Abbiamo intervistato, Giuseppe Melogli, geologo isernino che, nella veste di collaboratore scientifico (dal 1985 al 1995) ha svolto opera di volontariato con l’ente Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise.
Dal 1988 al 1999 la direzione del Pnalm gli affidò l’incarico di svolgere una ricerca geomorfologica e l’individuazione di alcuni sentieri geomorfici, per studiarne gli aspetti della protezione e della tutela. Dal 1992 al 1995 lo stesso Ente gli conferì anche la carica di fiduciario di settore per coordinare le attività nell’ambito del progetto Mainarde.
Melogli denuncia mediaticamente il Parco di aver abbandonato a se stesso questo progetto per il versante molisano. “Il piano di sviluppo socio-economico avrebbe dovuto interessare l’intero territorio del parco, con particolare attenzione all’area delle Mainarde. Tuttavia, a distanza di oltre trent’anni dall’ampliamento del Parco in quest’area i dati parlano chiaro: la popolazione residente si è ridotta di circa il 50% e lo sviluppo turistico promesso non si è concretizzato.”
Qualcosa, nel tempo, non ha funzionato. Il progetto originario, avviato già a partire dal 1989 attraverso ricerche sul campo e successivamente portato avanti anche con incarichi fiduciari tra il 1992 e il 1995, aveva basi solide e una visione chiara. In quegli anni furono realizzate azioni concrete: la tabellazione dei sentieri, l’apertura stagionale degli uffici informativi a Rocchetta al Volturno, Pizzone, Scapoli e Castel San Vincenzo, il ripristino dell’ufficio del settore Mainarde a Pizzone. Gli info point erano operativi per diversi mesi all’anno e davano lavoro a persone del posto, creando un primo indotto economico locale.
Il progetto prevedeva inoltre la realizzazione di aree faunistiche e floristiche tematiche nei diversi centri (ad esempio l’orso a Pizzone, il Camoscio d’Abruzzo nell’area di Castelnuovo al Volturno), centri visita per l’accoglienza dei turisti e una rete di servizi legati alla divulgazione e alla promozione del Parco. Tutto questo funzionava perché trasmetteva un messaggio chiaro: integrare realmente le Mainarde nel sistema del Parco, valorizzando una catena montuosa di straordinaria bellezza naturale.
Purtroppo, dal 1995 in poi, quel progetto si è progressivamente fermato. Di quanto era stato avviato non è rimasto quasi nulla. Negli anni si è consolidata una percezione di trattamento diseguale nei confronti del territorio molisano e di una sorta di abbandono dell’area delle Mainarde, nonostante le sue enormi potenzialità.
Gli incontri istituzionali, come quello avvenuto lo scorso 5 dicembre 2025 a Rocchetta al Volturno, hanno dimostrato una disponibilità verbale e un clima apparentemente positivo, ma sono rimasti privi di ricadute concrete. Si continua a parlare di prospettive a dieci anni, mentre il territorio continua a spopolarsi e a perdere opportunità.
Melogli rivolge un appello chiaro e diretto al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.











