
E sono tre. Il numero tre, pur non essendo un numero perfetto, è tradizionalmente considerato un simbolo di perfezione e completezza in ambito filosofico, culturale e religioso.
Senza scomodare la filosofia pitagorica dove era considerato il numero completo; oppure la spiritualità cristiana dove rappresenta la Trinità; piuttosto che la tradizione cinese quale simbolo della totalità cosmica, il nostro numero tre ha declinazioni molto più terrene, molto più umane.
Rappresenta il numero delle vittorie, consecutive, pallonare, che i nostri ragazzi sono riusciti a ottenere tra campionato e coppa, per riavviare il convoglio rossoblù lungo i binari dell’alta velocità. Una lenta marcia che non ha trovato più imbarazzanti fermate come quella di “Bosco Redole”, da quando il capotreno Mangia (voto 6,5) ha ripreso il controllo del vecchio cavallo di ferro, di indiana memoria; almeno i vecchi nativi americani il treno lo vedevano…
Sperando di non dover ancora correre a perdifiato, carichi di bagagli pieni di illusioni e di ennesimi sogni svaniti, verso quel binario 20 bis, l’infame luogo da dove si parte per la stazione che non esiste, l’allegro treno rossoblù, con i suoi giovani e leggeri vagoni, ci sta facendo viaggiare negli abbagli dei desideri più inconfessabili.
La gara contro il Forlì non è stata una delle migliori prestazioni giocate dai nostri in queste prime dodici partite, gli ospiti infatti, a dispetto dell’ultima posizione in classifica occupata, si sono dimostrati una squadra organizzata e propositiva, creando non poche fibrillazioni al cuore della difesa rossoblù. Il Campobasso da parte sua (voto 6,5), anche stanco dalle fatiche infrasettimanali di Coppa Italia, si è dimostrato, finalmente, cinico e preciso nelle occasioni avute a disposizione. La prima arrivata al 23′ da una buona azione sviluppata sulla sinistra e terminata con uno sfortunato autogol del forlivese Palomba; la seconda al 36′, con un bellissimo sinistro di controbalzo di Maisto, là dove il portiere non può nulla.

(foto di Francesco Passerelli)
Seppur, come già scritto, non è stata una delle gare più gagliarde giocate dai nostri, è da sottolineare ancora una volta il buon palleggio espresso nella zona centrale del campo e la brillantezza di alcune pregevoli giocate d’insieme.
La giornata di campionato è caduta a ridosso della commemorazione del tragico terremoto del 31 ottobre 2002, quando una tremenda e maledetta scossa fece volare in cielo 27 angeli con la loro maestra. Una data che non è passata inosservata alla memoria degli ultras campobassani, forse gli unici, che hanno voluto testimoniare con una scritta la loro vicinanza al dolore delle famiglie: 31-10-2002 NOI NON DIMENTICHIAMO. Semplicemente molisani (voto 10). Un grande apprezzamento lo rivolgiamo anche ai 5 intrepidi tifosi arrivati dalla Romagna, chapeau (voto 10).
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