Nella Cattedrale SS. Trinità di Campobasso tornano a risuonare le note di una delle composizioni più rappresentative della memoria cittadina: il canto sacro Oh! Di Gerico Beata, realizzata nel 1890 (1891 per Letizia Bindi e Giovanni Mascia) dal Maestro De Nigris, Nel corso del tempo l’opera è diventata un simbolo della devozione locale, conosciuta da tutti come “Zuchétazù”, appellativo nato dal caratteristico scambio ritmico tra violini e contrabbasso che ne scandisce i passaggi e diventa parte integrante dell’identità culturale campobassana.
Fin dalla sua prima esecuzione, avvenuta proprio nella Cattedrale di Campobasso, il canto ha goduto di grande considerazione. Manifesti del 1912 testimoniano che, per garantire l’eccellenza dell’interpretazione, veniva chiamato un tenore da Napoli, poiché in città all’epoca non erano presenti voci ritenute adeguate alla solennità dell’appuntamento.
Questa tradizione, ancora oggi tra le più sentite del periodo quaresimale, trova il suo fulcro nel Settenario dell’Addolorata. Anche quest’anno la Cattedrale è gremita in ogni spazio, con una partecipazione straordinaria di fedeli che, sera dopo sera, accorrono per lasciarsi trasportare dalle melodie intense e raffinate del Maestro De Nigris.
A dirigere magistralmente orchestra, coro e solisti è il Maestro Antonio Colasurdo, custode appassionato di questa eredità musicale. L’edizione di quest’anno è stata impreziosita da una corale imponente, circa settanta voci, che ha cantato con intensità, precisione ed evidente coinvolgimento emotivo. Ogni componente ha partecipato con espressione autentica, qualità condivise anche dai musicisti dell’orchestra, tutti pienamente immersi nell’interpretazione e capaci di sostenere con professionalità e calore l’intera esecuzione.

Un ruolo decisivo è stato svolto anche dai solisti: Anna Maria De Palma e i Maestri Nello Toti e Rosario Presutti hanno offerto interpretazioni di grande raffinatezza. Le loro voci, sicure, espressive e ricche di colore, hanno aggiunto ulteriore forza emotiva al percorso musicale del Settenario, rendendo ancora più coinvolgente questo momento di preparazione alla Pasqua.
Lo Zuchétazù quindi non è soltanto una composizione sacra: è un patrimonio condiviso, un suono che attraversa le generazioni e che ogni anno rinnova il legame profondo tra Campobasso, la sua storia e la sua fede.














