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Home Arte e Cultura Cultura

Eccidio di Limmari, una poesia per non dimenticare

L’ho scritta per rendere omaggio a 128 abitanti di Pietransieri uccisi dai soldati tedeschi nel novembre del 1943

Ugo Del Castello di Ugo Del Castello
9 Novembre 2023
in Cultura, Storia, Zoom
Reading Time: 3 mins read
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Eccidio di Limmari, una poesia per non dimenticare
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Il 21 novembre 1943, in località Limmari (Valle della Vita) nella frazione Pietransieri di Roccaraso, un plotone di Paracadutisti tedeschi, comandati dal capitano Georg Schulze, perpetrò sulla inerme popolazione – che lì si era rifugiata e costituita prevalentemente da donne, vecchi e bambini – uno dei più efferati eccidi avvenuti in Italia durante l’ultima Guerra Mondiale, atto di puro terrorismo.

Un eccidio ai più sconosciuto, forse perché non legato a rappresaglia a carico di partigiani. In quel periodo, all’inizio dell’occupazione tedesca, le formazioni partigiane incominciavano appena a costituirsi ed organizzarsi e comunque in questa zona, non ce n’era traccia.

È stata questa la ragione perché la Strage dei Limmari è stata poco propagandata? È probabile. Ma i morti non hanno bisogno di pubblicità politica. È stata più che sufficiente la concessione della Medaglia d’Oro al V.M..

Vale molto di più il ricordo delle genti locali, che ogni anno la sera precedente la ricorrenza, in una silenziosa processione illuminata dalle fiaccole, salgono dalla contrada Limmari, luogo dell’Eccidio, per raggiungere il Sacrario di Pietransieri dove riposano i caduti e dove vengono letti, casolare per casolare, teatro della carneficina, i nomi dei morti trucidati, mentre le luci del paese sono completamente spente. È un momento struggente in cui la commozione dei presenti emerge in un silenzio tombale e ognuno nel suo intimo prega il Signore di vegliare su quei morti. Il giorno successivo si svolge la cerimonia ufficiale.

La sera del 20 novembre 2007 sono stato presente alla fiaccolata e alla lettura dei 128 nomi. Tornato a casa commosso e turbato come tutti, di getto ho scritto i versi che seguono. Il filo conduttore degli avvenimenti di quei giorni si srotola lungo la strada del non ritorno, intriso di smarrimento, di ordini, di crudeltà, di tristezza, di ferocia e di dolore, ma anche di vita che fortunatamente resta, forse a indicare ai posteri che la vita di quelle sfortunate persone continua vicino al Signore.

Un carretto per il Paradiso

Perchè dobbiamo lasciare le nostre case, si chiesero.

Un “diavolo verde” (*) lo ha ordinato.

Ma chi è costui?

Rispose ancora gelida la bocca del mitra:

È la guerra! Andare via! È un ordine!

Scritto sui muri vetusti dal tempo, sugli alberi privi di foglie,

fuoriuscito dalla tromba del banditore,

urlato in una lingua incomprensibile: Raus! Raus! Raus!

Caricarono qualcosa sulle spalle flesse dalla pena e lasciarono il borgo natio.

Il sagrestano come mulo attaccato al carretto li guidava.

I bambini in fila come birilli, pronti per cadere;

le madri perse nell’oblio del tempo trascorso e grevi sul ventre i neonati;

i vecchi contorti sul bastone, le nonne nere ed austere.

Fremiti di paura ghiacciati sulla strada che non torna.

I padri smarriti nelle macchie, colpevoli di esistere.

La vecchia Barbara malata e bruciata.

Scesero nella Valle della Vita, ma la vita non era più lì.

Gli ultimi respiri, ansimanti dal dolore dentro le masserie umide e fredde.

Farina intrisa di lacrime, pane arso al fuoco crepitante nel fosco autunno.

La piena mormora idiomi sconosciuti raccolti sulle rive silenziose di odio.

Stivali conficcati nell’argilla; elmetti allacciati su teste impazzite;

cinturoni carichi di proiettili e allacciati nell’aquila di ferro;

ferri rombanti pronti a colpire.

Raus! Raus! Raus!

Incomprensibili parole; terrore nel cuore; attaccamento alla terra.

Via! Via! Via! No qui!

Crepitare di proiettili;

schegge stridenti, roventi, conficcate nelle carni e sbrandellate;

sangue scorrente gelato dagli urli.

Occhi stravolti e rivolti al Signore; mani legate nel vuoto;

anime innocenti salite verso il cielo cupo e nero di rabbia. Perchè?

Maledetto Schulze!

Il Signore pianse.

E le sue lacrime come per incanto, prima di toccare terra,

si trasformarono in tante stelle piccole e bianche.

Ancora la neve!

Una coltre pietosa stese il Signore.

Benedetto il Signore!

Ma c’è una bimba! È la vita.

Nella valle morta di vite è rimasta una vita.

Una giovane vita il Signore sottrasse alla morte: Virginia.

Oh! Vergine immacolata come quella neve,

veglia su di loro nella Valle della Vita, eterna.

(*) I diavoli verdi sono i paracadutisti tedeschi

Ugo Del Castello

Tags: 1943 Roccaraso kaputt!AbruzzoEccidio di limmariGeorg SchulzeMedaglia d'oro valor militareRoccarasoseconda guerra mondialeUgo Del Castello
Ugo Del Castello

Ugo Del Castello

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