La comunità di Pescosolido (Fr) ha scelto. Con 488 voti contrari contro 398 favorevoli, i cittadini hanno respinto la proposta di entrare tra i comuni del versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il risultato della consultazione pubblica, svolta ieri nel seggio unico allestito nell’ex scuola elementare del paese, sancisce una netta presa di posizione da parte della popolazione, divisa ma con una maggioranza chiara contraria all’adesione.
Il referendum arriva al termine di settimane di polemiche e confronti accesi. Da un lato il comitato del “No”, che ha denunciato una gestione poco trasparente del progetto, sostenendo che l’ipotesi di ingresso nel Parco sarebbe stata “tenuta nascosta per poi essere imposta all’improvviso”. Dall’altro i sostenitori dell’adesione, convinti che l’ingresso nell’area protetta avrebbe potuto offrire nuove opportunità di sviluppo turistico e ambientale.
Hanno fornito il supporto e il significativo contributo a favore del “No” gli esponenti delle Associazioni Molisane “Matese Libero”, Romeo D’Andrea e del Comitato Allevatori e Agricoltori del Territorio con Guglielmo Lauro, Virgilio Morisi e Giuseppe Tatangelo dell’associazione Iura Civium Ad Bonum Naturae.
I promotori della contrarietà all’ingresso nel Parco hanno basato la propria campagna su una serie di timori legati soprattutto alla perdita di autonomia del Comune. Secondo il comitato, l’adesione comporterebbe infatti l’applicazione delle norme previste dalla legge quadro sulle aree protette, con il Piano del Parco destinato a sostituire i regolamenti comunali su molte materie, dall’urbanistica alle attività agricole e forestali.
Tra le principali preoccupazioni espresse anche quella relativa ai possibili vincoli sulle attività tradizionali del territorio: pascolo, raccolta di funghi e tartufi, taglio del bosco e accesso ad alcune zone montane. I contrari hanno inoltre contestato quella che definiscono la “favola dei finanziamenti”, sostenendo che eventuali fondi statali sarebbero destinati esclusivamente alle aree ricadenti all’interno del perimetro del Parco e non all’intero territorio comunale.
Non è mancato poi il riferimento ai dati demografici: secondo il comitato del No, negli ultimi vent’anni diversi comuni già inseriti nel Parco avrebbero continuato a perdere popolazione, segno che la presenza dell’area protetta non rappresenterebbe una soluzione al problema dello spopolamento.
Al centro della discussione anche la possibile annessione di una parte della Val San Pietro, considerata una delle aree naturalistiche più integre del territorio. Alcuni esperti e tecnici, tra cui l’ex naturalista Franco Zunino, hanno espresso forti perplessità sull’ampliamento del Parco, parlando di una scelta che rischierebbe di limitare diritti storici legati alla proprietà civica e alle attività pastorali.
Secondo questa posizione, la tutela dell’ambiente non passerebbe necessariamente attraverso l’ingresso in un’area protetta nazionale, ma potrebbe essere garantita anche da un impegno diretto della comunità locale nella salvaguardia del territorio.
Il risultato del referendum dimostra comunque un paese profondamente diviso. I 398 voti favorevoli indicano che una parte significativa della popolazione vedeva nell’adesione al Parco un’opportunità per il futuro, soprattutto sul fronte del turismo sostenibile e della valorizzazione ambientale.
Resta ora da capire quali saranno le prossime mosse dell’amministrazione comunale. Il voto popolare rappresenta un indirizzo politico chiaro e difficilmente ignorabile, ma il dibattito sul rapporto tra tutela ambientale e sviluppo locale, a Pescosolido come in molti altri territori montani, è tutt’altro che chiuso. La consultazione di ieri segna comunque un punto fermo: la maggioranza dei cittadini ha scelto di restare fuori dal Parco, rivendicando il diritto di decidere in autonomia il futuro del proprio territorio.













