
(arrivo a Sassari)
Mai più reale e attuale risulta, oggi, la celebre e ironica citazione del compianto, simpatico allenatore Vujadin Boškov, coniata dal tecnico serbo per rimarcare che un risultato diventa definitivo solo al termine della gara; se poi, a questa semplice e diretta frase, aggiungiamo la concessione di un calcio di rigore un minuto e 15 secondi oltre i già 5 minuti di recupero assegnati, si comprende che la partita non sarebbe mai finita se non dopo il raggiungimento del pareggio sassarese.
Adesso, a parte ogni forma di sarcasmo o sfogo, sottolineando che la partita non è stata tra le più belle e che il risultato di parità è stato sicuramente la conclusione più giusta, così come non possiamo non stigmatizzare la cattiva gestione del pallone negli ultimi respiri della gara da parte dei nostri, producendo addirittura un fallo da rigore tanto netto, quanto stupido, consentiteci di scrivere che l’ulteriore prolungamento dell’extra time concesso dall’arbitro Caruso di Viterbo non trova alcuna plausibile giustificazione; cognome questo, foriero di vecchie e tragiche memorie per la terra di Molise post-unitaria, saccheggiata e violentata dall’omonimo criminale, brigante Caruso…
Scemata la rabbia e vedendo sempre il bicchiere mezzo pieno, dobbiamo dire che un pareggio esterno, perlopiù guadagnato in un terreno ostico come quello del “Vanni Sanna” di Sassari, è sempre un ottimo risultato, che serve ad allungare la striscia positiva del Lupo a ben quattro risultati utili consecutivi, i quali proiettano la formazione molisana in piena zona playoff.
Una squadra che, da quando ha rinunciato a un fin troppo spregiudicato modulo a tre punte, ha trovato le sue giuste geometrie, i suoi giusti equilibri, le sue giuste gerarchie.
Una squadra che oramai affronta ogni partita, senza tener conto del nome dell’avversario, con il piglio giusto, con la concentrazione giusta, con l’ardore giusto. Soprattutto una squadra che non si demoralizza più dopo una rete subita, ma che alla stessa risponde gonfiando il petto e mostrando i muscoli.
Segno che i nostri ragazzi sono finalmente consapevoli della compattezza e del valore tecnico del gruppo. Bravo mister Zauri (voto 7).
Anche a Sassari infatti, sotto lo sferzante e gelido Maestrale, il Campobasso (voto 6,5) non si è scomposto dopo che l’esperto Mastinu (15′) ha portato in vantaggio i sardi con una bella conclusione scoccata dal cuore dell’area, ma ha continuato a giocare con ordine, sviluppando l’azione sfruttando spesso le due corsie esterne, l’arma in più di questo rinnovato Campobasso.
Dalla di destra è partito il cross che ha consentito al tramonto del tempo a Martina (44′) di battere di testa il pallone del pareggio, una dolce palombella che ha trovato il suo nido nell’angolo sinistro della porta avversaria.
Il secondo tempo, ancor più battuto dal vento, non ha offerto pregevoli giocate, anzi, è stato ritmato da un gioco piuttosto fisico sviluppato soprattutto nella zona centrale del campo, con rare conclusioni verso le due porte. Poi, quando tutto sembrava finito, con la tabella del quarto uomo che aveva indicato già i 5 minuti di recupero è iniziato un rovente e inaspettato tempo supplementare.
La prima fiammata è stata accesa dal nostro Celesia (92′), con uno straordinario esterno sinistro al volo, dove il pallone, come una pennellata di Caravaggio, colorava di luce l’incrocio dei pali della grigia porta avversaria.
La seconda fiammata, quando il fuoco già doveva essere spento, veniva prodotta dal rigore assegnato ai sardi dopo la revisione al FVS da parte del direttore di gara, a seguito dell’ingenuo fallo prodotto da Brunet, e realizzato da Daikite (101′).
A fine gara non possiamo non registrare, con una punta di sorpresa e di sdegno, la reazione dei tifosi della Torres, con frasi e gesti poco urbani all’indirizzo sia dei rappresentanti della Società molisana ospiti in tribuna sia dei tifosi arrivati da Campobasso e posizionati nella curva ospite. Un atteggiamento poco consono alla tradizionale ospitalità del popolo sardo, sempre gentile e spontanea. Al coro cantato più volte dai tifosi della Torres: “NOI NON SIAMO CAGLIARITANI”, ci permettiamo di rispondere che non serve cantarlo, si vede e si nota benissimo.
La nota che ci ha regalato più calore in un freddo e ventoso pomeriggio sassarese, sono i sessantatré tifosi rossoblù (voto 10) partiti da Campobasso.
Arrivati in Sardegna tra mille difficoltà di carattere logistico ed economico, problemi risolti con una dedizione, precisione e amore encomiabili. Così da non far mancare al Lupo, anche in terre lontane, la passione e il sostegno della gente di Campobasso, una presenza poetica: “e sotto il maestrale urla e rossoblueggia la Curva Nord”…
Nella mia città ideale vorrei loro come soli e unici abitanti, la migliore gente, gente di cui ci si può fidare.
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