C’è un prodotto che più di altri racconta il rapporto tra Alife e la sua terra. È la Cipolla Alifana, una varietà antica, dal caratteristico colore rosso ramato e dal gusto dolce e delicato, diventata negli anni uno dei simboli dell’agricoltura dell’Alto Casertano e oggi tutelata come Presidio Slow Food.
Ed è proprio a questa eccellenza che è dedicata la prima edizione della Cipolla Fest Alife, in programma dal 3 al 6 settembre 2026 nel cuore storico della città.
Quattro giornate nelle quali la cipolla sarà naturalmente protagonista, ma inserita in un racconto molto più ampio: quello di un territorio che vuole mettere insieme sapori, musica, cultura, artigianato e memoria, trasformando il centro storico in un grande percorso di incontro e valorizzazione.
La manifestazione si svilupperà lungo il percorso che collega Porta Napoli a Porta Roma, coinvolgendo piazze e angoli del centro cittadino con stand gastronomici, prodotti della terra, laboratori, musica dal vivo, attività artigianali e iniziative dedicate alle tradizioni locali.
Il filo conduttore sarà, naturalmente, la Cipolla Alifana, ingrediente capace di entrare nella cucina tradizionale ma anche nelle interpretazioni contemporanee degli chef e degli operatori della gastronomia.
Tra i protagonisti del percorso gastronomico figurano Humami di Danilo Katacri, Il Primo di Enrico Feveglia, Altamangiuria, Catafratta, Il Foro dei Baroni, Butto Stick, Blackbeer, Vino e Biga e Gelateria Bar Pompei. Accanto alla proposta culinaria, la collaborazione con Slow Food consentirà di approfondire la conoscenza dei prodotti della terra, delle produzioni locali e delle storie degli agricoltori che continuano a custodirle.
La Cipolla di Alife è una coltura dalla storia antica che, nel corso del Novecento, ha rischiato seriamente di scomparire. Secondo la Fondazione Slow Food, negli anni Ottanta erano ancora numerosi i grandi coltivatori impegnati nella produzione, mentre successivamente la coltivazione si è progressivamente ridotta fino a essere mantenuta soprattutto da poche aziende familiari.
La varietà si distingue per il bulbo poco schiacciato, la buccia rosso-ramata e il sapore dolce, sapido e mai aggressivo. Tradizionalmente viene raccolta a mano e confezionata nelle caratteristiche ‘nserte, le trecce realizzate intrecciando le foglie essiccate delle cipolle.
Un patrimonio agricolo e culturale che oggi è tutelato proprio attraverso il Presidio Slow Food, nato nell’ambito del progetto di valorizzazione della biodiversità dell’Alto Casertano con l’obiettivo di riportare questa produzione al centro dell’economia e dell’identità locale.
La Cipolla Fest vuole quindi raccontare anche questo: non soltanto un alimento, ma una storia di comunità e di resilienza agricola.
Un esempio significativo è quello di Antonietta Melillo, che negli anni scorsi ha contribuito concretamente al recupero della coltivazione, ricercando i semi originari e recuperando conoscenze e tecniche tramandate dagli anziani del paese. La sua esperienza è stata raccontata anche dalla Rai e costituisce una delle storie più emblematiche della rinascita della Cipolla Alifana.
È proprio questa filosofia — far tornare la tradizione nel presente senza trasformarla in semplice folklore — che sembra caratterizzare il festival.
Ogni sera saranno attivi diversi punti musicali: Porta Napoli – Largo Vitelli, Piazza Santa Caterina, Piazza Termini e il Palco Grande. Il programma prevede numerosi artisti e formazioni, tra cui Miky Borgo Sax, Kalash Honey, Unolugeeduo, Gren Dey, Vienteterra, Francesco Iadonisi – Duo Note, Pierfrancesca Di Giovanni e Nico De Lellis, Nicola Di Mezza e Maria Luigia Lucci, Caylion, Vintage School, Acoustic Duo e Demian, oltre a DJ set e artisti emergenti.
Una proposta pensata dunque per accompagnare il pubblico lungo tutto il percorso del festival, alternando momenti dedicati al gusto a musica e socialità.
Sono previsti laboratori di ceramica per bambini, ragazzi e adulti, iniziative dedicate alla tradizione della ‘nzerta, incontri con Slow Food e appuntamenti legati alla cultura popolare.
La domenica sarà invece dedicata ai giochi di una volta, con salto con i sacchi, tiro alla fune e la curiosa gara della cipolla cruda, appuntamento che promette di regalare una buona dose di divertimento e goliardia.
Uno degli aspetti più interessanti della manifestazione è il rapporto con il patrimonio storico e archeologico della città.
Durante i quattro giorni del festival sarà infatti possibile visitare gratuitamente, fino a mezzanotte, alcuni dei principali siti archeologici di Alife, tra cui Mausoleo Romano, Anfiteatro Romano e Criptoportico Romano. Sono inoltre previste visite guidate gratuite curate dall’Ufficio Turistico del Comune, con appuntamenti pomeridiani e possibilità di degustare prodotti del territorio al termine del percorso.
A completare l’offerta culturale ci saranno la Cripta Normanna e la Cattedrale di Santa Maria Assunta, mentre il Museo Archeologico Nazionale dell’antica Allifae osserverà un calendario specifico per le giornate della manifestazione. Domenica 6 settembre, inoltre, in occasione della prima domenica del mese, l’ingresso al museo sarà gratuito.
















