Roccaraso si sta svegliando? Pare che l’eco della funivia di tipo “3 esse” che rimbalza tra la cima di Costa Calda e Monte Zurrone, tra la Fonte della Guardia e il Lago d’Avoli si stia trasformando nel suo significato del termine tedesco “Dreiseil”, (tre funi: due portanti e una traente); che rievoca proprio in questi giorni del 1943 l’idioma maledetto dei primi Fallschirmjäger che giunsero a Roccaraso per occuparla e distruggerne le sue fondamenta e soprattutto l’animo della sua gente: che non si è più ritrovato e continuando del passo che si prospetta mai più si ritroverà.
Oggi non basta l’esplosione delle seconde case?
In piazza, nei cenacoli serali dei bar rimasti vuoti per la partenza dei turisti ferragostani, lungo la ciclabile tra i pochi che la percorrono, su qualche panchina ancora assolata è emersa seriamente la preoccupazione stimolata a trombe spiegate sul Web per l’inizio dell’attività amministrativa regionale, volta alla risoluzione di quel traffico ormai residuo che ci investe nei giorni dell’Immacolata se c’è neve, tra Capodanno e la Befana altrettanto, nei fine settimana invernali pure e durante il pugno di giorni di Carnevale.
Si costruirà una funivia 3 esse? Si distruggerà l’area dei campi sportivi. Si sconvolgerà il traffico in entrata ed in uscita a Roccaraso. Si costruirà un parcheggio sotterraneo che sarà permeato costantemente da quell’acqua ferruginosa sottostante della quale si sono perse le tracce. Si distruggerà perfino il piccolo campo di calcio per gli ipovedenti inaugurato appena un mese fa in pompa magna. Ma se si sapeva della Dreiseil perché si è fatto costruire lì? Da sciagurati!
La preoccupazione più seria, che ancora non emerge pienamente, perché ne è ancora sconosciuto il piano economico e finanziario, è quella dei costi di manutenzione, che saranno esorbitanti data la tecnologia dell’impianto, ma soprattutto per il suo “mutevole dislivello” nell’arrampicata verso il Monte Zurrone e nella discesa sul Piano dell’Aremogna.
Saranno costi proibitivi per il bilancio comunale, se è vero che le società degli impianti di risalita resterebbero fuori dalla partecipazione ai costi di gestione. Se si legge qualche rivista specializzata o con la ricerca attraverso l’I.A. si apprende che questi tipi di impianti hanno una manutenzione ordinaria molto alta e quella straordinaria ha tempi e modi ravvicinati rispetto a quelli di una telecabina monofune; e nel nostro caso c’è l’aggravante di un profilo altimetrico altalenante e quindi ancora più penalizzante in termini di sicurezza e costi.
Un autorevole cittadino roccolano afferma che Roccaraso è giunta all’ultimo atto, da dover perseguire assolutamente: per lui questa comunità deve insorgere affinché siano rivelate le carte di un gioco troppo grande per noi.
Non sono quei 50 milioni del PNRR che devono allettarci, ma la preoccupazione derivante dalle conseguenze di una gestione onerosa che strangolerà il bilancio comunale che non ha risorse sufficienti per farvi fronte, se è vero che buona parte del corpo operaio che assicura le manutenzioni odierne del territorio è stato delegato alla Società partecipata Roccaraso Turismo.
Molti ne parlano ed inaspettatamente sono già d’accordo tra di loro. Sì, è giunta l’ora che finalmente i roccolani siano chiamati a raccolta per illustrare loro il progetto e con esso il piano economico finanziario della sua futura gestione. Viene da chiedersi: perché le società che gestiscono gli impianti di risalita non parteciperebbero al sostenimento dei costi di manutenzione? La cosa è piuttosto strana. Si faccia chiarezza.
Per chi non conoscesse il teatro territoriale dell’attività sciistica che si svolge tra i tre paesi degli Altopiani è bene evidenziargli che tra questi e l’Aremogna, il Bacino sciistico di Roccaraso, l’attuale collegamento è costituito già da due strade. L’ulteriore accesso in quota avviene mediante gli impianti di Montepratello, dei quali uno è in questi giorni in via di modernizzazione.
E se si mette tutto ciò in relazione a quella che può essere definita una specie di “Spada di Damocle” per la neve che ormai da quattro stagioni invernali si è attestata a quota 1.500/1.600, lasciando praticamente libere le due strade, ben si comprende che quei circa 50 milioni di euro necessari per pronunciare il fatidico termine “Dreiseil” siano opera inutile, dannosa e perfino criminale per le stringate risorse finanziarie del Comune di Roccaraso. I proventi dei biglietti non basteranno insieme ad assicurare la copertura finanziaria.
C’è poi da richiamare all’attenzione l’iniziativa intrapresa pochi anni fa in merito alla costruzione, avvenuta, di una telecabina tra il piazzale di Pizzalto e quello delle Gravare, che con un altro identico impianto porta gli sciatori alla cima del Macchione. Questi due impianti, in base ad affermazioni effettivamente divulgate, avrebbero dovuto avere il terzo impianto quale base di partenza dal piazzale di Montepratello per arrivare a quello di Pizzalto.
Sarebbe stata questa la mobilità cosiddetta “dolce” per evitare, per quanto fosse stato possibile, di far salire i serpentoni annebbianti delle auto fin su all’Aremogna. Il conto non torna. A fronte di un impianto che sarebbe costato all’incirca una decina di milioni di euro per chiudere il discorso, si è scelto di costruirne uno che costa cinque/sei volte di più.
La viabilità all’interno di Roccaraso, già oggi in crisi in quei periodi citati, per via di garages trasformati in appartamenti, per una enormità di fabbricati che proprio non ne hanno e se vogliamo pure aggiungere per qualche provvidenziale e consistente nevicata che ci si augura possa cadere, meglio di niente, proprio in quei giorni di super traffico, costituirà quel disastro che ormai tutti intravedono e che nessuno si augura.
Insomma, prima di mettere mano nell’incoscienza totale ad iniziative del genere un’amministrazione comunale accorta dovrebbe proporre l’iniziativa alla propria comunità e renderla effettivamente partecipe del percorso che si vuole compiere, degli effettivi risultati che si vogliono conseguire e delle risorse che dovranno essere destinate a far sì che l’economia invernale recuperi la sua tranquillità nei vari collegamenti che la alimentano in termini di viabilità, “dolce”.
Ma le premesse sono di tutt’altro sapore; a definirle “amare” è poco, bisogna aggiungere “salate” per tutto ciò che potrebbe caderci sulla testa e annientarci in maniera definitiva.
Ugo Del Castello



















