Dalla tutela della biodiversità a una nuova prospettiva di sviluppo per le aree interne. Nel cuore del Parco Archeologico di Juvanum, a Montenerodomo, domenica 23 agosto è stata ufficialmente presentata la neonata Associazione dei Produttori della Patata Sessanta dei Monti Pizzi, realtà nata per custodire, proteggere e valorizzare una delle più preziose risorse agricole identitarie della Maiella.
Un appuntamento che segna il punto di arrivo di un lungo lavoro costruito negli anni sul territorio, accanto agli agricoltori custodi e alle comunità locali, ma soprattutto rappresenta l’inizio di una nuova fase.
La Patata Sessanta, infatti, non è soltanto una varietà da recuperare e conservare: è un patrimonio genetico autoctono, una testimonianza della storia agricola di queste montagne e, oggi, una possibile leva per creare nuove opportunità economiche legate alle produzioni tradizionali, all’enogastronomia e al turismo sostenibile.
Il percorso di tutela è stato accompagnato da un importante lavoro di conservazione e ricerca, frutto della collaborazione tra la Banca del Germoplasma della Maiella e le Università di Perugia e dell’Aquila. Un impegno che ha portato al riconoscimento ufficiale della Patata Sessanta, oggi iscritta nell’Anagrafe Nazionale della Biodiversità di interesse agricolo e alimentare.
La nascita dell’associazione assume quindi un significato che va ben oltre la semplice organizzazione dei produttori. L’obiettivo è garantire una conservazione corretta e funzionale della varietà direttamente nei luoghi in cui continua a essere coltivata, attraverso quel modello di tutela on farm che affida agli agricoltori un ruolo centrale nella salvaguardia del patrimonio biologico.
«La costituzione di questa associazione, che garantirà una funzionale e corretta conservazione “on farm”, è un segnale forte: dimostra come la salvaguardia della biodiversità possa diventare uno strumento di riscoperta identitaria e una reale occasione di crescita economica per il territorio», ha sottolineato il direttore del Parco Nazionale della Majella, Luciano Di Martino.
All’incontro hanno partecipato anche i rappresentanti istituzionali dei territori coinvolti nella coltivazione della Patata Sessanta. Dopo l’accoglienza del sindaco di Montenerodomo, hanno espresso il loro sostegno all’iniziativa i sindaci di Gamberale, Pizzoferrato e Civitaluparella, comuni che rientrano nell’area di diffusione della varietà. Un’adesione significativa, che conferma la volontà di costruire una rete capace di mettere insieme istituzioni, produttori, ricerca e comunità locali.
Il confronto ha inoltre permesso di allargare lo sguardo alle numerose attività portate avanti dal Centro di conservazione della Biodiversità vegetale per l’Abruzzo e dalla Maiella Seed Bank. Tra i relatori sono intervenuti Camillo Zulli, direttore ed enologo della BioCantina Orsogna, l’etnobotanico Aurelio Manzi e il responsabile dell’Ufficio Agronomico dell’Ente Parco, Marco Di Santo.
Al centro degli interventi, il lavoro di conservazione ex situ delle specie selvatiche, rare, minacciate di estinzione ed endemiche, ma anche delle varietà locali e delle popolazioni vegetali di interesse agricolo, comprese quelle legate alle origini delle specie oggi coltivate. Un patrimonio vasto e prezioso che racconta quanto la biodiversità possa rappresentare una risorsa concreta per il futuro.
Particolare attenzione è stata dedicata anche ad altri progetti di recupero e valorizzazione, come le antiche varietà di vite della Valle dell’Aventino e il grano duro Marzuolo, testimonianze di un patrimonio agricolo che rischierebbe di andare perduto senza il lavoro di ricerca, conservazione e il coinvolgimento diretto delle comunità rurali.
La nuova Associazione dei Produttori della Patata Sessanta dei Monti Pizzi nasce dunque con una missione precisa: trasformare la tutela di una varietà agricola in un progetto condiviso di territorio. Conservare, coltivare, promuovere e far conoscere questa patata significa anche preservare una parte della storia della Maiella e delle sue comunità.
Ora si apre la fase operativa. Dalle iniziative di valorizzazione alla costruzione di una filiera riconoscibile, fino alla promozione di esperienze capaci di unire agricoltura, gastronomia e turismo, la Patata Sessanta può diventare uno dei simboli di un modello di sviluppo fondato sulle radici, sull’identità e sulla qualità.
Alla neonata associazione gli auguri di buon lavoro, con la consapevolezza che la strada intrapresa rappresenta una concreta occasione per difendere il patrimonio biologico della Maiella e, allo stesso tempo, dare nuovo valore alle produzioni e ai territori dei Monti Pizzi.














