Quattro giorni di assistenza pediatrica alla settimana rappresentano una risposta concreta all’emergenza, ma non chiudono la questione sollevata dal Comune di Agnone.
È questo il punto attorno al quale si concentra la replica del sindaco Daniele Saia al consigliere regionale Roberto Di Pardo, dopo le dichiarazioni con cui quest’ultimo aveva contestato l’operato dell’amministrazione comunale.
Il primo cittadino non entra soltanto nel merito dello scontro politico. Riporta la discussione alla condizione dell’assistenza sanitaria nell’Alto Molise e, in particolare, alla mancanza di un pediatra di famiglia con una sede stabile ad Agnone.
«Mi accusano di fare strumentalizzazioni politiche perché ho scelto di difendere la salute dei bambini dell’Alto Molise», afferma Saia, contestando il ricorso, da parte di Di Pardo e di altri esponenti politici, a giudizi personali nei confronti della sua attività amministrativa.
Tra le definizioni rivoltegli dal consigliere regionale c’è quella di “sindaco-influencer” impegnato in una “perenne campagna elettorale”.
Saia respinge l’accusa al mittente: «Non ho bisogno di essere candidato a nulla per difendere i servizi essenziali di un territorio». E rivendica una posizione che, nelle sue parole, precede anche l’attuale esperienza da sindaco: «L’ho fatto anni fa quando ero un semplice cittadino e lo faccio ora da sindaco perché sono consapevole che la mia voce può essere una cassa di risonanza rappresentativa dei problemi di un intero comprensorio».
Quattro giorni garantiti, ma nessuna sede stabile La questione centrale, secondo Saia, sarebbe stata però spostata sul piano politico senza affrontare fino in fondo il problema originario.
Il sindaco prende atto della soluzione annunciata da Di Pardo: due pediatri, provenienti da Isernia e Venafro, garantiranno complessivamente quattro giornate di ambulatorio alla settimana ad Agnone, con due giorni ciascuno.
«Accogliamo con fiducia questa notizia», precisa Saia. Ma subito dopo pone la questione che considera irrisolta: Agnone, per il 2026, non è stata individuata come zona carente e continuerà quindi a non avere un pediatra di famiglia stabilmente presente sul territorio.
Una distinzione tutt’altro che formale per un comprensorio montano. Il servizio ambulatoriale assicurato attraverso professionisti provenienti da altri centri consente infatti di coprire una parte della domanda, ma lascia aperti gli interrogativi legati alla continuità territoriale e alla disponibilità del servizio al di fuori delle giornate previste.
Saia richiama anche quanto emerso durante la riunione del Comitato Aziendale per la Pediatria, sostenendo che proprio la questione del mancato riconoscimento di Agnone come zona carente avrebbe suscitato le maggiori perplessità, come riportato nel relativo verbale
In un territorio montano, infatti, la distanza dai centri maggiori non rappresenta un dettaglio logistico. Neppure le condizioni meteorologiche possono essere considerate una variabile marginale.
«In caso di forti nevicate, a cui l’Alto Molise è abituato, mi chiedo quali difficoltà dovranno affrontare i pediatri per spostarsi da altri centri e arrivare fin qui», osserva il sindaco. E aggiunge un’altra domanda: cosa accadrebbe alle famiglie se un bambino avesse bisogno del proprio pediatra in una giornata non coperta dall’attività ambulatoriale?
Sono interrogativi che riportano il dibattito dalla contrapposizione politica alla concretezza quotidiana dei servizi. Perché il problema, nella prospettiva dell’amministrazione agnonese, non è soltanto quanti giorni di ambulatorio vengono garantiti, ma quale modello di assistenza pediatrica si intenda assicurare nel tempo a una comunità che rivendica pari accesso ai servizi sanitari.
La conclusione di Saia è netta e guarda direttamente alla Regione: «Ancora una volta, si utilizzano soluzioni tampone per farci stare buoni. Ancora una volta si depotenziano le zone montane lasciando cittadini e amministratori altomolisani in balia degli eventi».
Una posizione destinata a mantenere alta l’attenzione sul riconoscimento di Agnone come zona carente.
«I nostri cittadini sono stanchi di essere considerati di “serie B”», afferma il sindaco, che rivolge infine a Di Pardo un invito preciso: «Mi auguro che la solerzia con cui il consigliere ha rilasciato la nota di attacco sia la stessa con la quale si impegnerà per far sì che Agnone venga riconosciuta come zona carente».
La vicenda, dunque, resta aperta. Da una parte c’è una soluzione immediata, con quattro giornate settimanali di assistenza pediatrica; dall’altra la richiesta di un presidio stabile, riconosciuto formalmente e radicato nel territorio.
Ed è proprio su questa differenza che si misura la distanza tra le due posizioni. Per Saia, infatti, garantire temporaneamente un servizio non significa ancora aver risolto il problema. «Noi, intanto, continueremo a lottare», conclude il sindaco, ringraziando «diversi pediatri e sindacati» per il sostegno ricevuto.
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