A Cusano Mutri si è tenuto l’incontro “Cinghiale in Italia: analisi dei risultati di 25 anni di contenimento – Regioni a confronto: proposte per il prossimo lustro”, organizzato dal professor Luigi Esposito dell’Università Federico II di Napoli. La finalità della serata era di tracciare una sintesi dopo 25 anni di tentativi sul campo, supportati da numerose indagini scientifiche, sul contenimento della specie in tutta Italia. Inoltre, era prevista una discussione sulle possibili soluzioni che già si stanno sperimentando e che dovrebbero caratterizzare gli anni a venire
Fitto di interventi, il programma dell’evento prevedeva una prima parte di saluti istituzionali ai quali hanno partecipato Pietro Crocco, Sindaco di Cusano Mutri; Vincenzo Maraio, Assessore al Turismo, Promozione del Territorio e Transizione digitale della Regione Campania; Giuseppe Pirraglia, sindaco di Gallo Matese e avente funzione di Presidente del Parco Regionale del Matese; Gennarino Masiello, Presidente provinciale Coldiretti Benevento; Carmine Fusco, Presidente ATC Benevento; e Vincenzo Stabile, Vice Presidente nazionale dei Gruppi Ricerca Ecologica e già Comandante del Corpo Forestale dello Stato in Campania.
Protagonisti della seconda sessione sono stati gli interventi tecnico-scientifici del Prof. Pasquale De Palo, dell’Università di Bari, Dipartimento di Medicina Veterinaria; Prof. Riccardo Primi, dell’Università della Tuscia, Viterbo, Dipartimento Scienze Agrarie e Forestali; Prof.ssa Nadia Piscopo, dall’UNINA, dal Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali e infine il Prof. Luigi Esposito, dall’UNINA, Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali.
Infine, un terzo momento di confronto con il pubblico che avrebbe dovuto trasformare il convegno in un dialogo tra le parti, dando spazio alle domande, alle preoccupazioni e alle sollecitazioni dei presenti. Nonostante i buoni propositi, quest’ultima fase ha trovato poco spazio rispetto ai contributi programmati.
Il dibattito si è acceso fin dalla prima parte, con diversi esponenti istituzionali che hanno tratteggiato le criticità principali legate al cinghiale su più livelli. I rappresentanti del mondo agricolo hanno sottolineato l’impatto devastante sulla produzione e la sostenibilità economica del comparto, nonché la difficoltà e l’inadeguatezza degli indennizzi per i danni subiti. Gli ATC, dal canto loro, hanno ribadito il ruolo fondamentale della caccia nel contenimento.
A questo, tuttavia, si sono aggiunte riflessioni più generali sulle numerose difficoltà relative alla pratica venatoria, legate anche alla mancanza di infrastrutture utili alla macellazione e commercializzazione della carne. In questo senso, i risultati della ricerca presentata da Prof. Riccardo Primi dimostrano che uno dei motivi per cui i cacciatori non abbattono un più alto numero di cinghiali è la difficoltà nel trovare punti facilmente raggiungibili dove pulire e stoccare le carni. La soluzione, prospettata dal progetto di ricerca, sarebbe l’adozione di modulo mobile per la macellazione e stoccaggio delle carni.
Dalla serata è emersa quindi un’immagine nitida dei molteplici livelli di crisi che si sviluppano attorno alla gestione dei cinghiali nel nostro Paese – la cui popolazione è stimata da IPSRA a circa 2,5 milioni. Una crisi agricola, ambientale, di sanità e sicurezza pubblica, si è ripetuto in più occasioni. Utile in questo senso anche l’intervento del Prof. Esposito il quale ha riflettuto su alcuni dati relativi al numero di cinghiali, di cacciatori e di abbattimenti e ha sottolineato l’importanza di finanziare azioni volte al conteggio effettivo della popolazione. Accanto a questo, l’intervento della Prof.ssa Piscopo ha illuminato il contesto internazionale ed europeo sulla conservazione della biodiversità entro il quale il contenimento del cinghiali si deve necessariamente muovere.
La docente ha rimarcato che il cinghiale causa sì danni e crisi ma, se la popolazione fosse tenuta in stato ottimale, la specie avrebbe un suo ruolo nel mantenimento dei nostri ecosistemi, erogando servizi ecosistemici di diverso tipo. A cosa corrisponda, quantitativamente e qualitativamente, uno stato ottimale ce lo si è chiesto in diverse occasioni durante la serata, senza però che sia emersa una risposta concreta.
Il tema delle aree protette, come prevedibile, è stato oggetto di discussione, considerando che Cusano Mutri è tra i comuni che sono entrati a far parte del costituendo Parco Nazionale del Matese. Su questo, si sono espresse preoccupazioni e insoddisfazioni circa l’attuale divieto di caccia previsto dalle misure di salvaguardia vigenti. Da più parti si sono tuttavia evidenziate le possibilità di controllo e selezione della fauna che possono avvenire anche entro i confini dei parchi.
Sull’efficacia di tali interventi, tuttavia, si sono sollevati alcuni dubbi, senza che il dibattitto riuscisse a fornire una risposta concreta. Interessanti sono stati gli spunti del Prof. De Palo il quale con un caso studio nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia ha dimostrato le possibilità di attivare una filiera corta dell’ongulato e attenta agli eventuali rischi epidemiologici associati alla lavorazione e alla commercializzazione delle carni.
È proprio questa la principale soluzione e strategia discussa al convegno: la creazione di una filiera che possa sfruttare i cinghiali come risorsa economica – utile, si dice, anche al rilancio delle aree interne. A questo proposito, un intervento dal pubblico si è interrogato se la creazione di una filiera sia una risposta effettiva, considerando che, per esistere, avrà sempre bisogno che i cinghiali continuino ad esistere e siano sempre in eccesso.
Data la complessità del tema affrontato, è emerso però il bisogno di una riflessione di più ampia portata sui modelli adottati finora. Infatti, è rimasto in parte in secondo piano un bilancio su quelli che sono stati i fallimenti ed i successi del contenimento del cinghiale degli ultimi 25 anni a livello nazionale.
Né si ha avuto modo di discutere nei dettagli strategie che vadano al di là di soluzioni di mercato quali le filiere e che abbiano a che fare con questioni più ampie di governance: che ruolo potrà avere il legislatore, nazionale e regionale, nella gestione della crisi? Come calibrare il ruolo delle università, gli ATC, i cacciatori, gli ambientalisti, gli agricoltori?
Senza dubbio, il convegno ha offerto spunti di grande interesse per impostare queste domande, lasciando aperto quindi un fecondo terreno di confronto per tratteggiare risposte sempre più di sistema.
Marco Immovilli

















