È trascorso un inverno anomalo, ma non di quelli che una volta ogni tanto capitavano poveri o poverissimi di neve, è stata la pioggia la protagonista per tre mesi, che si è trasformata in neve solo oltre quota milleseicento. Si è sciato, male, in un clima umido e povero di sole. La pioggia ha avuto un effetto deterrente sulla effettiva consistenza di quei flussi sciistici che hanno anche la caratteristica turistica e che corrobora l’ospitalità alberghiera assicurando così un’economia completa e appagante per tutte le attività che si svolgono sugli Altopiani.
E così il pensiero di tutti non può non correre, direi galoppare per esprimere un ventaglio di idee atte a spostare necessariamente l’obiettivo su quella che è normalmente definita “la Stagione verde”. La quale nel corso dei primi tre decenni degli anni d’oro del dopoguerra aveva caratterizzato la ripresa dell’antica attività turistica arricchendo notevolmente la più ambita “Stagione della neve”.
Perciò sarebbe opportuno e necessario che si riprendesse con la dovuta attenzione quel discorso appena aperto agli inizi degli anni duemila e che ebbe lo slogan di “Città del cavallo”.
Alcuni imprenditori turistici e sportivi volevano intraprendere nel territorio di mezzo, cerniera tra i tre paesi degli
Altopiani, una vera e propria attività legata all’equitazione, con tutti i punti di riferimento delle varie discipline che la compongono.
Non era per noi una novità e la prova tangibile è ancora lì nel prato adiacente al bivio della strada che sale a Rivisondoli, il galoppatoio quasi diruto, abbandonato, che per diversi anni d’inverno invece di ricoverare i cavalli e consentire agli appassionati di cavalcare al coperto mentre fuori imperversa la bufera, era diventato il garage per il ricovero di una batteria di spartineve dell’ANAS.
Perché la nuova iniziativa imprenditoriale e sportiva dell’equitazione non arrivò a galoppare? Semplice, si vide nella richiesta di aggiungere alle varie strutture sportive un certo numero di villette e di un albergo, l’intento di intraprendere un’attività di speculazione edilizia e il cavallo, emblema dell’attività sportiva, si sarebbe rivelato un novello “Cavallo di Troia”.
Non se ne fece più nulla se non due o tre capannoni destinati all’allevamento di qualche sparuto animale e nessuno ne sa più niente, anche per il fatto che quell’aborto di iniziativa è abbondantemente nascosta alla vista di chiunque.
Andatelo a chiedere all’amico pittore Roberto Di Jullo che con i disegni e i quadri dei cavalli di quel maneggio fece la fortuna della sua maestria equina.
Che bella gente frequentava l’albergo Impero di Rivisondoli. Quanti cavalli risiedevano in quel maneggio e quanti gironzolavano sugli Altopiani e sui sentieri delle montagne che li circondano. Il maneggio fu anche il punto di riferimento per l’allenamento in quota degli equipaggi italiani che si preparavano per le Olimpiadi. Poi, come tante iniziative che sono sorte quassù, all’improvviso quel maneggio è finito per diventare uno dei primi emblemi del fallimento del nostro turismo.
La Città del cavallo non si poté realizzare, mentre progressivamente si è ripresa una diffusa e obbrobriosa attività di speculazione edilizia di inutili e deleterie seconde case. Parallelamente la metà degli alberghi è finita in malora, altre seconde case. Anche a Cortina d’Ampezzo anni fa alcuni alberghi si sono chiusi, ma non sono stati trasformati in seconde case, sono rimasti dormienti e in occasione delle Olimpiadi sono stati rigenerati. Una bella differenza, di vitale importanza per una vera attività turistica. Un’altra cultura: turistica.
Orbene, chi governa le quattro località degli Altopiani credo sia abbondantemente aggiornato sulle varie fonti di finanziamento pubblico attraverso le quali le amministrazioni comunali unite per un unico intento possono attingere risorse per fare propria l’attività legata alla “benedetta” Città del cavallo. Facciano tutto ciò che è necessario per caratterizzare un rinnovato flusso turistico seguente a quello legato alla neve, cominciando dal necessario coinvolgimento della Federazione Italiana Sport Equestri, per intraprendere il corretto percorso.
Ugo Del Castello

















