Un prezioso manufatto artigianale, ma una storia fatta di lavoro, competenze, formazione e trasmissione di saperi. È quella del merletto a tombolo di Isernia, al centro del volume di Enza Zullo, “Tra utopia e industrializzazione. L’arte del merletto a Isernia tra Ottocento e Novecento”, pubblicato da Palladino Editore, che sarà presentato venerdì 2 ottobre 2026, alle ore 17, nella Biblioteca comunale “Michele Romano” di Isernia.
Un appuntamento che propone una rilettura di una delle espressioni più significative della tradizione artigianale isernina, andando oltre la semplice celebrazione del pizzo e riportandolo dentro la storia sociale ed economica della città. A dialogare con l’autrice sarà il demologo Mauro Gioielli, mentre a moderare l’incontro sarà Maria Valerio, presidente dell’Inner Wheel Club.
Il lavoro di Zullo ricostruisce le vicende del merletto a tombolo isernino tra XIX e XX secolo, seguendone trasformazioni, tentativi di organizzazione produttiva e percorsi di professionalizzazione.
Il pizzo, nella prospettiva proposta dall’autrice, è infatti un bene tangibile, fatto di fili, disegni, tecniche e manufatti che possono essere conservati e studiati. Ma dietro quell’oggetto esiste un patrimonio altrettanto importante e forse meno visibile: quello dei gesti, delle conoscenze e dei procedimenti tramandati nel tempo, spesso di madre in figlia.
È proprio dall’incontro tra queste due dimensioni che il tombolo diventa patrimonio culturale: non semplicemente un prodotto dell’artigianato locale, ma la testimonianza di una comunità e, soprattutto, di generazioni di donne che attraverso quel lavoro hanno costruito una parte della propria quotidianità e della propria autonomia professionale.
Uno dei passaggi più interessanti della ricerca riguarda il rapporto tra la tradizione e la formazione istituzionale.
Alla fine dell’Ottocento, Vittorio Stringher descrisse a Isernia un universo produttivo di notevole ampiezza, nel quale circa mille donne erano impegnate nella realizzazione dei merletti.
Pochi anni dopo, il sapere tradizionale avrebbe trovato un nuovo spazio all’interno delle istituzioni scolastiche. Nel 1908 venne istituita a Isernia la Regia scuola di arte applicata all’industria, divenuta nel 1919 Regia Scuola Professionale, con una sezione femminile dedicata alla lavorazione dei merletti e dei ricami.
È un passaggio decisivo: ciò che per generazioni era stato trasmesso soprattutto all’interno delle famiglie entrava così in un percorso formativo riconosciuto. Alle allieve veniva rilasciato un diploma e alla pratica si affiancava lo studio del disegno geometrico e ornamentale. L’antica abilità manuale veniva quindi inserita in un processo che puntava a trasformarla in una competenza professionale qualificata.
Tra gli episodi riportati nel volume emerge anche una vicenda particolarmente significativa per comprendere il ruolo sociale assunto dal merletto nella vita delle donne isernine.
È il caso del 1938, quando le “pizzigliare”, rimaste improvvisamente senza lavoro, decisero di rivolgersi al Podestà per far sentire la propria voce. Un episodio che assume un valore particolare perché restituisce alla memoria collettiva non soltanto la dimensione economica del mestiere, ma anche la consapevolezza che quelle lavoratrici avevano della dignità del proprio lavoro.
Una sorta di protesta collettiva femminile che la ricerca di Enza Zullo contribuisce a sottrarre all’oblio, riportando al centro figure e vicende spesso rimaste ai margini della grande storia.
Il volume nasce dunque dall’esigenza di sottrarre il tombolo isernino alle rappresentazioni puramente celebrative o nostalgiche. Attraverso fonti d’archivio, bibliografia e documentazione fotografica, Zullo ricostruisce un percorso nel quale artigianato, economia, formazione e società si intrecciano.
Il risultato è una lettura del merletto come espressione concreta della vita quotidiana, soprattutto di quella femminile, e come patrimonio nel quale la manualità diventa memoria, identità e conoscenza.
La presentazione del libro alla Biblioteca “Michele Romano” sarà quindi l’occasione per tornare a interrogarsi sul posto occupato dal tombolo nella storia di Isernia: non soltanto un’arte da conservare, ma un patrimonio di saperi che racconta il lavoro e la trasformazione di una comunità tra Ottocento e Novecento.

















