Sono passati sette mesi da quella mattina del 5 febbraio, ma per la famiglia Carlucci il tempo non ha cancellato le domande. Anzi, le ha rese ancora più insistenti.
Alle 8:16, lungo la Statale 17, nel territorio di Castelpetroso, la vita di Silvia Carlucci, si è spezzata in un violentissimo incidente stradale.
Silvia era alla guida della sua Fiat Panda e stava raggiungendo Campobasso, dove frequentava il secondo anno di Economia aziendale all’Università del Molise. Lo scontro con un mezzo pesante che procedeva in senso opposto non le lasciò scampo.
Fu una tragedia consumata in pochi istanti, su un tratto di strada già teatro in passato di altri incidenti mortali. L’autista del mezzo pesante, rimasto illeso, tra i primi a dare l’allarme. La strada venne chiusa per consentire i soccorsi, i rilievi e la rimozione dei veicoli.
Ma già nelle ore successive emerse quanto fosse complesso ricostruire con precisione quei pochi secondi.
Le prime ipotesi investigative riferivano di una possibile perdita di controllo della Panda e dell’invasione della corsia opposta, ma la dinamica venne immediatamente sottoposta agli accertamenti della Polizia Stradale. Sul corpo della giovane la Procura dispose inoltre l’autopsia.
Fernando Carlucci, il padre di Silvia, non si è fermato al dolore. Nei mesi successivi ha iniziato a chiedere risposte e ha portato all’attenzione delle autorità anche il problema della sicurezza della viabilità nella zona.
Ad aprile ha presentato un esposto-denuncia nel quale ha sollevato, tra le altre questioni, il problema del transito dei mezzi pesanti e dei divieti presenti lungo la viabilità collegata alla Statale 17. In particolare, ha chiesto che venga verificato se e in quale modo la presenza del mezzo pesante coinvolto nell’incidente fosse compatibile con le limitazioni previste sulla rete stradale.
Per il papà però, la battaglia non riguarda soltanto ciò che è accaduto a sua figlia. Riguarda anche la sicurezza di chi percorre ogni giorno quelle strade.
Adesso la famiglia cerca testimoni Ed è proprio da qui che nasce il nuovo appello lanciato in queste ore.
La famiglia chiede a chiunque si trovasse a Castelpetroso il 5 febbraio 2026, intorno alle 8:16, di farsi avanti.
Non necessariamente qualcuno che abbia assistito all’intero incidente. Potrebbe essere importante anche chi stava semplicemente percorrendo quella strada in automobile, chi si trovava a piedi, chi ha visto i veicoli transitare pochi istanti prima dello schianto o chi può ricordare un particolare apparentemente marginale.
«Anche un particolare che può sembrare insignificante potrebbe essere fondamentale per ricostruire con precisione quanto accaduto», è il messaggio rivolto dalla famiglia.
Una richiesta semplice, ma dal peso enorme: chi c’era quella mattina, parli.
Perché dietro un’indagine ci sono rilievi, perizie e accertamenti. Ma a volte anche il ricordo di una persona che si trovava casualmente nel posto giusto può contribuire a chiarire un dettaglio, una sequenza, un elemento rimasto ancora da verificare.
E il padre Fernando oggi chiede proprio questo: non lasciare che il silenzio renda più difficile arrivare alla verità sulla morte di Silvia.

















