli “Federico II” — si sono riuniti gli operatori delle comunità arbëreshe e croate molisane e abruzzesi. La loro presenza ha dato una spinta autentica al senso del libro: Agresti crede fermamente nella lingua come strumento di relazione, e veder accogliere i suoi versi da chi quelle lingue le custodisce quotidianamente ha regalato all’incontro un’atmosfera viva e comunitaria.
Il momento più toccante si è avuto quando le poesie sono state tradotte e lette all’impronta nelle lingue minoritarie locali, l’arbëresh e il croato na našu. Nel passare da un idioma all’altro, ogni verso ha acquisito sfumature nuove, trasformando la lettura in un’esperienza corale e dimostrando nei fatti ciò che l’autore sostiene da sempre: la lingua è un luogo di incontro capace di far convivere le diversità senza annullarle.
La poesia di Giovanni Agresti porta con sé una rara consapevolezza del valore della parola. La sua scrittura non è mai pura decorazione, ma un atto di responsabilità: un modo per ricordare che la parola può ancora restituire senso a ciò che rischia di andare perduto.
Il titolo Poesie per un nuovo mondo non allude a un’utopia irraggiungibile. Il “nuovo mondo” di Agresti si costruisce attraverso gesti minimi e quotidiani: l’ascolto, l’osservazione, l’accoglienza. Nonostante le fratture del presente, la sua scrittura non è disillusa, ma riflette una profonda fiducia nell’umano e nella possibilità di ricomporre ciò che sembra spezzato attraverso la cura delle relazioni.
In definitiva, il pomeriggio nel bosco di Montecilfone ha lasciato un messaggio chiaro: il libro di Agresti è un invito a rallentare, a scegliere con cura le parole che usiamo e a ricordare che un mondo diverso non è un sogno ingenuo, ma un impegno quotidiano fatto di presenza, attenzione e ascolto reciproco.















