Il Matese rappresenta un hotspot di biodiversità tra i più importanti d’Italia e questo nonostante risulti ancora sotto vari aspetti poco indagato.
Quando, ormai più di quindici anni fa, cominciai ad interessarmi allo studio della flora e della fauna di queste montagne, vivevo la scoperta di specie mai segnalate in precedenza per il Matese come un evento eccezionale.

Negli anni ho dovuto ridimensionare l’entusiasmo iniziale perché mi capitava continuamente di incontrare specie nuove per il Matese.
Ad oggi sono circa 400 le specie vegetali che ho censito per la prima volta sul massiccio montuoso, a queste vanno aggiunte circa 30 specie di lepidotteri, 22 specie di odonati e tanto altro. Nonostante questo però mai avrei immaginato di imbattermi in una specie nuova, sconosciuta alla scienza, per di più grazie ad una serie di circostanze del tutto casuali.
Tutto è cominciato il 14 giugno del 2025 quando, esaminando il bottino di una delle mie escursioni dedicate alla “caccia” fotografica, in una foto che ritraeva un altro insetto vidi un piccolo coleottero che neanche avevo notato al momento dello scatto.
Decisi di approfondire e dopo qualche ricerca non fu difficile arrivare al genere Anthrenus (fam. Dermestidae). Tuttavia passando in rassegna le varie specie del genere presenti in Italia, non ne trovai nessuna che combaciasse perfettamente con l’esemplare che avevo fotografato.
Decisi quindi di pubblicare la foto in rete su uno dei più importanti siti di citizen science, nella speranza che qualche esperto potesse far luce sul mistero. La risposta non si fece attendere, il giorno stesso mi contattò l’entomologo Andrew Rosenthal il quale mi disse che molto probabilmente quella che avevamo davanti era una specie nuova.
Mi consigliò di scattare altre foto e se possibile raccogliere qualche campione da esaminare. Sfortunatamente riuscii a tornare sul posto del ritrovamento solo qualche settimana dopo e non trovai traccia degli Anthrenus.
Probabilmente lo stadio di imago, di insetto adulto, era ormai giunto al termine. Mi ripromisi di cercarli nuovamente l’anno dopo. Così il 26 maggio del 2026 feci un tentativo e questa volta ebbi successo: raccolsi due campioni e ricontattai Andrew Rosenthal il quale mi disse che non era nelle condizioni di ricevere i campioni (si trovava in Kirghizistan), tuttavia mi mise in contatto con Graham Holloway dell’università di Reading nel Regno Unito, uno dei massimi esperti europei di Dermestidae, il quale fu subito entusiasta all’idea di esaminare i miei campioni.
L’analisi dei campioni matesini, oggi conservati presso il Natural History Museum di Londra, ha rivelato numerose e sostanziali differenze con la specie di Anthrenus conosciuta più prossima, Anthrenus corona (Holloway, 2021), rinvenuta in Spagna, Turchia, Armenia e Grecia, differenze che hanno portato alla descrizione di una nuova specie che gli autori Holloway e Rosenthal, in mio onore, hanno denominato Anthrenus buonpanei.
Ritrovamenti di questo tipo dimostrano ancora una volta il valore del nostro territorio sul piano della biodiversità. Il Matese custodisce un gran numero di specie ormai rare e, come in questo caso uniche, è un ecosistema ricco di forme di vita che richiede urgentemente una ricerca e uno studio costante perché senza conoscenza non vi può essere né tutela né conservazione.
E’ soprattutto nostro il dovere di studiarlo con rispetto e proteggerlo con cura, di comprendere che si tratta di un bene prezioso per l’intera collettività.
Non possiamo più permetterci lungaggini burocratiche che impediscono al Parco Nazionale del Matese di diventare pienamente operativo: con il disturbo antropico, gli incendi e la degradazione degli habitat in generale, rischiamo di perdere per sempre specie che attendono ancora di essere scoperte.
Di seguito il link della pubblicazione con la descrizione della nuova specie:
Pasquale Buonpane















