Una nuova emergenza ambientale scuote il cuore del neonato Parco Nazionale del Matese. A lanciare l’allarme è l’associazione Matese Anglers, che denuncia la drammatica situazione di Rio Torto, uno dei settori del Lago Matese, dove il drastico abbassamento del livello dell’acqua starebbe provocando una grave moria della fauna ittica.
Secondo quanto segnalato dall’associazione, il fenomeno sarebbe legato ai prelievi idrici effettuati nel periodo estivo, in concomitanza con le elevate temperature che stanno interessando il territorio. Una combinazione di fattori che, anno dopo anno, si ripresenterebbe con conseguenze sempre più pesanti sull’ecosistema lacustre.
«In questi giorni si sta consumando un vero disastro ambientale nel cuore del neo Parco Nazionale del Matese», affermano i rappresentanti di Matese Anglers, ricordando di aver più volte portato all’attenzione dei presidenti degli enti interessati e delle autorità competenti le criticità generate dai prelievi d’acqua in alcune aree del Lago Matese durante specifici periodi dell’anno.
L’attenzione è puntata in particolare sulla zona di Rio Torto, dove il repentino abbassamento del livello idrico avrebbe lasciato numerosi esemplari di pesce intrappolati in piccole pozze residue. La drastica riduzione del volume d’acqua comporta un rapido impoverimento dell’ossigeno disciolto, creando condizioni di asfissia che mettono seriamente a rischio la sopravvivenza di carpe e di altre specie ittiche presenti nell’area.
L’associazione sottolinea che, pur riconoscendo l’esistenza di eventuali autorizzazioni ai prelievi, chi gestisce tali operazioni dovrebbe garantire la salvaguardia della fauna presente, adottando tutte le misure necessarie per evitare conseguenze irreversibili. «Chi di competenza al prelievo, anche se autorizzato, ha il dovere di mettere in sicurezza le specie ittiche presenti e non di condannarle alla morte, come sta accadendo», denunciano.
Per questo motivo Matese Anglers ha già provveduto a informare formalmente le autorità competenti, chiedendo un intervento urgente per salvare gli animali ancora vivi, trasferendoli dalle ultime pozze d’acqua verso aree del lago più profonde e idonee alla loro sopravvivenza.
L’associazione invita inoltre a un’immediata mobilitazione degli enti preposti alla tutela ambientale, a partire dalla governance del Parco Nazionale del Matese, affinché vengano adottati provvedimenti capaci di limitare o sospendere i prelievi nei periodi più critici dell’anno e siano definiti protocolli rigorosi che garantiscano sempre il mantenimento del deflusso minimo vitale. Parallelamente viene sollecitato un monitoraggio congiunto della situazione, coinvolgendo Carabinieri Forestali e ARPA, attraverso rilievi sul livello delle acque e la documentazione fotografica dei danni già in atto.
Nella denuncia emerge anche quello che gli ambientalisti definiscono un evidente paradosso. «Oggi la pesca è vietata in ogni forma per garantire la salvaguardia della fauna ittica, mentre assistiamo impotenti all’ennesimo disastro ambientale che rischia di cancellare, nel giro di pochi giorni, gran parte della vita presente nel lago». Un’affermazione che si conclude con una domanda destinata ad alimentare il dibattito sulla gestione dell’area protetta: «A questo punto ci chiediamo di che tipo di Parco Nazionale stiamo parlando?».
L’episodio riaccende così i riflettori sulla necessità di conciliare la gestione della risorsa idrica con la tutela della biodiversità. Una sfida che il Parco Nazionale del Matese è chiamato ad affrontare fin dalla sua nascita, affinché la protezione degli habitat non resti soltanto un principio sulla carta, ma si traduca in interventi tempestivi e concreti a difesa di uno dei patrimoni naturalistici più preziosi dell’Appennino.













