Massimo Romano, consigliere di minoranza “Costruire Democrazia” della Regione Molise, interviene con toni duri e critici all’indomani dell’approvazione in Senato della legge di conversione del Decreto Pnrr (D.L. 19/2026), avvenuta senza alcuna modifica rispetto al testo già licenziato dalla Camera in prima lettura.
“Come purtroppo era ampiamente prevedibile – sottolinea Romano – nel provvedimento non vi è alcuna traccia dell’emendamento tanto annunciato, che avrebbe dovuto sbloccare i famosi 90 milioni di euro necessari al ripiano del disavanzo regionale e, al contempo, correggere gli effetti del disastroso ‘comma Lotito’, inserito nella legge di bilancio 2026 in maniera del tutto incomprensibile e, a quanto pare, persino all’insaputa dello stesso Governo regionale”.
Per il consigliere si tratta dell’ennesima occasione mancata: “Siamo di fronte a un nulla di fatto che pesa come un macigno sul futuro del Molise. I 90 milioni continuano a rimanere un miraggio e non è affatto casuale che, arrivati ormai al 16 aprile, non esista ancora nemmeno una bozza del bilancio di previsione 2026”.
Romano richiama poi il contesto politico degli ultimi anni: “Nel 2022 e nel 2023 il centrodestra ha ottenuto una netta affermazione sia alle elezioni politiche che a quelle regionali, anche per via delle evidenti responsabilità di un centrosinistra assente. Ma soprattutto ha prevalso l’idea che la cosiddetta ‘filiera istituzionale’ tra Roma e Campobasso, tra Governo nazionale e Regione, potesse rappresentare la soluzione ai problemi strutturali del Molise, grazie anche al cosiddetto ‘Decreto Molise’, presentato come una sorta di ancora di salvezza”.
“Tuttavia – prosegue – a metà del 2026 la realtà è ben diversa: ci troviamo ancora a dover elemosinare in Parlamento un emendamento che puntualmente viene respinto. Una situazione aggravata anche dall’inerzia e dal totale disinteresse del centrosinistra, come dimostrano vicende emblematiche del passato recente”.
La conclusione è netta e senza mezzi termini: “Se si continua su questa strada, senza un cambio radicale nella qualità della classe dirigente, capace di difendere realmente gli interessi del Molise anziché quelli dei partiti, allora bisogna avere il coraggio di dirlo chiaramente: questa Regione rischia di non avere più un futuro. E a quel punto, tanto varrebbe chiuderla”.














