Trasformare la tutela del lupo in uno strumento concreto di sostegno economico agli allevatori e alla sicurezza sanitaria del comparto zootecnico italiano. È questo l’obiettivo di “Safe Wolf”, l’iniziativa nazionale promossa dai fondatori del progetto ambientale Il lupo figlio di un Dio minore, che nei giorni scorsi hanno inviato un documento programmatico ai vertici del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, di ISPRA, di Coldiretti e del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
La proposta prevede la creazione di un marchio di certificazione destinato ai prodotti agroalimentari italiani di eccellenza, con l’obiettivo di sostenere economicamente gli allevamenti che adottano pratiche di coesistenza non letale con il lupo italiano, il Canis lupus italicus. Secondo i promotori, il progetto nasce dalla tutela della biodiversità ma ambisce a diventare «una piattaforma strategica capace di estendere le proprie tutele alla totalità degli allevamenti nazionali».
Il modello proposto introduce un sistema di finanziamento basato sul consumo responsabile. I prodotti contrassegnati dal marchio “Safe Wolf” potrebbero infatti prevedere un piccolo sovrapprezzo etico destinato a finanziare un fondo dedicato al sostegno delle aziende agricole.
Il fondo, spiegano i promotori, sarebbe gestito da un ente del Terzo Settore iscritto al RUNTS e controllato da un comitato tecnico paritetico aperto alla partecipazione delle istituzioni. Le risorse verrebbero impiegate per coprire integralmente interventi di biosicurezza, profilassi sanitarie, vaccinazioni e sistemi tecnologici di monitoraggio e difesa degli allevamenti.
Tra gli obiettivi dichiarati anche la riduzione dei tempi burocratici per gli indennizzi legati sia alle predazioni sia alle emergenze epidemiche che colpiscono il comparto zootecnico.
Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda l’apertura alle grandi aziende esterne alla filiera agricola. Il documento ipotizza il coinvolgimento di imprese bancarie, assicurative, tecnologiche e della moda attraverso attività di Cause Related Marketing o erogazioni liberali.
Secondo i promotori, il modello sarebbe coerente con i criteri ESG e con gli obblighi previsti dalla direttiva europea CSRD sui bilanci di sostenibilità, in particolare sugli standard relativi alla biodiversità. In questo modo, le imprese potrebbero finanziare interventi per la tutela ambientale e la sicurezza delle filiere agroalimentari beneficiando anche delle agevolazioni fiscali previste per il Terzo Settore.
Nel comunicato, gli amministratori del progetto sottolineano la necessità di superare il conflitto storico tra conservazione della fauna selvatica e attività pastorali.
«Gli allevatori e il territorio non possono continuare a subire il peso burocratico ed economico delle criticità ecologiche e sanitarie», affermano i promotori. «Con questa proposta formale vogliamo dimostrare che la transizione ecologica può e deve trasformarsi in un valore tangibile, capace di difendere la redditività delle aziende agricole, bloccare lo spettro delle epidemie e proteggere la natura».
Il messaggio chiave dell’iniziativa viene sintetizzato nello slogan: «Safe wolf, and wolf safe us – Se salvi il lupo, il lupo salva te».
La proposta trasmessa alle istituzioni punta ora all’avvio di un tavolo tecnico per definire un progetto pilota sperimentale della durata di un anno. L’idea è coinvolgere inizialmente una rete di allevamenti e aziende agricole in un’area individuata insieme agli enti competenti, attirando parallelamente i primi sponsor privati interessati alla rendicontazione di impatto ambientale e sociale.
L’iniziativa Il lupo figlio di un Dio minore nasce come piattaforma indipendente di divulgazione ambientale, scientifica e culturale dedicata alla gestione del lupo italiano e dei grandi carnivori. Il progetto dichiara di voler contrastare polarizzazione ideologica e disinformazione attraverso un approccio pragmatico e basato su evidenze scientifiche.
A guidare il progetto sono Federico Mettus, indicato come Program Manager dell’iniziativa, e Roberta Gioacchini, Project Manager del progetto “Safe Wolf”.













