Il futuro del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise passa dalla capacità di tenere insieme le legittime aspettative delle comunità che lo abitano. È questo il fulcro della prima intervista concessa ad Amolivenews da Aldo Di Benedetto (sindaco di Barrea), neo presidente della Comunità del Parco, subentrato ad Antonio Di Santo (sindaco di Opi), chiamato a rappresentare 24 comuni distribuiti tra tre regioni e tre province.
La sua conoscenza del territorio e delle problematiche che lo attanagliano le conosce bene: Di Benedetto è stato direttore del Parco dal 2001 al 2008. Oggi torna a occuparsi di quest’area protetta in una veste diversa, con la consapevolezza delle difficoltà che attraversano soprattutto i piccoli centri montani: spopolamento, fragilità economiche e necessità di nuove prospettive.
Nell’intervista affronta le priorità del mandato, indicando nell’ascolto degli amministratori e delle popolazioni, nel dialogo istituzionale e nella condivisione delle scelte i presupposti per trasformare le esigenze locali in una programmazione concreta. E qui entra in gioco il Piano del Parco, arrivato al traguardo dopo oltre 25 anni, e con il Piano socio-economico, sul quale si gioca una partita decisiva per individuare interventi, risorse e opportunità di sviluppo.
Ma quale modello economico può garantire un futuro a questi territori senza comprometterne gli equilibri ambientali? Di Benedetto porta il confronto oltre i confini dell’area protetta: il valore dei servizi ecosistemici, dal patrimonio forestale alla capacità di assorbire anidride carbonica, fino alla disponibilità di risorse idriche di qualità. E rilancia il tema del riconoscimento concreto del contributo che questi territori offrono all’intera collettività, insieme alla necessità di strumenti capaci di sostenere chi vive e lavora nelle aree montane.
Tradizioni locali, investimenti, attività compatibili con la conservazione e misure fiscali più favorevoli entrano così nel ragionamento sulle prospettive delle comunità del Parco. Resta però il nodo più difficile da sciogliere: il rapporto tra la presenza della fauna selvatica e le esigenze di agricoltori e allevatori, chiamati a confrontarsi quotidianamente con i danni causati dalla fauna selvatica che stanno mettendo al tappetto diverse aziende zootecniche.
Quattro domande per capire quale direzione il nuovo presidente intenda imprimere al suo mandato e come immagina il futuro di un territorio che non può essere soltanto un simbolo di eccellenza naturalistica, ma deve continuare a essere anche un luogo in cui vivere, lavorare e costruire opportunità.













