Quella che doveva essere una semplice prova di monitoraggio del beccaccino con cani da ferma sulle rive del lago del Matese si è trasformata in un caso emblematico di scontro tra tutela ambientale e sopravvivenza economica del territorio. Ma, al di là del dibattito tecnico e scientifico, a pagare il prezzo più alto sono stati gli operatori locali, già messi a dura prova da una stagione turistica debole.
L’iniziativa, promossa dall’Associazione libera caccia insieme all’U.R.C.A., è stata bloccata prima ancora di svolgersi, in seguito alle preoccupazioni espresse da associazioni ambientaliste. Secondo queste ultime, l’attività avrebbe potuto disturbare l’avifauna in un periodo ritenuto delicato per alcune specie protette. Una posizione che ha trovato il sostegno del comitato di gestione del parco, fermo nel ribadire la necessità di rispettare le normative e salvaguardare gli habitat naturali.
Tuttavia, questa scelta ha avuto ricadute immediate e concrete su chi vive e lavora nell’area. In un momento dell’anno in cui il flusso turistico è praticamente assente, la presenza prevista di circa cinquanta partecipanti – molti dei quali accompagnati dalle famiglie – rappresentava una boccata d’ossigeno per ristoranti, bar e strutture ricettive.
«Non si trattava di una battuta di caccia, ma di una prova senza armi, con soli cani da ferma», sottolinea Vincenzo Del Giudice, ristoratore della zona. «Un evento del genere avrebbe generato un indotto stimato tra i 5 e i 6 mila euro. Per noi, in questo periodo, è una cifra fondamentale per andare avanti».
Il malcontento tra gli operatori economici nasce proprio da questo: la sensazione che decisioni calate dall’alto ignorino completamente le esigenze di chi vive quotidianamente il territorio. Del Giudice contesta anche le motivazioni ambientali alla base dello stop, mettendo in dubbio la tempistica della presunta nidificazione delle specie citate: «Qui certe dinamiche arrivano molto più tardi. Si parla di maggio, ma sul Matese non è così».
Il nodo centrale resta quindi l’assenza di un equilibrio tra tutela ambientale e sviluppo economico. Se da un lato è imprescindibile proteggere gli ecosistemi, dall’altro appare sempre più urgente individuare soluzioni che non penalizzino ulteriormente comunità già fragili.
«Il parco dovrebbe portare benefici, non bloccare ogni opportunità», aggiunge il ristoratore, lanciando un appello diretto alle istituzioni locali e regionali. «Serve assumersi la responsabilità delle decisioni e spiegare chiaramente il perché di certi divieti. Non si può continuare a lasciare tutto nel silenzio».
Il caso del lago del Matese evidenzia una frattura ancora aperta: quella tra chi difende l’ambiente e chi cerca di sopravvivere grazie a esso. Senza un dialogo concreto e soluzioni condivise, il rischio è che a perdere siano sempre gli stessi: i piccoli operatori economici di un territorio che fatica a trovare una strada sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che finanziario.
Le immagini del Setter in azione sono state gentilmente concesse dal Sig. Daniele Cinelli.













