Prima il pensionamento del pediatra di base, poi tre anni di attesa senza una sostituzione e ora una decisione che rischia di rendere ancora più difficile il ritorno dell’assistenza pediatrica di prossimità. Ad Agnone il caso della pediatria di libera scelta torna al centro del dibattito, dopo che la città non è stata inserita tra le zone carenti di pediatria per il 2026.
Una scelta che l’amministrazione comunale giudica fortemente penalizzante per l’Alto Molise e che riapre una questione mai realmente risolta. Dopo il pensionamento del dottor Luigialberto Cutrone, avvenuto nel 2023, le famiglie del territorio sono rimaste prive di un pediatra di base, senza che si procedesse alla nomina di un nuovo professionista.
Ora, secondo quanto riferito dal Comune, arriva un ulteriore elemento destinato a complicare la situazione: Agnone non sarà considerata zona carente, vale a dire una delle aree nelle quali il numero di pediatri risulta insufficiente rispetto ai parametri previsti e dove, conseguentemente, è possibile procedere all’assegnazione di un nuovo incarico.
La decisione è emersa dalla riunione del Comitato Aziendale per la Pediatria di Libera Scelta, nel corso della quale le organizzazioni sindacali avevano chiesto di individuare come aree carenti Agnone e Venafro. La richiesta, tuttavia, non è stata accolta nella forma proposta: la parte pubblica ha approvato l’individuazione di Isernia e Venafro, sulla base della proposta avanzata dal direttore del Distretto pentro, Lucio De Bernardo.
È proprio sui criteri utilizzati per determinare le carenze che si concentra una parte delle contestazioni. I sindacati, infatti, avrebbero manifestato perplessità sui metodi di calcolo, evidenziando come l’inserimento nel rapporto della quota di bambini riferita ad Agnone abbia finito per produrre un effetto paradossale: il territorio altomolisano rimane scoperto, mentre la disponibilità di due specialisti viene concentrata in centri più popolosi.
Una questione che, secondo il sindaco di Agnone Daniele Saia e il consigliere comunale con delega alla Sanità Giovanni Di Nucci, non può essere affrontata esclusivamente attraverso una lettura numerica.
«Non si può pensare di amministrare la sanità territoriale limitandosi a guardare i numeri», sostengono gli amministratori, sottolineando le caratteristiche dell’Alto Molise, territorio montano e distante dai principali centri urbani. Per il Comune, il rischio concreto è che siano proprio le famiglie e i bambini residenti nelle aree interne a pagare il prezzo delle scelte organizzative.
Il problema, infatti, non riguarda soltanto la presenza o meno di un professionista, ma l’accessibilità stessa alle cure pediatriche. Costringere i genitori a percorrere chilometri per assicurare ai propri figli l’assistenza di base significa, secondo l’amministrazione, aggravare ulteriormente le difficoltà di chi vive in un territorio già alle prese con lo spopolamento e con una progressiva riduzione dei servizi.
Particolarmente dura la posizione del Comune anche rispetto alle precedenti promesse sul rafforzamento della sanità territoriale. «Cadono tutte le narrazioni rassicuranti relative al potenziamento della sanità territoriale», affermano Saia e Di Nucci, ricordando anche la battaglia condotta in difesa dell’ospedale Caracciolo.
L’amministrazione annuncia quindi di essere pronta a proseguire la mobilitazione per ottenere il ripristino del servizio di pediatria, senza escludere un nuovo ricorso al TAR.
Il Comune precisa, inoltre, che la contestazione non rappresenta una contrapposizione nei confronti di Isernia o Venafro. Il punto, spiegano Saia e Di Nucci, è garantire a tutti i territori le medesime possibilità di accesso ai servizi sanitari, evitando che la distribuzione delle risorse finisca per penalizzare ulteriormente le aree interne.
Da Agnone arriva dunque una richiesta precisa: la nomina di un nuovo pediatra di base in grado di rispondere alle esigenze delle famiglie dell’Alto Molise.
«Se questo stillicidio di tagli dovesse continuare, l’Alto Molise si trasformerebbe in un deserto», è l’allarme lanciato dall’amministrazione comunale, che torna a chiamare in causa la politica regionale e nazionale sul futuro delle aree interne.
La partita, dunque, non sembra affatto chiusa. E ad Agnone la difesa della pediatria di prossimità si prepara a diventare un nuovo fronte della più ampia battaglia per il mantenimento dei servizi essenziali nell’Alto Molise.














