«Siamo frangibili. Tutti». Poche parole, tratte dal film Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese, capaci di racchiudere un messaggio tanto semplice quanto profondo: la fragilità appartiene a ciascuno di noi e riconoscerla può diventare il primo passo per costruire relazioni più autentiche, fondate sull’ascolto, sulla comprensione e sulla cura reciproca.
È proprio da questa consapevolezza che nasce l’iniziativa dedicata alla Comunicazione Nonviolenta (CNV), in programma a Vasto il prossimo 7 novembre 2026. Un’occasione per avvicinarsi a un approccio che va ben oltre le tecniche del linguaggio e della comunicazione, proponendo un modo diverso di stare nelle relazioni, di affrontare i conflitti e di entrare in contatto con le proprie emozioni e quelle degli altri.
A condurre l’incontro sarà Maria Paola Sabatino, Trainer Certificata CNVC – The Center for Nonviolent Communication, organismo internazionale che certifica i percorsi formativi secondo il modello originale elaborato dallo psicologo statunitense Marshall Rosenberg.
Da anni impegnata nella diffusione della Comunicazione Nonviolenta nelle scuole, tra insegnanti e famiglie, Sabatino ha fatto dell’ascolto e della costruzione di relazioni uno degli elementi centrali del proprio percorso professionale e umano.
Il cuore del metodo è rappresentato dal riconoscimento dei bisogni. Non soltanto quelli degli altri, ma anche i nostri, spesso nascosti dietro un giudizio, una convinzione, un momento di rabbia o un silenzio che fatichiamo a spiegare.
Come ricorda la stessa Maria Paola Sabatino, per Marshall Rosenberg il bisogno costituisce una delle fondamenta della Comunicazione Nonviolenta. Da qui nasce una domanda apparentemente elementare, ma che troppo spesso, crescendo, smettiamo di rivolgerci: come mi sento? Di cosa ho bisogno?
Una domanda che i bambini, con la spontaneità delle loro emozioni, sembrano conoscere meglio degli adulti. Piangono, ridono, manifestano la propria rabbia senza avere ancora imparato a nascondere ciò che provano. Recuperare quella capacità di riconoscere e dare un nome alle emozioni significa, dunque, ritrovare un contatto più autentico con se stessi.
«La fragilità non è una debolezza da nascondere, ma un luogo di incontro. Quando riconosciamo di essere frangibili, smettiamo di giudicarci e iniziamo a prenderci cura l’uno dell’altro», sottolinea Sabatino.
Parole che spiegano il significato più profondo dell’appuntamento vastese. La Comunicazione Nonviolenta, infatti, invita a trasformare il giudizio in ascolto, la contrapposizione in comprensione e il conflitto in un’opportunità per conoscere meglio se stessi e chi ci sta accanto.
Uno degli strumenti fondamentali è l’Ascolto Empatico: la capacità di accogliere ciò che l’altro comunica senza giudicarlo, interpretarlo o affrettarsi a offrire soluzioni. Significa concedere uno spazio autentico alla persona che abbiamo di fronte, cercando di comprendere i sentimenti e i bisogni che si nascondono dietro le sue parole.
Sabatino riconosce nella Comunicazione Nonviolenta anche una dimensione spirituale, legata alla responsabilità individuale e al contributo che ciascuno può offrire alla comunità.
«Mi chiedo sempre: che tipo di contributo voglio portare al mondo? A volte sento l’urgenza di essere d’aiuto all’umanità, di essere il più possibile utile in questo particolare momento storico».
Da questa tensione nasce anche un progetto che guarda al futuro del territorio: «Il mio sogno? Un desiderio che mi sta a cuore: che da Vasto, e quindi dall’Abruzzo, possa nascere un punto di riferimento stabile per la Comunicazione Nonviolenta. Un luogo non solo fisico. Un luogo umano, aperto a famiglie, scuole, operatrici e operatori, associazioni, a chi educa, a chi cura, a chi attraversa l’adolescenza. Un luogo dove la Comunicazione Nonviolenta si pratica, si allena e si condivide con continuità e senza essere giudicati».
Una prospettiva che attribuisce all’iniziativa un valore ulteriore, trasformando un singolo appuntamento nella possibile occasione per avviare un’esperienza duratura di crescita e condivisione sul territorio.
Non è casuale neppure la scelta della sede: l’incontro si svolgerà presso Il Sorriso dei Nonni, comunità alloggio per anziani, un luogo nel quale la fragilità non è un concetto astratto, ma una condizione che si incontra quotidianamente e che trova nella relazione, nella cura e nella presenza umana risposte concrete.
L’evento è aperto al pubblico con offerta libera. Il ricavato sarà devoluto a sostegno delle attività dell’Associazione Elisir ODV, da anni impegnata in iniziative di volontariato e progetti dedicati alla prevenzione, all’inclusione, alla musicoterapia e al sostegno della persona e della comunità
L’incontro del 7 novembre rappresenterà anche il primo passo verso un’esperienza formativa più strutturata. Da venerdì 13 novembre 2026 prenderà infatti il via un corso di Comunicazione Nonviolenta condotto dalla stessa Maria Paola Sabatino, con attestazione delle ore di partecipazione nell’ambito della formazione CNVC, grazie alla sua qualifica di Trainer certificata.
Il percorso è rivolto a un pubblico ampio: genitori, insegnanti, educatori, operatori sociali, volontari, professionisti che lavorano in gruppo, coppie e adolescenti. Ma anche a chiunque desideri migliorare la qualità delle proprie relazioni, imparare ad affrontare i contrasti senza ferire e trovare modalità più consapevoli per comunicare.
Sarà un’esperienza prevalentemente pratica, durante la quale i partecipanti potranno sperimentare come trasformare un giudizio in un bisogno da riconoscere, la rabbia in una richiesta comprensibile, il silenzio in un’occasione di connessione e l’ascolto in una forma concreta di presenza.
C’è, infine, un’altra riflessione che Sabatino affida a chi sceglierà di intraprendere questo percorso: «Il bisogno di libertà e di scelta è alla base del nostro benessere: quando passiamo dal “devo” al “scelgo di”, ci riconnettiamo con la nostra energia vitale e torniamo a respirare».
Un messaggio che invita a ripensare non soltanto il modo in cui parliamo, ma anche quello in cui viviamo le nostre relazioni. Perché riconoscere la fragilità, propria e altrui, non significa arrendersi alle difficoltà: significa trovare un linguaggio comune per attraversarle insieme.














