La funivia 3S tra Roccaraso e l’Aremogna entra in una nuova fase. La Giunta regionale d’Abruzzo, nella seduta del 31 agosto, ha dato seguito alla risoluzione approvata dalla II Commissione consiliare lo scorso gennaio, avviando l’iter regionale per la realizzazione dell’impianto destinato a collegare il centro abitato con il bacino turistico montano.
Il provvedimento, su proposta dell’assessore ai Trasporti Umberto D’Annuntiis, sarà ora trasmesso alla competente Commissione consiliare per il parere previsto. L’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio dell’impianto arriverà invece con un successivo atto. La delibera, precisa la Regione, non comporta oneri per il bilancio regionale.
È dunque un passaggio amministrativo significativo, ma non ancora l’avvio dei lavori. La distinzione è importante per comprendere lo stato reale del progetto: al momento non risultano infatti né un’autorizzazione definitiva alla costruzione né un quadro finanziario dell’opera già formalizzato attraverso la delibera approvata dalla Giunta.
A rivendicare il risultato politico è il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Massimo Verrecchia, promotore della risoluzione approvata dalla II Commissione il 22 gennaio. «È un passaggio importante e concreto per un’opera strategica per la mobilità, la sicurezza e lo sviluppo dell’Alto Sangro», ha dichiarato, ringraziando l’assessore D’Annuntiis per l’avvio dell’iter amministrativo.
Alla base della proposta c’è soprattutto una questione di mobilità. La risoluzione approvata dal Consiglio regionale indicava in un +33% l’incremento delle presenze turistiche a Roccaraso, attribuendolo ai dati Istat. Lo stesso dato è riportato nell’atto regionale.
Il fenomeno, tuttavia, va letto anche alla luce di quanto accaduto negli ultimi anni. Roccaraso è diventata uno dei principali poli turistici montani dell’Appennino e, soprattutto durante alcuni fine settimana invernali, ha dovuto affrontare afflussi eccezionali. Nel gennaio 2025, per esempio, RaiNews riferì di oltre 10 mila turisti presenti in un fine settimana e di più di 220 autobus provenienti dalla Campania, con rallentamenti sulla Statale 17 e nel centro cittadino.
Pochi giorni dopo, il fenomeno raggiunse dimensioni ancora maggiori: secondo l’ANSA, per un’altra domenica erano stati annunciati circa 60 autobus, dopo il precedente arrivo di circa 260 pullman.
La situazione aveva assunto anche una dimensione di ordine pubblico e di gestione della viabilità. Nel dicembre 2025 la Prefettura dell’Aquila ha confermato il cosiddetto “modello Roccaraso”, basato su monitoraggio degli arrivi, regolamentazione dei flussi e potenziamento dei controlli stradali, proprio in vista della stagione sciistica.
Il problema, quindi, esiste e non riguarda soltanto il numero complessivo delle presenze, ma soprattutto la concentrazione dei flussi in determinati periodi e fasce orarie, con ricadute sulla circolazione, sulla sicurezza e sull’organizzazione dei servizi.
L’idea è quella di realizzare un impianto a tre funi, classificabile come Trasporto Pubblico Locale, capace di collegare il centro di Roccaraso con l’area turistica in quota.
La tecnologia 3S presenta caratteristiche differenti rispetto a una normale cabinovia: utilizza due funi portanti e una fune traente, consentendo di combinare una buona capacità di trasporto con una maggiore stabilità delle cabine anche in presenza di vento.
Secondo la documentazione collegata alla risoluzione regionale, l’ipotesi progettuale contempla cabine da 35 posti, una velocità fino a 8 metri al secondo e una capacità di circa 1.800 persone all’ora. L’impianto viene inoltre indicato come particolarmente resistente alle condizioni meteorologiche e destinato anche a svolgere una funzione di mobilità alternativa alla strada.
L’obiettivo dichiarato è quindi duplice: portare una parte degli utenti direttamente dal paese verso il bacino sciistico e ridurre il ricorso all’automobile e agli autobus per raggiungere le aree in quota.
