Una situazione che pesa soprattutto sulle famiglie con redditi bassi, sugli anziani e sui pensionati, costretti spesso a spendere una parte importante delle proprie entrate soltanto per raggiungere i luoghi di lavoro, gli ospedali e gli uffici pubblici. Al caro carburanti si aggiungono le bollette, l’aumento del costo della vita e la mancanza di servizi vicini alle abitazioni.
A lanciare l’allarme è la CGIL della provincia dell’Aquila, che in una nota diffusa ieri a firma di Silvano Di Pirro (segretario di RFC Alto Sangro) e Roberto Marelli (segretario CGIl Provincia dell’Aquila) chiama l’attenzione sulle difficoltà quotidiane di chi vive nei piccoli centri montani e nelle zone più lontane dai principali servizi.
Il problema non riguarda soltanto il prezzo della benzina e del gasolio. In un territorio caratterizzato da distanze importanti e collegamenti pubblici insufficienti, l’automobile è spesso una necessità. Rinunciarvi significa rischiare di non poter raggiungere il posto di lavoro, accompagnare un familiare a una visita medica o sbrigare pratiche indispensabili.
Secondo i dati richiamati dal sindacato, la provincia dell’Aquila si colloca tra quelle con la spesa più elevata per i trasporti, con una media di circa 183 euro al mese per famiglia destinati al carburante.
Una cifra che, con i rincari degli ultimi anni, rischia di diventare ancora più pesante per chi ha entrate limitate. Sanità, spostamenti sempre più difficili Tra le questioni più urgenti c’è quella della sanità.
La carenza di servizi sul territorio e le lunghe liste d’attesa costringono molti cittadini a spostarsi anche per esami diagnostici che, in un sistema più vicino alle persone, potrebbero essere effettuati senza affrontare viaggi impegnativi. La CGIL porta alcuni esempi concreti: per un ecocolordoppler venoso agli arti inferiori, chi vive nell’Aquilano o nella Valle Peligna può essere costretto a raggiungere l’ospedale di Avezzano.
Lo stesso accade per diverse ecografie, mentre per altri esami può essere necessario recarsi all’Aquila o in Marsica.
Non si tratta soltanto del tempo perso durante il viaggio. Bisogna considerare il costo del carburante, l’eventuale necessità di farsi accompagnare e le difficoltà che incontrano soprattutto le persone anziane o chi non dispone di un’automobile. Quando una visita specialistica richiede decine di chilometri e mesi di attesa, il diritto alla salute rischia di trasformarsi in una spesa che non tutti possono sostenere. È questo uno degli aspetti più preoccupanti evidenziati dal sindacato.
Le difficoltà riguardano anche gli altri servizi essenziali. La CGIL segnala che il 74,1% dei comuni della provincia dell’Aquila è privo di sportelli bancari: soltanto 28 comuni su 108 dispongono ancora di almeno uno sportello attivo. Un dato che racconta bene la condizione di molti piccoli centri, dove la progressiva scomparsa dei servizi rende sempre più complicata la vita quotidiana. Per chi ha poca dimestichezza con gli strumenti digitali, in particolare per gli anziani, anche una semplice operazione bancaria può diventare un problema.
Scuola, uffici postali, banche, trasporti e assistenza sanitaria sono elementi fondamentali per mantenere vive le comunità. Quando vengono meno, le conseguenze non si limitano ai disagi dei residenti: diminuisce l’attrattività dei paesi, aumentano le difficoltà per le attività economiche e diventa più complicato convincere le famiglie a restare.
Bollette e rischio povertà energetica
A rendere il quadro ancora più difficile è l’aumento delle spese per l’energia, particolarmente pesante con l’avvicinarsi dell’inverno. Nelle aree montane, dove il freddo impone un maggiore ricorso al riscaldamento, il costo delle bollette può incidere in maniera significativa sul bilancio familiare.
La CGIL richiama l’attenzione anche sul rischio di povertà energetica, che interessa in misura maggiore le famiglie economicamente fragili. Quando una parte consistente del reddito viene assorbita da carburante, luce e riscaldamento, restano meno risorse per alimentazione, cure e altre necessità.
A pagare il prezzo più alto sono coloro che hanno minori possibilità di scelta: chi deve utilizzare l’auto perché non esistono alternative valide, chi necessita di controlli medici frequenti e chi vive in paesi dove i servizi sono ormai ridotti al minimo.
Per il sindacato dei lavoratori non bastano interventi occasionali. Serve un piano capace di affrontare insieme il caro vita, la mobilità, la sanità territoriale e la progressiva perdita dei servizi. Si chiede di potenziare il trasporto pubblico, ridurre le liste d’attesa, riportare i servizi più vicini ai cittadini e sostenere economicamente le persone che vivono nelle zone più isolate.
Tra le proposte indicate figurano anche misure fiscali di vantaggio e interventi a tutela del potere d’acquisto di salari e pensioni. La richiesta è rivolta alle istituzioni regionali e nazionali, chiamate a investire con maggiore decisione nei territori montani e periferici.
Il punto centrale è semplice: vivere in un piccolo comune non può significare pagare di più per avere meno servizi. Se raggiungere un ospedale, una banca o il posto di lavoro diventa un costo sempre più difficile da sostenere, il rischio è che altre famiglie scelgano di trasferirsi altrove. Per questo, secondo la CGIL, contrastare lo spopolamento significa prima di tutto garantire condizioni di vita dignitose a chi abita nelle aree interne.
Senza trasporti adeguati, assistenza sanitaria accessibile e servizi di prossimità, mantenere vive queste comunità diventa una sfida sempre più difficile.

















