
In tutta questa intervista, che è ovviamente incentrata sull’edizione 2026 del Campionato di Pizza Doc di Paestum che si terrà presso il Next l’ex Tabacchificio dal 10 al 12 novembre, non saremo soltanto io e l’intervistata, Mena Giaccoli, organizzatrice del prestigioso contest ma ci sarà anche una figura, quella del Presidente, di Antonio, fratello di Mena, purtroppo scomparso, che aleggerà come punto di riferimento, di esempio, di origine, di convergenza, sia affettiva che professionale.
Non è stata una sensazione strana essere sostanzialmente in tre , anzi, ad ogni risposta di Mena, ho capito, senza troppe difficoltà, che la gara che si avvierà tra pochi giorni è molto di più dell’evento in sé stesso. È il risultato di un progetto di famiglia, nato da un’intuizione più che felice, di una volontà di donarsi agli altri e al territorio partendo dal cibo, dalla gastronomia e di farne non solo un’occasione di incontro e confronto, ma soprattutto di formazione, di divulgazione, di ricerca, di miglioramento, di futuro.
Mena nomina Antonio più volte, come è giusto che sia, e come una bussola guarda a lui per l’edizione che verrà e per tutto quello che sarà.
Mena, i contest, soprattutto in ambito gastronomico, sono molto frequenti e ormai una costante. Cosa ritieni abbia in più o di diverso il vostro Campionato?
Questa è una domanda che ci è stata posta molte volte e a cui forniamo sempre la stessa risposta. Oltre ad alcuni dettagli, dalla giuria nascosta all’app. per il voto, entrambi rappresentano forse un unicum per il nostro contest, quello che ci differenzia sono le relazioni e la rete che si crea. Una rete che non si ferma e limita alla gara ma che travalica l’ambito e abbraccia più persone, non solo i concorrenti ma anche i professionisti che si ritrovano per la gara. Per tre giorni, per chi decide ad esempio di partecipare a più sessioni, visto che è possibile accedere a ben 23, si resta insieme, si cena insieme, si esce insieme e allora non prevale solo la parte competitiva e si fa squadra al di là delle classifiche e dei risultati.
Avrai assaggiato centinaia di pizze. Secondo te, qual è l’elemento che rende una pizza davvero vincente? La tradizione, la qualità degli ingredienti o la tecnica?
Tutte le cose nominate sono assolutamente necessarie, anzi direi indispensabili. Tuttavia ne manca una: la passione. La tradizione è preziosa perché ti ricorda sempre da dove vieni, gli ingredienti ti danno l’equilibro, e la tecnica ti fornisce un supporto fondamentale. Ma la passione è l’elemento che ti dà il balzo in più, che ti porta a guardare oltre e a creare la tua pizza identitaria, la tua firma. Se ci metti il cuore, inutile negarlo, fai la differenza.
Hai preso a cuore l’organizzazione e il timone di questo evento nato con tuo fratello: al di là della responsabilità e delle volontà di continuare un suo progetto, cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo dell’enogastronomia?

Antonio ha creato un’azienda di famiglia . Il nostro obiettivo è sempre stato quello di formare i pizzaioli, ossia di dare al pizzaiolo anche una veste professionale perché l’esperienza è importante ma ormai la formazione è necessaria. Anche nelle scuole, il comparto pizza non emerge più di tanto: noi forniamo docenti specializzati appunto sulla pizza alle varie scuole di formazione.
Ciò che mi ha convinto è che quando parliamo di cibo, specie in Italia, non ci fermiamo mai solo a quello. Si parla di territorio, di affetti, di persone che si ritrovano, di passione. E poi dietro ogni pizzaiolo ci sono una storia, una scelta, dei sacrifici, anche solo il fatto di svegliarsi all’alba per fare un impasto o di lavorare nei giorni di festa. Ogni sapore diventa ricordo e specchio della tradizione, di una famiglia.
C’è una gara che ricordi con particolare affetto?