Ma proprio su questo punto sarà necessario verificare, nelle successive fasi progettuali, quanto traffico potrebbe essere effettivamente trasferito dalla strada alla funivia. Il successo dell’intervento dipenderà infatti non soltanto dalla capacità dell’impianto, ma dalla sua integrazione con parcheggi, viabilità, trasporto pubblico locale, accessibilità del centro abitato e organizzazione complessiva del comprensorio.
La 3S non rappresenta un’idea completamente nuova per Roccaraso. Già nell’aprile 2021 il Consiglio comunale aveva approvato all’unanimità un progetto per un collegamento funiviario tra il centro abitato e l’area del Pizzalto.
Quell’intervento prevedeva una cabinovia a 35 posti e un investimento indicato allora in 48 milioni di euro. L’amministrazione comunale lo presentava come una infrastruttura capace di contribuire alla destagionalizzazione e alla trasformazione della mobilità turistica del paese.
Il progetto regionale oggi sul tavolo riprende dunque un tema già affrontato negli anni passati, inserendolo però in una prospettiva più esplicita di Trasporto Pubblico Locale e gestione della mobilità.
È un elemento che merita attenzione, perché significa che la questione non può essere valutata soltanto come un nuovo impianto di risalita per sciatori. La vera sfida sarà capire se la funivia potrà diventare una componente stabile del sistema di trasporto di Roccaraso, utilizzabile anche al di fuori dei picchi della stagione sciistica.
I sostenitori dell’intervento individuano nella 3S una risposta alla congestione stradale, con possibili benefici sul piano della sicurezza, dell’ambiente e della qualità dell’accoglienza turistica.
La posizione è stata sostenuta anche dal mondo economico locale. Nel gennaio scorso il presidente di Confcommercio Abruzzo e Federalberghi Abruzzo, Giammarco Giovannelli, aveva rilanciato la necessità di un nuovo impianto a fune proprio per affrontare i problemi di mobilità legati al turismo stagionale.
Ma un’opera di questa portata pone inevitabilmente anche interrogativi che dovranno essere affrontati nelle prossime fasi: quanto costerà realmente, quali saranno le fonti di finanziamento, quale sarà il tracciato definitivo, quali tempi saranno necessari, quali saranno gli impatti territoriali e ambientali e quale sarà il modello di gestione dell’impianto. Roccaraso ha conosciuto una fortissima esposizione mediatica negli ultimi anni: nel 2025 il fenomeno del turismo giornaliero ha raggiunto dimensioni tali da richiedere specifiche misure di contingentamento e controllo. Ma gli stessi dati mostrano anche quanto siano variabili i flussi: dopo i picchi di gennaio e febbraio 2025, il numero degli autobus si ridusse progressivamente fino quasi ad azzerarsi a marzo.
Questo significa che la programmazione della nuova infrastruttura dovrà confrontarsi non soltanto con i giorni di massima affluenza, ma con l’intero ciclo annuale del turismo dell’Alto Sangro. Dopo il passaggio in Commissione arriveranno le successive fasi amministrative e autorizzative. Sarà soprattutto allora che il progetto dovrà tradurre gli obiettivi politici in numeri, studi, risorse e soluzioni tecniche.
La domanda alla quale la Regione e gli enti territoriali dovranno dare risposta sarà semplice solo in apparenza: la 3S sarà soltanto un nuovo grande impianto al servizio della Ski Area oppure potrà diventare una vera infrastruttura di mobilità capace di cambiare il rapporto tra Roccaraso, Aremogna e il traffico stradale?
La differenza non è secondaria. Nel primo caso si tratterebbe soprattutto di potenziare l’offerta turistica; nel secondo, di costruire un tassello di una nuova organizzazione della mobilità dell’Alto Sangro. Per ora la Regione ha fatto il primo passo. I prossimi step diranno se il progetto riuscirà a trasformarsi da proposta politica e amministrativa in un’opera concretamente finanziata, autorizzata e realizzata.















