Prendendo spunto da un recente articolo pubblicato da TESEO, Angelo Niro, presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Campobasso, propone una riflessione sul futuro del settore zootecnico, condividendone alcuni presupposti ma evidenziando anche aspetti che, a suo giudizio, meritano maggiore attenzione.
L’articolo di TESEO sostiene che la redditività rappresenti il presupposto fondamentale per la sopravvivenza di un’azienda agricola, ma che, da sola, non sia sufficiente a garantirne il futuro. Un’affermazione che Niro condivide. Tuttavia, osserva come l’analisi finisca per attribuire quasi esclusivamente agli allevatori il compito di affrontare le sfide del settore: innovare, investire, digitalizzare le aziende, gestire il rischio, comunicare meglio, attrarre personale qualificato e adattarsi a un numero sempre crescente di norme e obblighi.
Secondo Niro, il punto centrale è un altro: occorre interrogarsi sulle cause che hanno reso così difficile la sopravvivenza anche delle aziende più efficienti. Il prezzo del latte, spesso definito favorevole, non può infatti essere valutato senza considerare l’aumento dei costi di produzione e il forte squilibrio nei rapporti di forza lungo la filiera. Le quotazioni sono influenzate dai mercati internazionali e dai grandi operatori della trasformazione e della distribuzione, mentre gli allevatori continuano ad avere un potere contrattuale limitato. Non a caso l’Unione europea ha introdotto strumenti di monitoraggio dei prezzi e norme per contrastare le pratiche commerciali sleali.
Altro tema centrale è quello della burocrazia. Certificazioni, piattaforme digitali, controlli, consulenze e adempimenti amministrativi rappresentano ormai una parte consistente del lavoro quotidiano delle aziende agricole. Pur riconoscendone l’utilità in molti casi, Niro sottolinea come il sistema debba essere valutato per i risultati concreti che produce sui territori e non soltanto per la quantità di documentazione richiesta. Diversi studi della rete europea della PAC evidenziano infatti che gli agricoltori sono chiamati a gestire procedure spesso ripetitive e complesse e che una parte significativa del peso amministrativo deriva dalle modalità con cui gli stessi Stati membri applicano la normativa europea.
A confermare le difficoltà del comparto sono anche i dati. Tra il 2005 e il 2023 nell’Unione europea sono scomparse circa 5,6 milioni di aziende agricole, pari al 39% del totale, mentre la superficie agricola utilizzata è rimasta pressoché invariata. In altre parole, non scompare la terra ma chi la lavora. Ancora più significativa è la situazione del settore lattiero-caseario: tra il 2020 e il 2023 le aziende con bovine da latte si sono ridotte del 42,2% nelle principali aree produttive europee.
Le conseguenze non sono soltanto economiche. Niro richiama anche l’attenzione sul crescente disagio vissuto dagli agricoltori, ricordando come la stessa Accademia dei Georgofili abbia recentemente affrontato il tema della salute mentale nel mondo agricolo, individuando tra le principali cause di stress il peso della burocrazia, la volatilità dei mercati, l’isolamento e la continua incertezza sul futuro.
La conclusione è che parlare di resilienza e capacità imprenditoriale non basta se non vengono affrontate le criticità strutturali del sistema. Accanto alla richiesta di innovare e costruire il futuro delle aziende, sostiene Niro, è necessario restituire agli allevatori condizioni economiche più sostenibili, maggiore potere contrattuale e regole più semplici e proporzionate. Allo stesso tempo, sarebbe opportuno verificare quanta parte delle risorse destinate all’agricoltura raggiunga realmente le imprese e quanta, invece, venga assorbita dagli apparati di certificazione, consulenza, progettazione e rendicontazione.
Solo affrontando questi nodi sarà possibile garantire un futuro concreto alle aziende agricole e zootecniche, evitando che il tema della costruzione del futuro rimanga soltanto un obiettivo condivisibile ma sempre più difficile da realizzare.

















