Non arrivano soltanto da Bojano e dai centri dell’area matesina. Alla polentata di Castellone di Bojano si ritrovano ogni anno persone provenienti anche da fuori zona, attratte da una festa che ha saputo conservare intatto il sapore della tradizione e conquistare, edizione dopo edizione, un pubblico sempre più ampio. Accanto agli abitanti della frazione e agli emigrati che tornano nei luoghi d’origine, ci sono visitatori che raggiungono il piccolo borgo per vivere una giornata di convivialità e riscoprire una cucina legata alla storia delle comunità di montagna.
A richiamare il pubblico sono innanzitutto i sapori della tradizione molisana, preparati con prodotti del territorio e una cura che sa di casa. La polenta racconta infatti una cucina povera solo nel nome, costruita con ciò che la terra offriva e capace di trasformare ingredienti semplici in piatti dal gusto inconfondibile.
Un tempo la farina di granoturco arrivava dai mulini della zona e il maiale allevato in famiglia rappresentava una risorsa fondamentale per affrontare l’inverno. Erano consuetudini quotidiane, parte di un mondo contadino scandito dalle stagioni e dal lavoro. A Castellone, però, quella memoria non è rimasta soltanto nei racconti: viene ancora oggi portata in tavola.
È questo il valore della manifestazione organizzata dall’Associazione socio-culturale Santa Maria della Libera, che attraverso l’impegno dei volontari continua a tenere vivo il patrimonio di usanze, sapori e identità della frazione. La polentata diventa così anche un’occasione per riscoprire gli angoli di Castellone, accendere i riflettori su una realtà spesso lontana dai grandi circuiti turistici e mostrare il volto più genuino del territorio di Bojano.
“Promuovere e valorizzare le contrade della frazione – ci spiega Nicola Malatesta – è la formula turistica per far vivere il borgo matesino come un luogo d’incontro, dove la convivialità si mescola alla memoria e la tradizione diventa una proposta capace di attirare anche visitatori e curiosi.”
E infatti è una buona occasione per andarci, fermarsi, assaggiare, fare due chiacchiere e lasciarsi sorprendere dall’atmosfera di un borgo dove il passato, almeno per una giornata, torna in vita.

















