Un esposto presentato dal presidente dell’Associazione di Base dei Consumatori (A.Ba.Co.) del Molise, residente a Bojano, accende i riflettori sulle presunte speculazioni che starebbero colpendo il mercato dei carburanti, con pesanti ripercussioni su famiglie, imprese e cittadini.
Al centro della denuncia vi è il ruolo strategico dei carburanti – benzina, gasolio e gas – considerati beni essenziali per il soddisfacimento dei bisogni primari e per la mobilità nazionale. La loro tutela, si sottolinea nell’esposto, rientra tra i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, in quanto direttamente connessa al pieno godimento della vita e dei diritti umani.
Negli ultimi mesi, secondo quanto evidenziato, si sarebbe assistito a un aumento “ingiustificato” dei prezzi, innescato da tensioni geopolitiche legate agli impianti in Iran e alla possibile chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale. Da questo passaggio transita infatti tra il 20% e il 25% del petrolio mondiale, oltre a ingenti quantità di gas naturale liquefatto destinato anche all’Europa. Una eventuale interruzione rappresenterebbe un collo di bottiglia senza alternative immediate.
Tuttavia, il nodo sollevato nell’esposto riguarda soprattutto la reazione dei mercati finanziari, giudicata sproporzionata rispetto ai flussi reali di petrolio, che in molti casi non risultavano ancora compromessi. Il risultato sarebbe stato un’impennata immediata dei prezzi, seguita da una rapida discesa delle quotazioni internazionali.
I dati riportati coprono il periodo tra il 27 febbraio e il 10 marzo 2026. In questi dieci giorni, il prezzo del Brent è passato da circa 72 dollari al barile fino a un picco di 119,50 dollari tra l’8 e il 9 marzo, con un incremento complessivo del 65%. Già il giorno successivo, però, il valore è sceso bruscamente a 91,99 dollari, segnando una perdita di quasi 28 dollari in meno di 24 ore.
Nonostante questo calo, secondo l’esposto, i prezzi alla pompa in Italia sarebbero rimasti ancorati ai livelli massimi raggiunti durante la fase di panico. In particolare, il gasolio avrebbe registrato rincari superiori al 14% rispetto a fine febbraio.
Questa dinamica – rapido adeguamento al rialzo e mancato adeguamento al ribasso – viene indicata come una possibile manovra speculativa, finalizzata a generare extra-profitti sfruttando l’emotività dei mercati.
Il momento più critico si sarebbe verificato tra domenica 8 e lunedì 9 marzo, quando il prezzo del Brent è schizzato in poche ore da circa 92 a quasi 120 dollari al barile, in quello che viene definito un vero e proprio “effetto panico”, alimentato dal timore di un blocco totale delle forniture globali.
Il successivo ridimensionamento dei prezzi, tornati sotto i 95 dollari già il 10 marzo, sarebbe stato favorito da segnali di distensione sul piano politico e diplomatico, in particolare da dichiarazioni provenienti dagli Stati Uniti.
L’esposto chiede ora di fare luce su eventuali anomalie e responsabilità, ipotizzando che le dinamiche osservate non siano riconducibili alle normali leggi di domanda e offerta, ma a comportamenti distorsivi del mercato a danno dei consumatori.
















