
Bellissimo titolo per l’incontro del 18 ottobre a Civitella Alfedena che ha riunito numerosissime persone , provenienti da tutto l’Alto Sangro, fra cui alcuni si sentono impotenti rispetto ai possibili cambiamenti, affidandosi al fato, mentre altri hanno scelto di vivere nel territorio con l’impegno motivato, generoso e responsabile verso la collettività nell’adoperarsi con le loro capacità e competenze per lo sviluppo economico, sociale, culturale dei nostri paesi.
Bravi gli organizzatori della Pro Loco di Civitella per aver voluto dare uno scossone alle popolazioni e alle loro istituzioni e far sentire loro che qualcosa si può fare, anche nei piccoli comuni delle aree interne!
Come quel che di bello hanno saputo costruire i tre Sindaci ospiti di onore dell’incontro: come Sabrina Ciancone già Sindaca di Fontecchio , bellissimo borgo medievale di 350 abitanti, nell’aquilano.
Era stata eletta per la prima volta nel 2010, un anno dopo il terremoto che ha devastato L’Aquila e il suo territorio, e riconfermata in due successive tornate elettorali. Il suo comune è stato il primo comune italiano ad aderire alla Convenzione di Faro (Portogallo), condividendone i principi e l’idea di eredità culturale come “un insieme di risorse ereditate dal passato, che le popolazioni identificano come riflesso ed espressione dei propri valori, credenze, conoscenze e tradizioni in continua evoluzione”
Una delle sfide più ardue che un sindaco di un piccolo comune deve affrontare, sostiene la Ciancone, è di non arenarsi sulle incombenze e le urgenze quotidiane, affrontarle, ma intravvedere e comunicare una prospettiva in un futuro che pur si stenta a vedere definito e roseo. E il pregiudizio, lo stereotipo, le brutte esperienze, lo scetticismo provengono da ogni soggetto. Perciò, occorre innanzitutto sistematicamente accreditarsi!
Inoltre occorre sentire stretta l’immagine del piccolo borgo tra i cui vicoli è affascinante passeggiare, rievocando fantomatiche storie. Quella bellezza c’è, e la si deve conservare e valorizzare. Il target dei piccoli comuni tuttavia deve essere costituito dai giovani, creativi, intraprendenti e appassionati.
E non è nella lentezza, nel relax, nei bei panorami che risiede l’appeal delle aree interne: la leva che dovrebbe attrarre nuovi abitanti sta nella possibilità di conciliare il lavoro (anche stressante) con il resto della vita . Per questo a Fontecchio si è voluto contrastare case vuote e terre abbandonate con progetti quali Casa&bottega, progetto urbano e sociale di realizzazione di appartamenti , riqualificati in quanto immobili di proprietà comunale, destinandoli a creare nuove abitazioni ad affitto calmierato, nuove botteghe per attività commerciali ed artigianali e nuovi servizi utili alla cittadinanza.
Va sottolineato che in ogni progetto politico la comunità ha un ruolo fondamentale e non è facile alimentarla nella quotidianità con relazioni umane e culturali: ci vuole un lavoro costante di ascolto e di tessitura.
Purtroppo verifichiamo costantemente un profondo equivoco sul ruolo dell’ente pubblico e sulla posizione dei cittadini. Siamo ancora abituati ai cahiers de doléances, agli “egoismi miopi” che non tengono conto del bene comune e delle economie generali di una comunità di abitanti.
D’altra parte, i cambiamenti culturali sono lenti e con ritmi sincopati e i processi di coinvolgimento e partecipazione necessitano di tempo, di risorse, di competenze e di un sistematico ascolto, disponibilità, mediazione, spiegazione, condivisione e comunicazione.
Dobbiamo mettere in conto per riuscire a fare le scelte migliori per i nostri paesi che le popolazioni sono abituate ma non educate al patrimonio. E a livello locale, così come a livello regionale o nazionale, se non ci sono capacità tecniche per progettare e gestire i progetti, si resta con la doppia frustrazione di non potere, perché non si sa fare Inoltre la frustrazione più grande dei Sindaci, è quella di avere responsabilità esorbitanti e scarsissime risorse umane per fronteggiarle.
Ma non è soltanto la carenza di personale con cui affrontare i progetti, anche la quotidianità e gli adempimenti di legge, senza responsabili di servizio, senza segretario comunale, rappresentano un campo minato per inadempienze e ritardi. Solo una grande passione e uno spirito di servizio sconsiderato possono spiegare l’accanimento con cui si continua a lottare per il benessere di chi ha il coraggio di vivere in territori ricchi e fragili.
