A Roccamandolfi una panchina racconta una storia che va oltre un nome. È quella di Mariantonia Sozio, originaria di Capracotta, rimasta vedova da tanto tempo, diventata nel tempo, una presenza familiare nella comunità.
A un anno dalla sua scomparsa, il paese ha scelto di ricordarla con una dedica che non ha nulla di monumentale e proprio per questo appare particolarmente significativa: un luogo dove fermarsi, parlare, aspettare, incontrarsi.
La cerimonia è stata preceduta dalla messa di suffragio celebrata da don Fabrice nella Chiesa di San Giacomo Maggiore. Poi il lungo ricordo del sindaco Giacomo Lombardi. La figlia Maria Giovanna ha affidato allo zio capracottese Antonino le parole per raccontare una donna capace di entrare nella vita del paese.
Mariantonia non aveva un incarico, ma conosceva le persone. Non rappresentava ufficialmente Roccamandolfi, ma sapeva farla conoscere. Non aveva bisogno di stare al centro, ma riusciva comunque a lasciare il segno.
Durante il Covid portava un caffè a chi lavorava in Comune. Prima del Corpus Domini arrivava puntuale la sua telefonata: le coperte erano pronte. E con chi arrivava in paese bastavano una domanda, un’informazione, una conversazione per trasformare un passaggio veloce in un incontro. Un carattere libero, curioso, difficilmente classificabile. Una di quelle personalità che non hanno bisogno di appartenere a una sola dimensione perché riescono a muoversi naturalmente tra mondi diversi.
La panchina dedicata a Mariantonia diventa così un piccolo luogo di memoria, ma anche un invito a ripetere il suo gesto più semplice: fermarsi e rivolgere la parola agli altri.













