Un patrimonio di storia che torna a camminare, letteralmente, sulle antiche vie dei pastori. Il 29 e 30 agosto San Giorgio la Molara ospiterà la VII Festa della Transumanza sul Regio Tratturo Pescasseroli-Candela, due giornate dedicate a una delle pratiche che più hanno segnato la storia, il paesaggio e l’identità delle aree interne del Mezzogiorno.

A organizzare l’iniziativa è l’Oratorio Anspi Concetta Blatta, che proporrà un programma capace di intrecciare cultura, memoria, rievocazione, gastronomia, musica e tradizioni popolari.
Al centro di tutto ci sarà naturalmente la transumanza, quel viaggio stagionale di uomini, greggi e mandrie lungo le antiche direttrici erbose che collegavano le montagne ai pascoli delle pianure.
Non un semplice ricordo del passato, ma una pratica che continua a rappresentare un prezioso patrimonio culturale.
La transumanza è infatti riconosciuta dall’UNESCO come elemento del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità: un sistema di conoscenze e tradizioni che comprende l’allevamento, il rapporto con l’ambiente, la produzione alimentare, l’artigianato e le feste delle comunità pastorali.
Il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela, lungo circa 211 chilometri, attraversa Abruzzo, Molise, Campania e Puglia, rappresentando una delle grandi arterie storiche della transumanza meridionale. Per secoli non è stato soltanto il percorso delle greggi, ma anche una straordinaria via di incontro, commercio e scambio tra popolazioni e territori.
La festa prenderà il via sabato 29 agosto, con una serata interamente dedicata al racconto della civiltà pastorale.
Alle 20.30, presso Casa Calise, spazio alla presentazione e alla proiezione del film “Civiltà Transumanti” della regista Anna Kauber, tratto dal saggio storico La ricchezza e la transumanza nel Sannio Greco-Matese.
Seguirà la presentazione, a cura del docente Luigi Arrigo, del libro “La ricchezza e la transumanza nel Sannio Greco-Matese”, pubblicato dalla Guida Editori e firmato dallo scrittore e giornalista Alberico Bojano.
La serata sarà anche un’occasione per ascoltare direttamente i racconti e le testimonianze di chi quel mondo lo ha vissuto e continua a custodirne la memoria, con un incontro con i protagonisti della transumanza.
Non mancheranno la mostra fotografica digitale, gli stand gastronomici e la musica degli Organetti Transumanti, per una prima serata che unirà immagini, parole, sapori e sonorità della tradizione.
Si comincerà alle 7.30 con la partenza delle greggi da Contrada Vascio, mentre alle 8 è previsto il ritorno dei partecipanti al Piano d’Arco per una ricca colazione del pastore, tra prodotti e sapori della tradizione.
Alle 8.30 prenderà il via “Transumanza 2026”, la rievocazione storica lungo il percorso, con soste e momenti dedicati alla scoperta del territorio e delle sue antiche pratiche.
Tra gli appuntamenti della mattinata figurano la celebrazione della Santa Messa, presieduta da monsignor Francesco Lampitelli, Vicario generale dell’Arcidiocesi di Benevento, la benedizione delle greggi e gli interventi dedicati alla tutela e alla valorizzazione della tradizione tratturale.
Alle 11.30 riflettori puntati sulla Rete Regionale degli Armenti di razza Laticauda a Bagnolese, mentre alle 15.30 tornerà uno dei momenti più suggestivi della festa: il tradizionale bagno delle pecore nel fiume.
Nel pomeriggio, alle 17, spazio alla dimostrazione dell’antica arte della tosatura, accompagnata da momenti di animazione e lavorazioni legate alla civiltà pastorale. Alle 19.30 si svolgerà la consegna dei premi del concorso dedicato alla memoria e alla tradizione della transumanza.
A chiudere la due giorni, alle 21, il concerto dei Pastellesi Sound Group e I Buttari di Macerata Campania, per un gran finale all’insegna della musica popolare e del ritmo delle tradizioni.
Accanto al programma culturale non mancherà l’enogastronomia, con due giornate dedicate ai sapori più autentici della cucina pastorale.
Il Menu del Pastore proporrà specialità come braciole di tacchino, agnello alla brace, insalata di pomodori, fratelle abruzzese, pane, acqua e vino, mentre lo Street Food del Pastore offrirà arrosticini di ovino Laticauda, panini con salsiccia, caciocavallo impiccato, pecora a “carrone”, soffritto d’agnello, patatine fritte, oltre a vino rosso, birra, acqua e bibite.
Due giorni, dunque, per riscoprire un patrimonio che ha modellato per secoli le comunità dell’Appennino e del Sannio, riportando al centro il lavoro dei pastori, il valore dell’allevamento, le produzioni locali e quella fitta rete di relazioni che, lungo i tratturi, ha unito popoli e territori.

