Limitarmi ad una sola gara specifica è riduttivo, oltre che complesso. Ogni gara è caratterizzata da tanti aspetti e da tante emozioni: se i professionisti sono maniacali nella preparazione, soprattutto quando ti confronti con pizzaioli che arrivano ad esempio dalla Corea del Sud, e resti lì ad ammirarli, sai invece che i Lovers, gli amatori, altra categoria, sono più apprensivi e tendono a fare mille domande per assicurarsi che tutto sia a posto. E poi gareggiano anche i bambini e quelle sono emozioni davvero intense.
Cosa ti aspetti dall’edizione 2026? E quali le novità, se ci sono?
Questa è sicuramente un’edizione molto particolare. È il primo anno senza Antonio, il Presidente, e si avverte un peso diverso, intenso. Qualcosa che non avvertiamo solo noi familiari ma quanti hanno amato Antonio e gli sono riconoscenti. Veniva definito “il visionario” perché, attraverso la formazione, ha dato opportunità a tante persone. Dunque il peso emotivo è sicuramente molto presente. Per le novità, posso dirti che c’è stata la conferma dei trofei introdotta lo scorso anno.
L’abbinamento pizza- vino e pizza – cocktail ha riscosso e sta riscuotendo ottimo successo. Inoltre quest’anno abbiamo introdotto il passaporto riservato ai concorrenti e anche ai visitatori. Verrà dato un bollino del campionato 2026 e il passaporto viene anche arricchito dai timbri delle aziende partecipanti. Si potrà portare a casa e poi riportarlo per completarlo con i bollini delle nuove edizioni e con altri timbri. Sarà un ricordo fisico della gara, tangibile, ma anche una sorta di vero e proprio album dei ricordi.
Poi ci saranno un’area lounge e un’area expò che saranno gestite direttamente da noi e che serviranno per accogliere gli ospiti e i visitatori. Ogni cosa sarà in fieri, amiamo programmare ma anche lasciarci trasportare dal momento, accadranno tante cose che saranno costruite proprio lì sul posto grazie alle relazioni di cui parlavo prima.
La pizza è il simbolo del nostro Paese ma anche di un certo modo di stare insieme, di essere felici. Se dovessi realizzare una pizza in cui gli ingredienti sono valori e speranze, che tipo di pizza sarebbe?
Mio fratello ha sempre detto che la nostra è un’azienda di valori e non di valore e credo che questa frase risponda perfettamente la tua domanda. E sicuramente questi valori si traducono in attenzione al prossimo, in generosità, in rispetto delle capacità e scelte altrui, in supporto e sostegno. Mai, non mollare mai è un motto di mio fratello che è riportato nel campionato, un altro dei suoi motti iconici è “ mettici sempre il cuore, al resto ci pensa la vita”. Sono frasi che lui usava e che ormai sono parte del contest.
Pensa che su iniziativa di mio fratello, al contest partecipa un tatuatore che realizza il logo pizza Doc, gratuitamente. Oggi sono 84 le persone nel mondo che hanno questo logo e chi vuole potrà farlo anche nella nuova edizione.
Come vedi ciò che conta non è soltanto la gara in sé ma il dopo, quello che vivi attraverso i contatti, la rete, quello che ti porti a casa come esperienza. Inoltre, sempre per una questione di rispetto, tuteliamo chi non vince svelando solo le prime posizioni della classifica finale per evitare di incidere negativamente sul business di chi magari si classifica ultimo. Spesso in una gara intervengono tante dinamiche che possono pregiudicarla e molti dei concorrenti hanno un’attività che gli permette di mandare avanti la famiglia, non possiamo certo permetterci di pregiudicarla per un esito del contest.
Siamo stati anche criticati per questa scelta ma non cambiamo rotta: è una questione di rispetto, come ti dicevo. Mena non lo dice ma sono certa che anche dietro quest’ultima scelta, assolutamente apprezzabile, ci sia Antonio, il Presidente, ci siano i suoi sogni di visionario, la sua intuizione, il suo lavoro. E sarà così sempre, perché quando un sogno è davvero grande e vincente, non ci sono assenze ma soltanto nuovi modi per essere ancora insieme.
Emilia Filocamo
















