Capitolo I – Il Borgo Rosso e gli Ultimi Pastori
C’era una volta, arroccata sulle vette di Marte, dove l’inverno dura nove mesi e negli altri tre l’atmosfera rimane comunque rarefatta, la colonia rurale di Olympia Alta.
In questo avamposto di montagna, la vita scorreva ancora scandita dai ritmi antichi della terra e degli animali. Erano rimasti in pochi: vecchi testardi, qualche boscaiolo dalle mani simili a ceppi di quercia e, soprattutto, gli Ultimi Pastori.
Gli Ultimi Pastori non avevano molto tempo per i social network, non sapevano bene cosa fosse lo smart working e la loro idea di “connessione globale” consisteva soprattutto nel guardare il cielo all’alba per capire se le tempeste di sabbia avrebbero flagellato i pascoli.
Combattevano ogni giorno contro tre grandi draghi: il prezzo del latte, che scendeva sempre; il costo del gasolio interplanetario, che saliva sempre; e la Burocrazia Centrale, un animale invisibile e immortale che pretendeva la tracciabilità telematica delle pecore anche nei luoghi in cui non c’era abbastanza campo energetico nemmeno per chiamare un’ambulanza.
Il Sindaco di Olympia Alta, il dottor Beniamino Passerotto, passava molte delle sue giornate a guardare il bilancio della colonia con crescente malinconia. Il paese si spopolava, la scuola rischiava di chiudere e i giovani scendevano verso le grandi pianure marziane promettendo di tornare. Quasi nessuno tornava.
Capitolo II – L’arrivo delle Fabbriche di Cervelli all’Ammasso
Un mattino d’autunno, il silenzio di Olympia Alta fu interrotto dal rombo di una piccola flotta di incrociatori spaziali. Ne discesero uomini e donne dall’aspetto curatissimo, sciarpe di cachemire, cartelle di pelle e occhiali che conferivano immediatamente un’aria scientifica.
Erano i rappresentanti della Venerabile Accademia dei Sapienti del Pianoro, accompagnati dagli illustri studiosi delle Fabbriche di Cervelli all’Ammasso.
Venivano dalle tre grandi città universitarie della pianura marziana: Cattedropoli, celebre per avere più dipartimenti che abitanti nel centro storico; Convegnopoli, austera città nella quale ogni problema trovava prima o poi il suo seminario; Progettopia, splendida capitale accademica dove nessun bando restava a lungo senza un acronimo.
Non avevano necessariamente munto una vacca in vita loro, ma potevano vantare curriculum sterminati e specializzazioni prestigiose in Scienze della Resilienza Pastorale Applicata, Agricoltura Olistica Transazionale, Governance dei Sistemi Rurali Complessi e, per i più giovani, nel nuovissimo corso magistrale in Sostenibilità Percepita dei Pascoli Marginali.
Il capo della spedizione, il chiarissimo professor Geronimo Cartastaccia, tese la mano al Sindaco Passerotto e annunciò con voce solenne:
«Caro Primo Cittadino, la sofferenza di Olympia Alta sta per finire! Abbiamo scelto il vostro borgo come luogo simbolico… anzi, come Sede Istitutiva del neonato Labirinto della Conoscenza Pastorale. E quando sarà pubblicato il prossimo grande Bando Interplanetario, noi saremo pronti. Finalmente salveremo le vostre montagne!»
Al sentire le parole “grande Bando Interplanetario”, il Sindaco Passerotto ebbe un leggero capogiro. Gli sembrò per un momento di vedere strade sistemate, scuole riaperte, stalle rinnovate e magari persino un medico che restasse in paese per tutta la settimana.
Gli Ultimi Pastori, appoggiati ai loro bastoni qualche metro più in là, guardarono per terra. Quelle cose le avevano già sentite molte volte. Ma dette da persone vestite così bene acquistavano sempre un certo prestigio.
Capitolo III – Il Grande Teatro della Conoscenza
Il giorno dell’incontro intergalattico, la sala comunale di Olympia Alta sembrava il Parlamento di Marte.
C’erano tutti: governatori in cerca di nuove frontiere, consiglieri, dignitari, tecnici, esperti, aspiranti esperti, esperti degli esperti e una nutrita schiera di comunicatori incaricati di spiegare agli altri quanto importante fosse comunicare.
Naturalmente erano stati invitati anche i pastori. La riunione, però, era stata fissata alle nove del mattino, più o meno nell’ora in cui le pecore pretendevano ostinatamente di uscire al pascolo.
L’unico allevatore presente era il vecchio Ugo, arrivato in Comune perché gli si era rotta la pompa del vuoto della mungitrice e voleva sapere se per caso esistesse qualche contributo. Lo fecero immediatamente sedere in prima fila. Fu fotografato da destra, da sinistra e, per prudenza, anche dal centro. Un dignitario gli strinse calorosamente la mano definendolo «autentico custode resiliente del territorio».
Ugo cercò di spiegargli che, più che resiliente, in quel momento avrebbe avuto bisogno di circa trecento euro per riparare la mungitrice. Ma il dignitario si era già voltato verso un’altra telecamera.
Sul palco, intanto, gli scienziati delle Fabbriche di Cervelli all’Ammasso diedero il meglio di sé.
Apparvero slide coloratissime, grafici a torta, diagrammi, frecce, nuvole di parole e persino la fotografia di una pecora al tramonto.
Si parlò di smart pastoralism, di monitoraggio satellitare delle capre, di innovazione partecipata, di co-creazione della conoscenza, di resilienza antropologica dei Monti Marziani e della necessità di «mettere in rete le reti già messe in rete».
