Marzo è così.
Beffardo, nervoso, improvviso.
A volte dolce. Altre no.
Un mattino ti sorride e t’illumina con un cielo
azzurro e lucente che pare uno specchio sul mare.
Un pomeriggio t’arruffa i pensieri, con nuvole basse e banchi di nebbia che vengono su dall’Aventino.
Ti scombussola lo stomaco, manco ti fossi preso una sbornia.
Poi, torna la neve quando al bivio di Pacentro sono già fioriti i mandorli.
E di lì a poco la neve si fracida e inumidisce le strade, le case, i piedi della gente.
Marzo è così.
Come una donna dolce, suadente a volte, e poi no. D’un tratto irascibile, nervosa, un po’ svuotata. Che non fa, ma c’è.
Marzo.
Come uomo allegro, vivace, energico, irritabile. Che d’un tratto, incazzato, non riconosci. Che alterna tenerezza a momenti di rabbia, e se ne sta sbattuto in un posto fottuto.
Senza fare.
Il tempo di Marzo è il nostro tempo.
Mattini effervescenti e pomeriggi sonnolenti.
Serate di pensieri.
Notti in cui cerchi di costruire un sogno.
E quel sogno non viene.
Tempo in cui stai.
E non sai come, e cosa arriverà.
Un mese forte e dolce. Aspro e tenero.
Marzo t’accarezza il viso. A volte sono schiaffi.
Ti fa vibrare, come su una pista da ballo.
Un tango della vita.
Ballalo, ché poi tutto finisce in un casque’.
Un tacco troppo alto, troppo sottile, che si spezza, una mossa sbagliata.
Un interstizio tra i selci.
Getta uno sguardo all’indietro, togli per un attimo il cappello.
Libera i capelli.
Il vento di Marzo li fa agitare come onde: fili di luna o unghie di petali di fiore nero intenso.
Tra i vetri della finestra, al riverbero della fiamma del camino, osservo il buio.
Come una voce da lontano.
Un richiamo ovattato tra i muri delle case: “girati!
Ti giri. Ma che ti giri?
Non c’è nessuno.
Il richiamo della notte.
Marzo.
Bello infine. Capace d’improvvisare.
E reca con sé PRIMAVERA.
(Testo e foto di Luigi Sette)















