Pene più severe e strumenti più incisivi contro chi aggredisce, minaccia o oltraggia chi indossa una divisa. È la richiesta avanzata da Aida Romagnuolo, referente ed esponente di Futuro Nazionale a Termoli, che si è rivolta direttamente al presidente del movimento, il generale Roberto Vannacci, chiedendo ai parlamentari del partito di portare in Parlamento una proposta di legge sul tema.
L’obiettivo indicato da Romagnuolo è quello di rafforzare la tutela degli appartenenti alle Forze dell’Ordine, comprendendo Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Polizia Locale, ma anche delle Guardie Particolari Giurate e dei Vigili del Fuoco.
«Chi indossa una divisa non rappresenta soltanto se stesso, ma lo Stato e la sicurezza della collettività», sostiene Romagnuolo, sottolineando come chi svolge questi servizi sia quotidianamente esposto a situazioni di rischio per garantire ordine, legalità e soccorso.
Da qui la richiesta di intervenire sul piano legislativo, soprattutto nei casi di aggressioni e violenze. «Non è più tollerabile assistere ad aggressioni, sputi, insulti e violenze contro chi ogni giorno è chiamato a proteggere gli altri», afferma la referente di Futuro Nazionale, contestando quella che definisce una percezione di impunità legata alla risposta sanzionatoria.
Romagnuolo chiede in particolare che la proposta di legge preveda «l’arresto obbligatorio, pene certe, un’aggravante specifica e il divieto di accesso ai benefici di legge» per chi aggredisce un appartenente alle categorie interessate. «Difendere chi ci difende non è una scelta di parte, è un dovere morale dello Stato», aggiunge.
Nel ragionamento della referente di Futuro Nazionale, la questione riguarda anche il rapporto tra cittadini e istituzioni. «È una battaglia di civiltà prima che di politica», sostiene Romagnuolo, secondo la quale il rispetto per chi indossa una divisa rappresenta anche un elemento fondamentale per riaffermare il principio di autorità e la tutela dei cittadini.
«Chi aggredisce un Carabiniere, un Poliziotto o un Vigile del Fuoco in servizio non colpisce soltanto una persona, ma mette in discussione l’autorità dello Stato e la sicurezza della comunità», conclude. Per Romagnuolo, dunque, l’inasprimento delle pene dovrebbe avere soprattutto una funzione deterrente: «Non è vendetta, è deterrenza e giustizia. È il segnale che lo Stato torna a stare dalla parte di chi lo serve, dei cittadini e del territorio».




















