
Avrei potuto aprire questa breve intervista nel modo più logico, ossia parlando del Corso di Qualificazione Professionale per Sommelier di 1° Livello che si terrà dal 3 novembre al 18 dicembre p.v. presso l’Hotel La Bussola di Amalfi.
Un calendario fitto che, con l’approfondimento di argomenti come viticoltura, tecnica della degustazione e corretta temperatura di servizio dei vini, intende qualificare la figura del sommelier e valorizzare oltre al vino, l’intero panorama dei prodotti alimentari e tipici.
Tuttavia con Antonio Amato, referente AIS Campania Delegazione Costa d’Amalfi, c’è una stima di lunga data e la sua professionalità, pacata ed instancabile, meritava qualche parola di più e, soprattutto, la sua voce.
Così mi lascio accompagnare dalla sua esperienza e professionalità, come spesso ha fatto quando ci siamo fortunatamente incontrati nel corso di eventi di grande valore culturale, dal Ravello Festival, a Calici di Stelle, fino ad una sera di Jazz, vino e band della Nato.

Antonio, il mondo del vino continua a fare proseliti e sempre più spesso tra i giovani. In base alla tua lunga esperienza, cosa affascina tanto dell’enologia? “Sono convinto che ciò che attrae maggiormente è la viticoltura. In un certo senso è un ritorno alla terra, un viaggio ancestrale verso le radici e la storia di un territorio, o di una famiglia.
Un tempo la produzione di vini era legata al ceto nobile, oggi tutti hanno la possibilità di produrre vino e, indubbiamente, anche il supporto della tecnologia ha reso il mondo del vino molto più accessibile.
Tanti giovani intraprendono un percorso di studi, come quello della facoltà di Agraria, che permette di specializzarsi in enologia, ad esempio. Per un territorio come quello della Costiera Amalfitana, il vino rappresenta una grande opportunità di lavoro. La richiesta di sommelier è sempre più alta, al punto che spesso non siamo in grado di soddisfarla. E le persone che frequentano i corsi fanno capire anche l’orientamento di un territorio. In città come Napoli o Salerno, spesso si tratta di professionisti di altri settori che, per hobby o per pura passione, decidono di iscriversi. Nel nostro territorio, ben il 90% delle persone che si iscrivono è composto da addetti ai lavori e da professionisti del settore turistico”.
L’AIS è in prima linea sul fronte della formazione: oggi quali sono le tre caratteristiche fondamentali richieste ad un perfetto sommelier? “Sicuramente la voglia di apprendere, la passione e poi, requisito imprescindibile, il non sentirsi mai arrivati. Bisogna sempre essere convinti di poter imparare ancora di più. Questo è un settore in continua evoluzione, con volumi di affari molto alti ,come appunto dimostra la Costiera Amalfitana: qui si vendono vini per milioni di euro e il nostro territorio viene visto dai produttori, e a ragione, come una vetrina di grandi opportunità”.
Quanto contano intuito e sensibilità nel consigliare il vino giusto. e quanta percentuale invece va affidata alla tecnica e all’esperienza? “Direi che le due cose vanno di pari passo. Sicuramente la padronanza e la conoscenza sono fondamentali, bisogna provare i prodotti. Ma al ristorante il vino devi saperlo raccontare, dico sempre che, se sai raccontare la storia, hai venduto il vino. Inoltre non si tratta solo di consigliare, quanto piuttosto di creare l’abbinamento giusto, si diventa anche un po’ psicolo quando si arriva al tavolo perché bisogna intuire il momento, lo stato d’animo, l’atmosfera e scegliere in base a quella specifica situazione.”
Come è cambiato nel corso degli anni il mondo dell’enologia? “Sicuramente il primo cambiamento è stata l’evoluzione delle tecniche. E poi la nascita di tante piccole aziende il cui numero è cresciuto in maniera esponenziale .Un tempo esistevano solo le grandi aziende che acquistavano le uve dai piccoli produttori: oggi tanti piccoli produttori hanno scelto di imbottigliare realizzando strutture davvero interessanti. Questo consente ai sommelier di poter scegliere tra tanti prodotti provenienti da territori diversi. Ovviamente le grandi aziende fanno sempre da traino per il territorio stesso e per i produttori più piccoli”.
Oggi i produttori si trovano ad affrontare sfide non facili: come si potrebbe supportarli maggiormente? “Non si può negare un certo calo nelle vendite anche perché il vino in un certo senso è stato demonizzato e quasi bandito dalla dieta mediterranea. Va ricordato sempre che il vino è uno strumento potentissimo di promozione del territorio e l’impegno e il supporto ai produttori devono andare proprio in questa direzione. Il sostegno è fondamentale, poi saranno i produttori stessi a ripagare scegliendo la qualità a dispetto della quantità”.
So che conosci una miriade di produttori e di vini, e che il tuo rapporto è spesso fatto di amicizia e non solo di legami professionali. Non ti chiedo un nome, ma ti chiedo la storia di un produttore che ti è rimasta nel cuore. “Raccontare un solo episodio è riduttivo, e anche complicato. Mi piacciono le storie legate al territorio, adoro i produttori che, nonostante i sacrifici e le difficoltà, portano avanti il prodotto, quelli che per emergere ci mettono una vita intera. Adoro chi si sporca le mani di terra, chi ha coraggio, chi ha pazienza e tenacia”.
Antonio Amato non mi fa un nome, non me lo farà mai. Ma forse quell’unico nome è in realtà il nome di tanti. Tuttavia ci capiamo, anche senza dire oltre. E questo accade quando, come nel mio caso, si ha l’opportunità di parlare con un professionista imparziale, corretto, appassionato. Quel nome o quei nomi che tace sono il paradigma di un mondo fatto di produttori che amano ciò che fanno e dove sono. E non è forse questo il segreto della felicità?
Emilia Filocamo


















