Nel dibattito sul referendum sull’annessione della provincia di Isernia all’Abruzzo, il Partito Comunista dei Lavoratori di Isernia richiama l’attenzione sulle possibili conseguenze sul piano della rappresentanza territoriale. «Non si tratta di poltrone – sostiene Tiziano Di Clemente – ma di spazi di democrazia rappresentativa che potrebbero essere negati o compressi per un intero territorio».
Il tema dell’eventuale annessione della provincia di Isernia alla Regione Abruzzo continua ad alimentare il confronto politico e istituzionale. Nel dibattito il P.C.L. concentra la propria analisi soprattutto sulle conseguenze che il nuovo assetto regionale potrebbe produrre per la rappresentanza democratica del territorio. L’eventuale passaggio all’Abruzzo non comporterebbe soltanto una ridefinizione dei confini amministrativi, ma potrebbe determinare una significativa riduzione del peso politico della provincia di Isernia all’interno del futuro Consiglio regionale.
«Abbiamo già esposto nei precedenti documenti – afferma Di Clemente – le ragioni storiche, sociali e democratiche su cui fu conquistata l’autonomia regionale molisana e gli effetti negativi dell’annessione all’Abruzzo per le classi popolari della provincia di Isernia, dalla sanità alla fruizione dei servizi, anche sul resto della popolazione molisana».
Questa volta, tuttavia, l’attenzione viene posta sulla rappresentanza territoriale, anche in considerazione della distanza dei principali centri istituzionali abruzzesi. Il Consiglio regionale dell’Abruzzo ha infatti la propria attività istituzionale principalmente tra L’Aquila e Pescara, una situazione che, secondo il PCL, potrebbe accentuare la distanza politica e istituzionale della provincia di Isernia dal centro decisionale regionale.
Il ragionamento del Partito Comunista dei Lavoratori parte dall’attuale composizione del Consiglio regionale del Molise. La legge elettorale regionale prevede un collegio unico e non una specifica garanzia territoriale per le singole province. Tuttavia, osserva il PCL, la presenza di sole due province consente di fatto una certa rappresentanza delle diverse realtà territoriali.
«La Regione Abruzzo prevede invero le quattro circoscrizioni provinciali proprio per garantire la territorialità», evidenziando come l’eventuale ingresso della provincia di Isernia renderebbe necessario un adeguamento della normativa elettorale.
Secondo i dati riportati nel comunicato, la provincia di Isernia conta circa 78 mila abitanti, a fronte di una popolazione abruzzese complessiva superiore a 1,2 milioni di abitanti. Mantenendo l’attuale limite di 30 consiglieri più il presidente, il territorio pentro potrebbe quindi ottenere, secondo la valutazione del PCL, al massimo un consigliere regionale.
Il confronto numerico proposto dal partito è significativo: oggi la provincia di Isernia esprime 4 consiglieri su 31 nel quadro regionale indicato dal comunicato, mentre nell’eventuale nuova configurazione potrebbe arrivare a esprimere soltanto un consigliere su 31, passando dunque da una rappresentanza pari a circa il 13% a una prossima al 3%.
Il documento pone inoltre l’accento su un’altra questione: la possibile modifica della legge elettorale regionale abruzzese. Il PCL segnala infatti l’esistenza di una proposta per il passaggio al collegio unico regionale. Un’eventuale modifica in questa direzione, secondo il partito, potrebbe rendere ancora più difficile l’elezione di un rappresentante della provincia di Isernia.
Con un sistema nel quale l’intero Abruzzo costituisse un unico collegio, infatti, il peso elettorale dei circa 78 mila abitanti della provincia di Isernia sarebbe molto ridotto rispetto all’elettorato complessivo regionale. Da qui l’allarme lanciato «La provincia di Isernia potrebbe non eleggere alcun consigliere, dato il suo numero di elettori esiguo rispetto a quello dell’intero Abruzzo, rimanendo perciò esclusa dalla rappresentanza nel Consiglio regionale».
Si tratta, nelle intenzioni del partito, di un elemento che dovrebbe essere attentamente valutato prima di assumere una posizione sull’ipotesi di annessione. «Il dibattito deve basarsi su dati e conseguenze concrete» Il Partito Comunista dei Lavoratori conclude invitando a spostare il confronto oltre gli slogan e le contrapposizioni campanilistiche. Pensiamo che questo dibattito sull’autonomia molisana ancorché interessante e salutare, debba però svolgersi su basi e dati seriamente analizzati, su ciascuna delle sue conseguenze sociali, economiche e democratiche per le masse popolari locali».
La questione dell’annessione viene quindi ricondotta dal partito a una valutazione complessiva degli effetti che un eventuale cambiamento istituzionale potrebbe produrre sulla popolazione, dai servizi pubblici alla sanità, fino alla rappresentanza politica.
Una posizione che si inserisce in un dibattito destinato a rimanere centrale nel confronto politico molisano e, in particolare, nel territorio della provincia di Isernia, dove il tema dell’assetto regionale viene intrecciato alle difficoltà economiche, sociali e istituzionali vissute negli ultimi anni.
Il PCL invita infine a non considerare il referendum soltanto come una risposta al malcontento nei confronti dell’attuale Regione Molise, ma a interrogarsi concretamente sulle conseguenze dell’eventuale scelta alternativa: «Non su slogan superficiali che, pur facendo leva su un reale malcontento verso la situazione regionale, spingono suggestivamente su soluzioni peggiorative e non su quelle di cui abbiamo bisogno».
