Quelle di Sabina Ciancone esprimono valutazioni e stati d’animo anche degli altri due Sindaci altrettanto virtuosi, come di Lino Gentile eletto per il suo quinto mandato con una Lista civica a Castel del Giudice nel Molise (306 abitanti) che ha saputo trasformare le debolezze del paese in opportunità, come la realizzazione fin dai primi anni del 2000 del progetto “Borgo Tufi” che ha ridisegnato la storia di un borgo morente e la rinascita della vita del paese attraverso un albergo diffuso , oggi punto di riferimento per eventi di respiro nazionale ed internazionale.
Come di Luca Santilli, giovane Sindaco di Gagliano Aterno nell’Appennino abruzzese( 230 abitanti) che ha affrontato con coraggio e capacità di visione il progetto di Neopopolamento finalizzato a rigenerare il territorio mediante l’incontro fra diverse generazioni, fra diverse culture e provenienze e il fare insieme (green community , comunità energetiche ecc) , riuscendo progressivamente, ad allargare il progetto a tutti Comuni della Valle Subequana del Parco regionale Sirente- Velino, creando una stretta coesione e una difficile, ma ambiziosa integrazione fra istituzioni e popolazioni.
Ha coordinato l’incontro Arianna Calderamo che aveva posto ai Sindaci ”virtuosi” tre domande: “Com’era il vostro paese all’inizio dei vostri mandati?, Quali a vostro parere sono state le azioni più significative?, Cosa consigliereste come primo passo a dei Comuni che intendono diventare virtuosi?”
Anche il pubblico è intervenuto a commento delle risposte avute da parte dei Sindaci , con la convinzione che ce la si può fare a cambiare e a migliorare lo sviluppo sostenibile e la qualità della vita dei paesi, ma occorre innanzi tutto individuare con franchezza quali siano gli ostacoli del territorio, non per fare critiche distruttive, ma per riflettere INSIEME (come purtroppo non si è soliti fare perché mancano del tutto occasioni come quella dell’invito (assolutamente benvenut da parte della Pro Loco di Civitella) fra rappresentanti istituzionali e società civile, anche alla luce di esempi virtuosi, attraverso tavoli di lavoro, forum aperti alla popolazione complessiva e strumenti propri di una democrazia partecipativa (Patti di collaborazione ecc ).
A questo proposito , nell’incontro, Roberta Viggiani , presidente dell’Associazione Zoe, impegnata in nuovi e innovativi progetti di dialogo sociale, è intervenuta dicendo che, mancando riflessioni comuni, i conflitti che si generano , non sono solo tra pubblico e privato (a fronte dei quali si possono trovare degli strumenti e il Patto di collaborazione supportato da Labsus ne è uno) , ma anche e soprattutto fra i soggetti privati , in quanto è una categoria complessa formata da abitanti, abitanti ritornanti, nuovi abitanti, turisti, visitatori.
E le questioni sono tante e necessitano di una struttura in grado di fare mediazione e sinergia, facendo evitare che lo schierarsi su proprie posizioni perentorie penalizzi il dialogo costruttivo tra punti di vista diversi.
Eleonora Seimonte ha posto a tutti la difficoltà di trovare soluzioni al grande problema della casa: per chi sceglie di vivere nel territorio – sia giovane nativo , sia giovane proveniente da altri luoghi che desidera scegliere l’Alto Sangro come luogo di vita e d’impegno personale, trovare una casa non è possibile in nessun modo perché è tale il caro vita , che gli abitanti preferiscono tenere le proprie case , vuote per la maggior parte dell’anno, pur di poter guadagnare il più possibile affittandole a caro prezzo nell’alta stagione o in qualche fortunato fine settimana .
Ma queste domande e anche molti altri interrogativi saranno oggetto di prossimi incontri unitari per il territorio dell’Alto Sangro , per i quali oltre quaranta persone desiderano mettersi in gioco. Per il momento è restata in molti l’amara considerazione che un territorio quale l’Alto Sangro ricco non solo di un patrimonio naturalistico straordinario, ma di un enorme afflusso turistico, è caratterizzato da una mancanza di coesione sociale fra paesi e all’interno di uno stesso paese e fra istituzioni e popolazioni, ma anche da una scarsa capacità strategica che non sa guardare “oltre” alla quotidianità e al proprio individualistico interesse, nuocendo terribilmente al bene comune dei paesi e al loro sviluppo nel presente e nel futuro.
Mariapia Graziani
















