Nel pomeriggio di ieri, 20 agosto 2026, nella Sala Consiliare del comune di Pietrabbondante, è stato presentato in prima nazionale il docu-film “Utopia, viaggi senza ritorno”.
Il bellissimo ed emozionante documentario nasce come intensa opera di recupero della memoria storica focalizzata sul tragico naufragio del piroscafo Utopia, affondato nel 1891 nelle acque del porto di Gibilterra, provocando la morte di centinaia di emigranti italiani diretti in America in cerca di lavoro e di sogni.
Tra le persone a bordo anche quattro Pietrabbondantesi, tre dei quali persero la vita: uno, Donato Nerone, appena quattordicenne, invece sopravvisse e riprese il mare per non fare mai più ritorno in terra natia.
Prodotto dal Com.It.Es. di Madrid con la regia di Pietro Mariani e il patrocinio delle istituzioni diplomatiche italiane e dei comuni interessati, il progetto è stato già presentato in Spagna attraverso una serie di proiezioni ed eventi culturali volti a far conoscere una dolorosa pagina purtroppo dimenticata della storia dell’emigrazione italiana.
Ospiti dunque della interessante serata a Pietrabbondante il dottor Andrea Lazzari, Presidente del Com.It.Es. di Madrid, capitale spagnola che registra oggi la presenza di 40.000 italiani, e la professoressa Pina Mafodda, autrice per i tipi della Volturnia Edizioni del volume “Utopia: Il naufragio tra cronaca e storia (17 marzo 1891), che ha narrato ad un pubblico attento e interessato i momenti salienti del naufragio di “Utopia” anche dal punto di vista dei naufraghi e dei soccorritori.
Ospite il sindaco Claudino Casciano e la sua Amministrazione comunale.
Commovente anche la lettura di alcuni documenti storici e di altri stralci dell’opera in cui l’autrice ricostruisce verosimilmente il viaggio su “Utopia” di un personaggio reale, Vincenza Scalzitti di Carovilli, perita nel naufragio insieme al marito Stefano. I due giovani erano partiti per “la Merica” in cerca di nuove opportunità di vita, come fecero tanti milioni di italiani a partire dal 1870.
Un grazie di cuore a loro e a tutti coloro che sono intervenuti.
“Un fatto muore quando nessuno più lo racconta”. In questo modo abbiamo inteso mantenere viva la memoria storica di questo avvenimento e restituire dignità a quella parte di umanità che, altrimenti, la Storia avrebbe dimenticato.



















