Costruire un modello turistico riconoscibile, radicato nel territorio e capace di coniugare spiritualità, cultura e sviluppo locale. È questo l’obiettivo emerso dal confronto promosso a Guardiaregia dalle Pastorali del Turismo della Conferenza Episcopale Abruzzo e Molise, che hanno riunito operatori e rappresentanti ecclesiali per delineare una strategia condivisa per il futuro delle due regioni.
Al centro del dibattito, il ruolo crescente dei cammini religiosi e del turismo lento, considerati strumenti strategici per valorizzare il patrimonio ambientale, storico e spirituale di Abruzzo e Molise. Un percorso in linea con l’attenzione che la Conferenza Episcopale Italiana dedica al settore attraverso il proprio Ufficio nazionale per la pastorale del turismo.
Il cammino non è soltanto un itinerario fisico, ma un’esperienza relazionale e interiore: un tempo scandito dal passo, dal silenzio o dalla condivisione, capace di favorire dialogo, contemplazione e riscoperta del territorio. Borghi, chiese, paesaggi e tradizioni diventano così parte integrante di un viaggio che invita a rallentare e a guardare con occhi nuovi ciò che spesso sfugge alla frenesia quotidiana.
In Molise una rete di percorsi è già operativa. Tra questi spiccano il Cammino dell’Acqua, promosso dalla diocesi locale e ufficialmente registrato, e il Cammino delle Chiese Romaniche, che mette in rete un diffuso patrimonio artistico e spirituale. Una crescita significativa che, tuttavia, richiede ora una governance più strutturata. Dal confronto è emersa la necessità di una legge regionale capace di armonizzarsi con la recente normativa nazionale sui cammini, approvata nei giorni scorsi, per garantire coordinamento, standard qualitativi e nuove opportunità di finanziamento.
Anche l’Abruzzo conferma la propria vocazione al turismo dei cammini, in particolare nell’area della Diocesi di Sulmona-Valva, tra Altopiani Maggiori, Valle Peligna e Alto Sangro, dove eremi, abbazie e santuari si intrecciano con itinerari naturalistici di grande suggestione. Un patrimonio che dialoga con quello molisano, accomunato da paesaggi montani, piccoli centri e tradizioni radicate.










