Una grande tavolata nel cuore del borgo, piatti preparati nelle case, generazioni diverse sedute una accanto all’altra e una giornata interamente dedicata alla convivialità. È questo il bilancio della prima edizione di “MagnaFoci”, l’iniziativa promossa da Fondazione Foci il 15 agosto in Piazza Santa Lucia, nel piccolo centro di Foci, frazione di Cerro al Volturno.
Il pranzo comunitario ha fatto registrare il tutto esaurito, trasformando la piazza antistante la chiesa in uno spazio di incontro e condivisione. La formula era semplice e profondamente legata alla tradizione: ogni partecipante ha portato da casa le proprie pietanze, contribuendo alla realizzazione di una grande tavola collettiva.
Un modo per trascorrere insieme il Ferragosto, ma anche per rafforzare quel senso di appartenenza che continua a legare gli abitanti di Foci alle persone che, pur vivendo altrove, tornano nel paese soprattutto durante l’estate e in occasione delle ricorrenze.
La giornata è proseguita in serata con la “Cena con delitto”, che ha coinvolto i partecipanti in una storia fatta di personaggi, indizi e colpi di scena. Un secondo momento di socialità e divertimento che ha completato una manifestazione pensata per mettere in relazione residenti, giovani, famiglie e persone originarie del borgo.
Al di là della festa, MagnaFoci ha rappresentato anche un’occasione per far conoscere una realtà ancora poco nota al di fuori del territorio.
Foci è uno dei tredici nuclei abitativi che compongono il Comune di Cerro al Volturno. Situato a circa 793 metri di altitudine, a poco più di sette chilometri dal centro comunale, il borgo è inserito nel paesaggio montano dell’Alto Volturno.
Nel centro abitato si trovano la piccola chiesa, le case, le strade e gli spazi comuni che restituiscono l’immagine di una comunità appenninica costruita nel tempo attraverso relazioni, lavoro e tradizioni. Nei dintorni si trova anche la sorgente Acquara, elemento legato alla storia e alla vita quotidiana del territorio.
Particolarmente sentite sono le tradizioni religiose e popolari, dalle celebrazioni del 22 agosto in onore della Madonna dell’Incoronata agli appuntamenti dedicati a Santa Lucia. Forte resta anche l’identità agricola e pastorale del paese, legata alle coltivazioni di montagna, alla produzione casearia e a una cultura del lavoro e della solidarietà tramandata tra le generazioni.
Come accaduto in numerosi piccoli centri delle aree interne, anche Foci ha dovuto fare i conti con lo spopolamento. Molte famiglie hanno lasciato il paese per trasferirsi altrove, senza però interrompere il rapporto con il luogo d’origine. Il ritorno estivo e quello in occasione delle feste tradizionali rappresentano ancora oggi un momento importante per ricomporre una comunità che va oltre i residenti.
«Foci è un luogo che molti, persino in Molise, ancora non conoscono. Eppure racchiude tutto ciò che rende preziosi i nostri piccoli paesi: paesaggio, memoria, tradizioni, relazioni autentiche e un fortissimo senso di appartenenza», sottolinea William Turcinovic, presidente di Fondazione Foci. «Con MagnaFoci abbiamo voluto accendere una luce su questa comunità e dimostrare che anche un piccolo borgo può diventare luogo di incontro, creatività e partecipazione».
Proprio dalla volontà di valorizzare questo patrimonio nasce Fondazione Foci, realtà costituita da cittadini e persone legate al paese che hanno deciso di mettere competenze, idee e tempo a disposizione della comunità.
L’associazione punta alla valorizzazione sociale, culturale, turistica e ambientale di Foci e del territorio di Cerro al Volturno. Tra gli obiettivi figurano la tutela delle tradizioni, la promozione di iniziative, il coinvolgimento delle nuove generazioni, la cura degli spazi comuni, la valorizzazione del patrimonio locale e l’utilizzo dell’innovazione per mantenere vivo il rapporto anche con chi vive lontano.
L’ambizione è quella di costruire una rete che coinvolga residenti, persone originarie del paese, istituzioni, associazioni e attività economiche, trasformando Foci da semplice luogo della memoria in una comunità capace di progettare il proprio futuro.
«Quando si parla dei piccoli paesi del Molise, troppo spesso lo si fa soltanto attraverso le parole spopolamento e abbandono», spiega Turcinovic. «Noi vogliamo provare a cambiare prospettiva. Non possiamo ignorare le difficoltà, ma possiamo partire da ciò che ancora esiste: le persone, i legami, le tradizioni e la volontà di fare. Fondazione Foci nasce proprio per raccogliere queste energie e trasformarle in progetti concreti».
E l’obiettivo, sottolinea il presidente, non è limitarsi all’organizzazione di manifestazioni.
«Vogliamo costruire una presenza stabile al servizio del paese, promuovere il territorio, prenderci cura degli spazi comuni, creare opportunità per i giovani e far sentire coinvolte anche le tante persone che vivono fuori, ma continuano a considerare Foci casa propria».
La riuscita di MagnaFoci è stata resa possibile anche grazie al lavoro di volontari, collaboratori e cittadini, impegnati nell’allestimento della piazza, nell’organizzazione delle attività e nell’accoglienza dei partecipanti.
«MagnaFoci è nata da un’idea molto semplice: ricordarci che un paese continua a vivere quando le persone scelgono di esserci, di incontrarsi e di fare qualcosa insieme», afferma Turcinovic. «Vedere Piazza Santa Lucia piena, con più generazioni sedute alla stessa tavola, è stata un’emozione straordinaria. Questa non è stata la festa di un’associazione, ma la festa di un’intera comunità».
Il successo della prima edizione rappresenta ora un punto di partenza. Fondazione Foci guarda già alle prossime iniziative e alla possibilità di trasformare MagnaFoci in un appuntamento stabile del calendario estivo, facendolo crescere senza perdere la sua dimensione popolare.
«Vogliamo che MagnaFoci cresca anno dopo anno, senza perdere la sua caratteristica più importante: la capacità di far sentire ciascuno parte di qualcosa», conclude il presidente. «Il futuro dei piccoli paesi non può essere affidato soltanto ai ricordi. Deve essere costruito attraverso la partecipazione, nuove idee e la volontà di prenderci cura, insieme, dei luoghi ai quali apparteniamo».

















