Il dramma di Pietralata riporta con forza al centro del dibattito pubblico la condizione dei caregiver familiari e il peso, spesso enorme e quotidiano, dell’assistenza alle persone con disabilità grave e non autosufficienti. A intervenire è il Coordinamento Caregiver Familiari Uniti (CFU), che chiede alla politica un’assunzione di responsabilità immediata e concreta.
Tra le voci che raccolgono e rilanciano questo appello c’è anche quella di Monica Di Filippo, presidente dell’Associazions Genitori Arcobaleno ODV di Venafro, realtà molisana impegnata sul fronte dei diritti e del sostegno alle famiglie. Il punto di partenza è una domanda che, dopo quanto accaduto nella Capitale, non può essere elusa: quanto è realmente efficace la rete di sostegno costruita intorno alle famiglie che vivono quotidianamente la disabilità?
«Questa dei caregiver familiari è un’emergenza sociale», è il messaggio che arriva dal CFU. Un’emergenza che, secondo le associazioni, non può più essere affrontata attraverso interventi frammentari, dichiarazioni di principio o soluzioni temporanee.
La vicenda di Pietralata, proprio per la sua drammaticità, impone infatti di interrogarsi non soltanto su ciò che è accaduto, ma anche sulla capacità del sistema pubblico di intercettare e sostenere realmente le situazioni di maggiore fragilità. In queste ore è stato ricordato che la famiglia coinvolta risultava essere seguita dai servizi sociali. Ma per i caregiver la domanda è un’altra: in che modo era seguita?
Essere formalmente presi in carico dai servizi, infatti, non significa necessariamente avere a disposizione tutto ciò che serve per affrontare una situazione assistenziale complessa. Una famiglia con una persona con grave disabilità può avere bisogno contemporaneamente di assistenza domiciliare, trasporto, ausili, assistenza scolastica, riabilitazione, sostegno economico e, soprattutto, di servizi di sollievo capaci di interrompere almeno temporaneamente il carico di cura che può protrarsi per molte ore al giorno, anche 24 ore su 24.
«Se la mamma ha lasciato il lavoro per assistere la figlia – sottolinea il CFU – potremmo dedurre di no». È una considerazione che porta direttamente al nodo della sostenibilità economica e sociale della cura familiare. Il caregiver, infatti, non può essere considerato semplicemente come una risorsa sostitutiva del sistema pubblico. Il lavoro di cura svolto all’interno delle famiglie rappresenta una responsabilità enorme, che può incidere sul lavoro, sul reddito, sulle relazioni personali e sulla stessa possibilità di condurre una vita dignitosa.
Da qui la richiesta di una legge nazionale sul caregiver familiare, che sia realmente organica e costruita sulle esigenze concrete delle persone. «Non c’è più tempo per discorsi ideologici o di maniera – è l’appello del CFU – e non c’è più tempo di attendere».
Particolarmente significativo, inoltre, è il richiamo alla situazione del Lazio, dove esiste già una legge regionale dedicata ai caregiver familiari. Roma Capitale, ricordano ancora le associazioni, ha inoltre approvato lo scorso 18 giugno una mozione che impegna l’amministrazione a valorizzare e sostenere il lavoro di cura svolto dai caregiver familiari, spesso gravati da carichi assistenziali continuativi nei confronti di persone con disabilità grave e non autosufficienti.
Per Monica Di Filippo e Genitori Arcobaleno ODV, così come per il CFU, il tema non può essere relegato a una discussione tecnica o burocratica. Dietro ogni pratica, ogni richiesta di assistenza e ogni servizio mancante ci sono persone e famiglie che affrontano quotidianamente situazioni estremamente complesse.
E non può bastare la logica secondo cui una famiglia dovrebbe scegliere quale servizio ottenere perché «tutto non si può avere». L’assistenza pubblica, viene sottolineato, non deve essere percepita come una concessione o un favore, ma come un servizio che lo Stato e le amministrazioni devono essere in grado di garantire in modo efficace e appropriato.
Il caso di Pietralata, dunque, diventa anche un monito. Non per alimentare facili giudizi, ma per chiedersi se le reti di sostegno siano davvero in grado di riconoscere la fatica estrema di chi assiste un familiare fragile e di intervenire prima che l’isolamento e il peso della cura diventino insostenibili.
La richiesta dei caregiver è netta: competenza, conoscenza reale del fenomeno, servizi adeguati e una legge nazionale costruita davvero a tutela delle famiglie.
Perché, come sottolineano le associazioni, non si può più rimandare. E soprattutto non si può accettare che una famiglia arrivi a considerare l’omicidio-suicidio come una soluzione estrema e irreversibile a una condizione di sofferenza e solitudine. La tragedia di Pietralata interroga quindi la politica, le istituzioni e l’intera società. La risposta, per il mondo dei caregiver, non può essere soltanto il cordoglio: deve tradursi in sostegno concreto, servizi e diritti realmente esigibili.














