É una raccolta poetica in lingua con traduzione a fronte in italiano e inglese. Vissuta per alcuni anni in Australia, Silvia Scarpone, laureata in lingue e con un bagaglio di esperienze culturali, torna in Italia e nel suo paese, coltiva e realizza il desiderio di dare alla sua lingua materna un posto di prestigio nella sua formazione oltre che nel cuore. Nobilita la lingua degli arbëreshë del suo paese natale Montecilfone, hora.
Nelle sue composizioni poetiche sceglie parole semplici e comuni e che nella dimensione del verso assumono musicalità, altezza e tono .Il filo conduttore della silloge è il ritorno, le radici (rrënjënt), l’amore del paese (dhashurija).
Radici è la parola che dá titolo al libretto ma si accompagna a pensieri sul vento Vareja, la sera, Mbrëmja, il sogno, Ēndra, il profumo di casa, Era shpis , e di seguito, liriche che coniugano cuore, passione e amore per i classici versi della tradizione canora arbëreshe dove l’aquila, Shkiponja, e il falco, Qifti, sono simbolo ed emblema del paese delle Aquile come è detta anche l’Albania in Italia e pilastri della lingua dei padri tramandata oralmente nel solco del tempo e delle generazioni.
Parole che portano con sé miti, leggende storie di intere popolazione che di essa si sono nutriti e la cui forza ha sfidato i secoli Una lingua di ferro , Gljuh hekur, scrive Silvia in un brano che compone la raccolta.
Un plauso all’autrice per questo libretto e per il proposito di continuare, da lei espresso anche nella recente intervista di Artur Nura, corrispondente da Tirana di Radio Radicale.
Fernanda Pugliese
















