In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani, la città di Termoli ha vissuto
un intenso momento di riflessione e confronto sui temi della giustizia, dell’uguaglianza e della protezione delle persone più fragili nei contesti di guerra. L’iniziativa ha posto al centro dell’attenzione della comunità le difficoltà ancora presenti nel cammino verso la piena affermazione dei diritti delle donne a livello globale.
Il convegno Donne, Diritti Negati e Conflitti Armati, organizzato dalla sezione locale della FIDAPA BPW Italy con il sostegno di Amnesty International, AIAF Molise e del Comune di Termoli, ha preso le mosse dall’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
I saluti istituzionali hanno dato spessore all’apertura dei lavori: la Presidente Nazionale della FIDAPA BPW Italy, Anna Maria Elvira Musacchio, il Sindaco Nicola Balice e la Presidente della sezione di Termoli Matilde Tartaglia che ha sapientemente guidato e moderato l’incontro.
Il dibattito si è concentrato sulle violazioni sistematiche che colpiscono donne e bambini nelle aree segnate dai conflitti armati.
Erika Cieri, referente territoriale di AIAF Molise, ha offerto una riflessione sui regimi teocratici che annullano la libertà femminile, relegando le donne ad una condizione di subordinazione giuridica e sociale. È stato ricordato come nonostante la Dichiarazione Universale del 1948 sancisca diritti inalienabili per ogni individuo, in molti Paesi tali principi restino ignorati, soprattutto
laddove la legge religiosa prevale su quella civile.
Gli esempi più drammatici sono stati quelli di Afghanistan e Iran: nel primo, i Talebani hanno imposto un vero e proprio apartheid di genere, cancellando istruzione, lavoro, libertà di movimento e autonomia femminile; nel secondo, la morte di Mahsa Amini, vittima della repressione iraniana, ha acceso una rivoluzione guidata dalle donne, brutalmente annientata dal regime. Lo slogan Donna, vita, libertà è stato ricordato come simbolo universale della resistenza contro l’oppressione patriarcale e come monito a difendere i valori democratici ovunque.
Significativo anche l’intervento di Renata De Rugeriis (docente dell’Università di Macerata
e membro del Comitato consultivo internazionale di Amnesty International – Sezione italiana) che ha ha richiamato l’attenzione sulla condizione delle donne nei conflitti armati, definendola una delle violazioni più gravi e persistenti dei diritti umani. Come evidenziato dai rapporti di Amnesty International, la violenza sessuale continua ad essere utilizzata come arma di guerra: stupri, schiavitù sessuale e torture sono documentati in numerosi scenari contemporanei, dal Sudan alla Palestina, fino al Tigray, con l’obiettivo di terrorizzare le comunità e spezzarne la coesione.
La relatrice ha sottolineato che queste violenze non sono effetti collaterali, ma strumenti deliberati di dominio e cancellazione culturale. Nei contesti bellici, le donne affrontano rischi specifici: discriminazioni nell’accesso alle cure, attacchi alle strutture sanitarie e ostetriche, aumento della violenza domestica ed economica, responsabilità familiari aggravate dalla fuga e dalla perdita delle reti sociali. Il risultato è una regressione profonda dei diritti fondamentali, confermata dal Rapporto annuale di Amnesty.
Accanto alla dimensione della vittimizzazione, De Rugeriis ha voluto mettere in luce anche il ruolo attivo delle donne come costruttrici di pace: attiviste, mediatrici, leader comunitarie spesso escluse dai tavoli negoziali nonostante la loro esperienza diretta dei bisogni delle comunità. In questo senso, ha richiamato la centralità della Risoluzione ONU 1325 Donne, pace e sicurezza che chiede una partecipazione effettiva delle donne ai processi di pace.
Tra le immagini mostrate, significativa quella di Eleanor Roosevelt, che guidò la redazione
della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU), oggi tradotta in oltre 500 lingue. La relatrice ha inoltre ricordato alcune figure femminili che, sopravvissute a conflitti e persecuzioni, hanno trasformato la propria esperienza in impegno civile, fino a ricevere il Premio Nobel per la Pace: Rigoberta Menchú Tum, Leymah Gbowee, Malala Yousafzai, Shirin Ebadi, Berta Cáceres, Nadia Murad e altre protagoniste delle lotte per i diritti.
De Rugeriis ha concluso ribadendo il principio guida del suo intervento: la pace non coincide con l’assenza di guerra, ma con la presenza di diritti, rispetto ed educazione.
A chiudere il convegno è stata Anna Maria Elvira Musacchio, Presidente Nazionale della
FIDAPA BPW Italy, con un intervento conclusivo incisivo e prezioso. Le sue parole hanno rilanciato con forza l’impegno dell’Associazione per la promozione dei diritti umani e della parità di genere, riaffermando il ruolo della Fidapa come voce autorevole e costante nella tutela dei valori universali di libertà, uguaglianza e rispetto.
Degna di nota anche la lettura di un passo da Sesso inutile di Oriana Fallaci, proposta con grande intensità dalla socia Fidapa Franca Sciarretta. Un momento particolarmente coinvolgente, che ha richiamato
l’attenzione del pubblico sulla condizione femminile nel mondo attraverso parole di forte impatto e sempre attuali.
L’iniziativa della Sezione di Termoli della Fidapa si è così confermata un’occasione importante di riflessione collettiva, capace di riportare al centro del dibattito pubblico le vite e le voci delle donne nei conflitti. Un incontro che non si è limitato all’analisi, ma ha invitato a una responsabilità condivisa: riconoscere che dignità, libertà e pace non sono conquiste astratte, bensì diritti universali da difendere ogni giorno, con consapevolezza ed impegno civile.
























