
Immersi nel Golfo dei Poeti è impossibile non iniziare queste riflessioni parlando del romanticismo e della follia che da sempre rappresentano le vere anime del gioco del calcio. Energie e respiri che, sempre più strenuamente cercano di resistere allo strisciante puzzo del calcio moderno, allo stomachevole olezzo del vil denaro, alla maligna strategia della repressione.
Proprio così, prima di analizzare qualsivoglia aspetto tecnico e agonistico della gara sportiva, questo scritto vuole vedere la sua aurora attraverso i radiosi raggi dei sentimenti, quelli che ti avvolgono l’anima e ti rigenerano lo spirito.
Un elogio dedicato ai sostenitori del Lupo, la cui sana follia rappresenta l’unica guida per accedere alla vera sapienza, esattamente come scriveva nel suo “Elogio” Erasmo da Rotterdam, che “il vero saggio è colui che si lascia guidare dalle passioni”.
Una sorta di forza rigeneratrice senza la quale la vita umana non conoscerebbe alcun piacere, allegria o interesse.
Esiste qualcosa di più folle nel dichiarare amore e fedeltà eterna alla maglia di una squadra di calcio? No…
Questo è quel che rende un tifoso un frenetico soggetto che sfugge a qualsiasi logica razionale, a qualsiasi censura, a qualsiasi forma di omologazione sociale.
Un paladino che risplende nella storia e nei colori della propria città, vestendoli con rispetto e mentalità e diventandone, spesso, l’unico difensore.
Solo immergendosi in questa travolgente frenesia si riesce a comprendere, o almeno in parte, quale illogica ragione ti porta a salire su di un pulmino con sciarpa al collo e zaino in spalla e: partire da Campobasso; viaggiare per oltre sette ore di fila percorrendo mezza Italia; arrivare la sera a La Spezia; sostenere incessantemente e senza risparmio alcuno la maglia del cuore per novantasei minuti, malgrado il risultato; risalire subito sul pulmino e ripercorrere per altre e oltre sette ore, la strada del ritorno; arrivare infine a Campobasso il mattino successivo, con il fisico stanco, ma con lo spirito rinnovato; (voto 10).
Signori questo è il vero tifoso di calcio, il resto è una inutile noia…

Per quanto riguarda la partita giocata, la Liguria, ancora una volta, si rivela ai nostri colori una terra tanto bella quanto maledettamente amara. Mai nella sua storia infatti, il Lupo è riuscito a riportare ai piedi del Monforte un benché solo, misero punto, ma soltanto sconfitte.
Contro la formazione spezzina, supportata da un pubblico di categoria superiore, i nostri (voto 6-) non hanno affatto sfigurato, giocando, soprattutto nel primo tempo, alla pari dei più quotati avversari, e sfiorando anche la rete del vantaggio, se Bifulco (voto 5,5) – il capitano deve ancora smaltire le scorie della preparazione estiva – non avesse dilapidato una facile occasione da gol.
All’ottima prova sciorinata nella prima frazione di gioco è seguita quella meno edificante del secondo tempo, dove i rossoblù, per un calo della tenuta atletica e per la costante pressione alta dello Spezia, ha abbassato troppo il baricentro della propria manovra, consentendo ai liguri, soprattutto sulle corsie laterali, di creare i maggiori pericoli.
Da uno di questi infatti, che ha portato al successivo calcio d’angolo, è nata la mischia che ha innescato la decretazione di un fin troppo “speziato” calcio di rigore, realizzato dal bianconero Mazzocchi (61′).
Malgrado lo svantaggio e grazie all’incessante sostegno dei suoi 277 tifosi, il Lupo non si è disunito e ha cercato, non sempre con buoni risultati, la strada del pareggio, rimasto una chimera. Troppo poche le occasioni da gol create.
Poco male, i nostri hanno comunque ricevuto l’applauso del pubblico amico, che ha riconosciuto loro la tigna di squadra tosta e il sacrificio della maglia sudata. Al “Picco” ma non a picco. Avanti così…
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