Quella mattina del 13 agosto del 1958 Giovanni Leone, Presidente della Camera, in villeggiatura nella sua villa “I tre monelli” a Roccaraso sorprese un po’ tutti in famiglia con quella camicia rossa che aveva indossato quasi con fierezza, ad iniziare da Donna Vittoria che non riusciva a capire come e perché di quella novità. Il marito tutt’al più quando era in vacanza abbandonava l’abito con cravatta e in pieno stile montanaro vestiva un pantalone di velluto a coste e una camicia tipo scozzese.
La moglie cercò di strappargli una risposta alla sua insistente domanda, ma non ci riuscì.
Verso le undici il Presidente disse a donna Vittoria che era ora di andare in chiesa, perché si celebrava la Messa in onore di Sant’Ippolito, patrono di Roccaraso e lui non poteva mancare al cospetto del Santo e del suo amico parroco Don Edmondo.
Quando si presentò in chiesa molti si meravigliarono di quella camicia rossa, qualcuno bisbigliò, ma Donna Vittoria, conoscendo bene il fine spirito napoletano del marito, nello stesso istante in cui guardò il sacro pagamento rosso del prete e la stoffa rossa che adornava la statua del Santo capì che quella camicia il suo Giovanni l’aveva intonata per l’occasione al rosso che contraddistingueva il martirio, colore religioso di quel giorno. Il Presidente e la consorte, presero posto nel primo banco tra le autorità locali.
Terminò la solenne funzione e il Santo fu portato sul sagrato della chiesa per dare inizio alla processione. Erano tutti in fila e pronti per partire. Don Edmondo e Donna Vittoria si giravano intorno, ma il Presidente non c’era, si creò una certa apprensione, la voce incominciò a serpeggiare tra i presenti, fino a quando, dopo qualche minuto, un ragazzo lì presente disse che il Presidente era salito sul campanile con due giovani presi lì presenti che lo avevano accompagnato.
Don! Fu il primo tocco di una campana al quale seguirono gli altri e così dal rosso della camicia al don! don! don! delle campane quel giorno di Sant’Ippolito fu santificato come mai era accaduto.
Nei giorni seguenti al Presidente Giovanni Leone e all’onorevole Giuseppe Spataro il Comune di Roccaraso conferì la Cittadinanza Onoraria per l’impegno che avevano profuso per la ricostruzione del paese dopo la Seconda Guerra Mondiale, che lo aveva ridotto ad un cumulo di macerie pari al 98%.
Questo è il racconto che scrisse il cronista del Corriere del Mezzogiorno in vacanza a Roccaraso in quei giorni.
(La trasformazione con l’IA di una foto in bianco e nero nei colori per l’articolo è dell’amico Roberto De Simone)
Ugo Del Castello













