
Dopo la sconfitta di Gubbio, arriva per il Lupo la seconda debacle consecutiva, quella tra le mura amiche contro gli amaranto livornesi. Una partita che bussa alle porte dei nostri ricordi più romantici, pagine ingiallite di un “Romagnoli” sommerso dalla neve e di volontari chiamati a raccolta dalle radio e televisioni locali per spalarla; di domeniche al “campo sportivo” dopo le polpette al sugo della nonna e di calciatori con le magliette a manica lunga di lanetta.
Stagioni oramai incorniciate nel tempo del fu, quando il fortino rossoblù era raramente terra di conquista per le squadre avversarie, anche per la speme del mitico Dio Ercole Labrone. Mai infatti, nei quattro incontri precedenti (1978-79: 1-1; 1979-80: 2-0; 1980-81: 0-0; 1981-82: 2-0), i labronici erano usciti da Campobasso con la vittoria nel borsone.
I tempi cambiano, purtroppo o per fortuna – in fondo così va la storia del mondo – e così anche il Livorno si rifornisce nel granaio dell’”Axum Molinari Stadium” dove, a partire dal lontano 1985 molte, troppe squadre hanno requisito punti per rimpinguare la cascina della propria classifica.
Quella andata in scena giovedì sera è stata la solita partita dai due volti: il primo totalmente lasciato nelle mani degli avversari, che non solo hanno trovato il doppio vantaggio con Malagrida (17′) e Bonassi (34′), accorciato subito dopo da Brunet (36′), ma avrebbero potuto arrotondare il tabellino con un pallone che si è infranto sulla traversa e con un calcio di rigore fallito all’ultimo respiro della prima frazione di gioco; il secondo tutto cuore e poco cervello, dove il Campobasso ha letteralmente dominato l’undici toscano, non riuscendo però, a volte per imprecisione, a volte per sfortuna, a raggiungere, secondo noi, il giusto e meritato pareggio.
Insomma, una partita dove i nostri sono stati cucinati come nella saporita zuppa di pesce, simbolo culinario della città toscana, il “cacciucco”, nella variante campobassana, preparato dallo chef Mister Zauri.
Ingredienti e preparazione:
Scorfano Gargiulo: aspetto tignoso, testa spinosa, spesso si mimetizza nei fondali del centrocampo (voto 5,5);
Coda di Rospo Brunet: corpo affusolato e senza squame, bocca ampia e denti aguzzi, caccia le sue prede conquistando il pallone a centrocampo e depositandolo all’incrocio dei pali (voto 7);
Polpo Tantalocchi: solitario (nella sua porta), sangue blu(cerchiato), otto braccia con doppia fila di ventose, con uno dei quali ha respinto un ferale calcio di rigore (voto 7);
Calamaro Pierno: corpo allungato, manto color bianco-rosato, dotato di due pinne laterali a forma di rombo utili a correre lungo la fascia laterale, non ha inciso con decisione (voto 5);
Scampo Papini: abita i fondali della difesa, è munito di chele lunghe e spinose per immobilizzare gli avversari, questa volta ha stretto poco la presa (voto 5);
Seppia Celesia: vive nei fondali sabbiosi della difesa, a volte getta l’inchiostro in faccia agli avversari, famoso per il mimetismo, si è mimetizzato un pò troppo (voto 5);
Cozza Di Livio: muscoli duri a conchiglia, vive in aggregazione nei substrati rocciosi del centrocampo, si fissa alle gambe dei portatori di palla avversari limitandone il dinamismo (voto 6);
Aglio Martina: antiossidante e utile per il sistema cardiovascolare della manovra di gioco, è composto a spicchi, uno per la copertura difensiva, uno per le ripartenze offensive, in questa gara non ha lasciato odore (voto 5);
Peperoncino fresco Cristallo: buccia lucida, consistenza croccante, non è riuscito a rendere piccante la zuppa (voto 5);
Pomodoro pelato Salines: di colore rosso, polpa carnosa, a basso contenuto calorico e ricco di sostanze benefiche per la squadra, questa volta non è riuscito ad apportare il giusto sapore dolce e intenso alla manovra rossoblù (voto 5);
Vino Bianco Magnaghi: dovrebbe apportare freschezza e acidità, spesso però, purtroppo, si è vista solo la sfumatura, anche se, contro il Livorno si è notata, con piacere, anche qualche nota di leggero profumo (voto 6);
Prezzemolo Gala: colore verde che lo differenzia dagli altri ingredienti, sapore fresco, sta sempre al centro della teglia del gioco, non sempre apporta il tocco di gusto in più, troppe volte rimane fine al solo guarnimento del piatto (voto 5);
Olio extravergine d’oliva Bifulco: essenziale nella dieta rossoblù, un vero e proprio alimento funzionale alla squadra, pur sempre generoso non è riuscito a condire con il giusto gusto la manovra d’attacco (voto 5,5);
Sale fino Padula: versatile nel reparto offensivo, spesso si presta al recupero di palloni in varie zone del campo, garantendo sapidità al gioco della squadra, penetra velocemente negli alimenti avversari, non questa volta però (voto 5,5);
Pepe nero Agazzi: dal gusto versatile, sapore che va dal pungente al dolce, poco utilizzato (s.v.);;
Pane Sarr: abbrustolito o tostato avrebbe dovuto fornire al piatto la giusta croccantezza per accompagnare alla masticazione i più nobili ingredienti, forse per la sua giovane età è rimasto totalmente fedele alla classica ricetta livornese, cioè completamente sciapo (voto 4,5);
Chef Zauri: non è riuscito a scegliere il giusto tempo di cottura, nel primo tempo la zuppa era cruda, nel secondo troppo cotta, in medio stat virtus dicevano gli antichi e saggi latini (voto 5);
Casseruola Curva Nord: come sempre il tegame di terracotta della Curva Nord è riuscito anche questa volta a diffondere il giusto, ideale e uniforme calore per tutti i 96 minuti di cottura (voto 9).
Il piatto è servito.
Risultati:

Classifica:

