Il professor Cartastaccia illustrò quindi la possibile prima fase di un futuro grande progetto: la realizzazione dell’Atlante Digitale del Sapere Pastorale, accompagnato da questionari, interviste, workshop partecipativi e da un innovativo indicatore destinato a misurare il grado di percezione della resilienza percepita dagli operatori resilienti.
La sala applaudì. Ugo domandò sottovoce al vicino se nell’Atlante fosse compresa anche la pompa della mungitrice. Il vicino non seppe rispondere.
Alla fine furono firmati documenti, scattate fotografie e consumato un eccellente buffet di prodotti tipici di Olympia Alta. Alle cinque del pomeriggio gli incrociatori spaziali ripartirono per le loro comode città della pianura.
Ugo tornò alla stalla. La mungitrice era ancora rotta.
Capitolo IV – Gli indicatori e la realtà
Nei mesi successivi, gli studiosi spiegarono che, per comprendere davvero Olympia Alta, bisognava prima di tutto studiare Olympia Alta. Per studiarla occorrevano progetti. Per realizzare i progetti occorrevano gruppi di lavoro.
Per coordinare i gruppi di lavoro occorrevano unità operative. Per mettere in comunicazione le unità operative occorrevano reti. E, per governare le reti, apparve presto indispensabile un Comitato Scientifico per il Coordinamento della Governance delle Reti della Conoscenza.
Il Sindaco Passerotto cominciava finalmente a comprendere perché i problemi delle aree interne fossero così complicati.
Il vecchio Ugo, invece, continuava a pensare che il problema della sua stalla fosse molto più semplice.
Negli anni, le città universitarie della pianura erano diventate sempre più ricche di corsi, master, dipartimenti, osservatori, centri studi e laboratori dedicati alle aree marginali. Anche le aree marginali, nel frattempo, erano diventate sempre più marginali. Era uno dei grandi misteri irrisolti della scienza marziana.
Ogni anno venivano prodotti studi sempre più accurati sullo spopolamento, proprio mentre la popolazione continuava a diminuire; ricerche sempre più sofisticate sulla scomparsa degli allevamenti, mentre gli allevamenti continuavano a scomparire; e convegni sempre meglio organizzati sulla necessità di far restare i giovani in montagna, ai quali partecipavano soprattutto giovani ricercatori che speravano di trovare presto un posto nelle città della pianura.
Un giorno Ugo formulò quella che sarebbe passata alla storia come la Prima Legge Pastorale di Olympia Alta: «Più aumentano quelli che ci studiano, meno rimaniamo noi da studiare». Nessuno pensò di pubblicarla.
Capitolo V – La Partita di Giro
Comunque, anche quella volta, gli abitanti decisero di aspettare. Passarono gli anni. Alla fine arrivò davvero un grande programma interplanetario e il Labirinto della Conoscenza Pastorale partecipò con successo. Le risorse furono utilizzate correttamente: studi, ricercatori, missioni, incontri, piattaforme digitali, seminari, questionari, pubblicazioni, rendicontazioni, attività di divulgazione e trasferimento della conoscenza.
Tutto perfettamente previsto. Tutto perfettamente rendicontato.
A Cattedropoli si studiò il fenomeno. A Convegnopoli si organizzò il confronto sul fenomeno. A Progettopia si coordinò la rete che studiava e confrontava il fenomeno. A Olympia Alta, il fenomeno continuava tranquillamente a vivere.
La strada rimaneva piena di buche, la scuola aveva perso altri bambini e nella stalla di Ugo, quando si rompeva qualcosa, continuava a essere Ugo a pagare.
Una giovane ricercatrice arrivò persino da Progettopia per intervistarlo. «Qual è, secondo lei, la principale criticità della zootecnia nelle aree interne?» gli domandò accendendo il registratore.
Ugo ci pensò. «Che fra poco qui non rimane più nessuno». La ragazza annotò diligentemente: “Percezione negativa del capitale umano territoriale da parte degli stakeholder senior”.
Ugo la guardò con ammirazione. Non avrebbe mai immaginato di essere uno stakeholder senior.
Capitolo VI – L’epilogo di Olympia Alta
Qualche anno dopo, il professor Cartastaccia e i membri della Venerabile Accademia dei Sapienti del Pianoro presentarono il Volume Finale del Progetto in un elegante albergo della pianura marziana.
Il libro, stampato su splendida carta patinata, si intitolava: Il successo del Labirinto: mappatura, valorizzazione e trasferimento del sapere nelle aree interne In copertina c’era una fotografia del vecchio Ugo con le sue pecore. Il progetto venne giudicato di grande interesse scientifico.
Quella stessa sera, a Olympia Alta, non c’era nessuna festa.
Ugo aveva venduto le ultime pecore qualche mese prima. Non aveva litigato con nessuno e nessuno gli aveva fatto un torto particolare.
Semplicemente, facendo i conti, aveva scoperto che il latte valeva troppo poco, il gasolio troppo, le giornate avevano sempre ventiquattr’ore e lui cominciava ad avere una certa età.
L’ultimo giovane allevatore del paese era partito per un’altra galassia, dove aveva trovato lavoro in un ristorante.
Il Sindaco Passerotto sedeva nel suo ufficio quasi buio e guardava dalla finestra le montagne rosse.
La conoscenza di Olympia Alta, però, era finalmente salva. Era stata raccolta, digitalizzata, catalogata, trasferita, disseminata, messa in rete e pubblicata. Nelle biblioteche riscaldate di Cattedropoli, Convegnopoli e Progettopia, studiosi e giovani ricercatori avrebbero potuto consultarla per molti anni.
Restava soltanto un piccolo inconveniente. A Olympia Alta non era rimasto quasi più nessuno a cui trasferirla. Ma questo, nel formulario finale inviato al Centro di Gravità Permanente, non era previsto fra gli indicatori.
Angelo Niro

















