Il Molise continua a fare i conti con l’emergenza legata al proliferare incontrollato degli animali selvatici, in particolare dei cinghiali, la cui presenza crescente sta generando pesanti ripercussioni su agricoltura, sicurezza e salute pubblica. Nel 2024 i danni alle colture causati dagli ungulati sono ammontati a circa 850mila euro, cifra destinata ad aumentare nel 2025 se non verranno adottate misure efficaci di contenimento.

Oltre ai danni economici, cresce anche il numero di incidenti stradali provocati dalle collisioni con gli animali selvatici, con conseguenze gravi per automobilisti e motociclisti. Le aree rurali e collinari risultano ormai invase da branchi che, oltre a compromettere la produzione agricola, mettono a rischio l’equilibrio dell’ecosistema e la sicurezza dei cittadini.
L’allarme lo lancia l’Associazione “Comitato Allevatori e Agricoltori del Territorio”, presidente Guglielmo Lauro, che attraverso una diffida formale a firma dell’avvocato Silvano Coromano ha sollecitato la Regione Molise ad adottare con urgenza tutte le misure previste per il controllo della popolazione di cinghiali e per la tutela degli allevatori.
Nonostante la Delibera di Giunta Regionale n. 147 del 18 marzo 2024, che prorogava fino al 31 dicembre 2024 il prelievo in selezione dei cinghiali, l’attività di caccia selettiva risulta sospesa dal 30 settembre scorso, come stabilito dalla DGR n. 402 dell’8 agosto 2024. Nessun atto, inoltre, è stato ancora emanato per il 2025, lasciando di fatto senza strumenti un piano già considerato inadeguato dal mondo agricolo.
Il quadro si aggrava se si considera anche la mancata attuazione del Piano regionale 2022–2027 per la gestione e l’eradicazione della peste suina africana, approvato nel 2022 e aggiornato nel 2024, che prevedeva un abbattimento dell’80% dei capi nell’arco di cinque anni. Il programma, che avrebbe dovuto includere interventi mirati nelle aree più a rischio – dai distretti suinicoli ai centri urbani – non è mai stato pienamente attivato.
A ciò si aggiunge la questione sanitaria legata alla brucellosi: nonostante da oltre tre anni nella provincia di Isernia non si registrino nuovi casi, la zona non è stata ancora dichiarata “ufficialmente indenne”, con conseguenti danni economici importanti per gli allevatori.
«La Regione deve intervenire con urgenza – si legge nella diffida – per ristabilire un equilibrio ambientale, tutelare le aziende agricole e garantire la sicurezza dei cittadini». Un appello che riflette il crescente malcontento del comparto da tempo in attesa di risposte concrete.
















