Un Molise lontano dalle cartoline e dalle rappresentazioni nostalgiche è al centro di Il Molise che non esiste. Diario antropologico di un luogo che scompare ogni volta che proviamo a raccontarlo, il nuovo libro di Michele Luca Nero, autore, drammaturgo e compositore originario di Agnone e residente a Roma.
Partendo dalla propria esperienza e dalle radici agnonesi, Nero costruisce un viaggio tra identità, appartenenza e trasformazioni sociali, osservando ciò che accade nei piccoli paesi: le partenze dei giovani, le case vuote, il rapporto tra generazioni, il dialetto, le tradizioni, le relazioni comunitarie e il peso del giudizio sociale.
Il titolo gioca ironicamente sul celebre luogo comune del “Molise che non esiste”, trasformandolo però in una domanda più profonda: che cosa significa esistere per un territorio quando diminuiscono gli abitanti, si perdono servizi, parole, memorie e occasioni di futuro?
Il libro non vuole essere né una guida turistica né una celebrazione del passato. Attraverso uno stile che alterna osservazione antropologica, autobiografia e ironia, l’autore racconta un territorio in trasformazione, nel quale il passato continua a vivere ma non può essere semplicemente riprodotto.
Agnone diventa così il punto di osservazione di una riflessione che riguarda anche molti altri piccoli centri italiani: il rapporto tra chi parte e chi resta, tra il paese ricordato e quello reale, tra il bisogno di appartenenza e la necessità di cambiare.
Il progetto editoriale si completa con una canzone inedita composta dallo stesso autore e con un’anteprima gratuita di 48 pagine, che comprende il primo capitolo, Qui si sa tutto, dedicato alla particolare dimensione sociale dei piccoli centri, dove le relazioni personali diventano anche una forma di memoria collettiva.
Formatosi al DAMS con una tesi in etnomusicologia sul patrimonio culturale agnonese, Michele Luca Nero intreccia nel libro le diverse esperienze maturate nel campo della scrittura, della musica, del teatro e della ricerca sulla cultura popolare.
Con Il Molise che non esiste, torna dunque alle proprie radici per raccontare una regione non come identità immobile, ma come luogo vivo, contraddittorio e in continua trasformazione, fatto soprattutto dalle persone e dalle storie che continuano a portarlo con sé, anche quando sono costrette a partire.
















